Vico del Gargano verso le amministrative. Le metamorfosi. Kafka e i nostri

Che il dibattito sul lavoro sarebbe finito in caciara ed il tema del lavoro rimasto fuori dall’aula consiliare era scontato. Questo passa il convento. Passa anche un vecchio copione teatrale: “è cambiato; non si riconosce più; una mutazione miracolosa; da indisponente e nervoso che era, oggi è pronto persino a portarti il caffè a letto. Stringe la mano a tutti, ma proprio a tutti, amici, nemici, gente che per quarant’anni non l’ha mai visto, pacche sulle spalle e sorrisi a gogò. E quelli che gli stanno intorno? Silenzio, parla solo lui, dopo quarant’anni di silenzio. Ma di chi stiamo parlando? Ma come, non l’hai capito, stiamo parlando del candidato sindaco e di quelli che gli stanno intorno. La caccia al candidato “di peso” continua, incessante, spasmodica. Non si salva nessuno; ogni pertugio, vicolo, stradina, bar del paesello viene scandagliata soprattutto da due stacanovisti della ricerca, cani da tartufo: il segretario di un partito, già assessore, costui non parla, respira e il reduce del “grande centro”, già sfortunato presidente di consiglio comunale, costui parla tanto. Pronti a tutto, anche all’estremo sacrificio. Gli altri, quei pezzettoni della prima repubblica e della balena bianca, si muovono con più discrezione, meno sguaiati. Ma questa selezione avviene alla rovescia, tenuti lontani quelli con un pizzico di materia grigia e di libertà di pensiero, si raccoglie tutto.”

Abbiamo già scritto che si è rovesciata ogni filosofia del procedere. Vorremmo conoscere su quali basi programmatiche si regge questo agitarsi, oltre le feste, farina e frescacce. A chi affidiamo, per esempio, gli assessorati e su quali basi si è scelto il candidato sindaco sotto metamorfosi.

Poniamoci un po’ di domande: Questo paese ha un progetto; vuole avere un progetto; questa comunità, dalla memoria corta, distratta, priva di opinione, vuole essere “amministrata” oppure vuole essere “mantenuta”? Si metterà un freno al voto di scambio (lo chiamano voto di necessità). Ci sarà un po’ di pulizia e si taglieranno i cordoni ombelicali, con parenti, figli, cognati, amici e questuanti di ogni risma e tacca? Si chiuderanno le mangiatoie e le regalie? La campagna elettorale, che si prevede da libro cuore, o peggio, da rosario mariano nell’ora dei vespri: (“non bisogna offendere nessuno”), questo il mantra che circola fra gli addetti ai lavori. E la verità, il peso e la competenza dei candidati, il loro passato amministrativo, i risultati della loro presenza? Ricordare che per quarant’anni uno si è fatto solo i cazzi propri, senza mai muovere un dito per il paese è offesa? Ricordare che non l’abbiamo mai visto partecipare ad un dibattito, incontro, esprimere una opinione, una visione, anche strampalata, sul paesello è offesa? Ricordare i fasti e nefasti di qualche assessore passato è offesa? Oppure, ancora una volta la verità va taciuta, messa in disparte, non ricordata. E la captatio benevolentiae della clientela e nei luoghi di cura pubblici, che potrebbe falsare il risultato amministrativo, conta, non conta, ne vogliamo parlare? Tutto deve cambiare perché nulla cambi! Tutto questo si chiama RESTAURAZIONE. Ci auguriamo che durante la campagna elettorale qualcuno, oltre al libro cuore e il rosario mariano, racconti un pezzo di verità. Il rischio è di trovarci di fronte al noto personaggio di Kafka, quel Gregor Samsa che, messosi davanti allo specchio, si credeva uno scarafaggio. E così NON sia.

Michele Angelicchio

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