Laboratorio “K”. I nostri vent’anni. Lettera aperta

Caro Massimo, caro Maestro, caro Amico, ti scrivo: riprendiamo con l’entusiasmo di sempre il nostro cammino iniziato vent’anni fa e che ci ha visti veri protagonisti culturali in mezzo ad una palude di mediocrità e disinteresse. Vent’anni sono tanti, siamo cambiati e se siamo diventati quello che oggi siamo lo dobbiamo a te e al tuo lungo e paziente lavoro di costruzione. Non si improvvisa nulla. Gli improvvisatori possono solo aggiungere altra mediocrità. Il nostro cammino è stato dentro l’insegnamento di San Paolo:”Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.” Quanto è difficile essere uomini, caro Massimo, ed ancora più difficile restare uomini di fronte a certe miserie umane, come ci hai insegnato. Ora siamo adulti e non siamo più quelli che eravamo. Vent’anni fa ci hai accolti, informi, appena appena abbozzati, piccoli mostriciattoli di paese e tu, giorno dopo giorno, ci hai cesellati, scarnificati, rivoltati come calzini, ricostruiti con la polvere e il sudore della scena, offerti al Teatro. Il Teatro, fra tutte le Arti il più complesso, completo, il più difficile perché racchiude in se tutte le altre Arti. Oggi siamo Attori della scena. Con questo spirito ci prepariamo a festeggiare i nostri vent’anni di Teatro, una tappa importante, una Istituzione. Lo facciamo con due lavori di pregio, nel solco culturale che ci ha contraddistinti in questi anni, nel solco che ha sempre privilegiato il pensiero, la riflessione, lo studio, l’approfondimento, gli accadimenti, la Storia: Primo Levi e Bertolt Brecht.

Il primo lavoro celebra il centenario della nascita di Primo Levi, Torinese di origini ebraiche, è stato partigiano e scrittore, noto in tutto il mondo per la sua opera – Se questo è un uomo – il racconto memorialistico dell’esperienza nel Lager Buna-Monowitz, uno dei campi “satellitti” di Auschwitz. Verrà presentato il 27 gennaio, con la partecipazione delle scuole. Il secondo lavoro “Vita di Galileo” di Brecht racconta l’eterno conflitto fra Fede e Scienza. Una pagina di Storia affascinante e meravigliosamente attuale.

Da terra ci giunge il saluto gradito di Rita Selvaggio, assessore alle attività Culturali e dell’Amministrazione comunale: ”All’inizio del nuovo anno di laboratorio Vi porgo le congratulazioni mie e dell’Amministrazione intera. Vent’anni di Teatro sono un grande traguardo di cui dovete essere orgogliosi. Padre Massimo, Voi tutti, il Vostro laboratorio teatrale, la qualità dei lavori, i Temi trattati, da Michelangelo Manicone a Oriana Fallaci, da Kolbe a Galileo a Levi, scrittori e poeti, rappresentano un vanto e una Istituzione per la nostra comunità. Auguri e buon lavoro.”

Dal cielo ci giunge il saluto di buon lavoro di Augusta, Claudia, Pinuccio.

Con affetto, il tuo allievo.

Michele Angelicchio

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