Vico, la politica dell’amore, l’amore della politica

Vico del Gargano è il paese dell’amore; così dicono. Un paese che sparge miele ai quattro angoli della terra dovrebbe ricevere il medesimo amore. Amore verso il decoro e la pulizia dei luoghi, amore verso il suo territorio e le sue bellezze, amore verso il centro storico, amore verso la sua storia, amore nel vivere da cittadini consapevoli. Ci avviamo, con amore, verso le prossime amministrative e, a complicare ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, il quadro dispersivo dei tanti aspiranti sindaci al comune di Vico del Gargano, ci si mettono in mezzo le elezioni generali di Camera e Senato per dar vita alla XVIII Legislatura. Coloro (o colui) che avrebbero dovuto “unire” hanno ricevuto la prima risposta nella minaccia delle 6 liste in difficile gestazione, con una potenziale settima lista tutta “in pectore”.

Ho già scritto sulla demenzialità di queste scelte. Quello che prevedo, ad un livello ancora più in basso, sarà lo scatenamento del voto tifoso fra i sostenitori a destra, al centro e alla sinistra, tifosi che, dopo il voto del 4 marzo si ritroveranno tutti insieme, appassionatamente, per il voto amministrativo di maggio. Sulla conceria e le divisioni delle elezioni generali si dovrà costruire l’ossatura di una nuova (?) amministrazione comunale. Come conciliare una rigorosa scelta di candidati per combattere la corruzione e le mance, per eliminare il blocco clientelare che incenerisce in mille rivoli le risorse della collettività vichese, costruire una visione strategica di medio e lungo respiro, chiudere tutte le mangiatoie, riportare il primato della politica sulla gestione personale e familiare, ancora nessuno lo dice.

Il voto delle tifoserie, la frantumazione delle liste, l’esperienza che abbiamo alle spalle della pentammucchiata, il silenzio doloso lungo sei anni, dimostra come sia caduto in basso il dibattito Politico sul paese e nel paese dell’amore; il passato non ha insegnato nulla, anzi. Per cinque anni abbiamo condiviso il giudizio sulla nefasta esperienza di Sementino e compagni, frutto della sciagurata competizione di cinque liste nel maggio 2013. Abbiamo dimenticato tutto. Quella che doveva essere la ricerca di una sintesi fra le migliori anime del paese, capace di una azione concreta ed autorevole, è stata sacrificata, ancora una volta, sull’altare delle fughe solitarie, dei rancori personali, dal riciclaggio di vecchie figure, dei vuoti e deleteri protagonismi di bandiera, la sostituzione di una ammucchiata con una nuova, forse. Così gli scenari che si presenteranno di fronte ai cittadini di Vico dopo il voto tifoso del 4 marzo, appariranno in tutta la loro incertezza, inconsistenza, oscurità, vaghezza, tali da spingere ancora di più lo scarso elettorato vichese nell’astensionismo. Manca purtroppo in questo panorama la volontà di sintesi, un atto d’amore verso il paese dell’amore. Un miracolo che nemmeno San Valentino è in grado di fare. Buona domenica.

Michele Angelicchio

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