Il voto di scambio, la carità e le preghierine

“Signore, non farmi morire andreottiano”. Questa era la preghiera, tra il serio e il faceto che, dagli anni 70, insieme a tanti altri amici impegnati in politica, recitavamo fra una riunione di direttivo, assemblea e consiglio comunale. Famosa, negli archivi della storia, resta la telefonata di buon mattino intercorsa fra Andreotti e Franco Evangelisti: “…a Frà, che te serve?” Con il viaggio, eterno, del divo Giulio credevo di aver scansato il pericolo. Mi sbagliavo; evidentemente, Signore, un peccatore recidivo come me non merita tanta grazia. Oggi, torno a pregarti: “Signore, non farmi morire di carità pelosa. Non riesco a piegare la schiena, mi fa male e poi rischio il colpo della strega”.

Per un repubblicano il cruccio, il tormento è doppio, come spiegò, dall’alto del suo immenso e lungimirante pensiero, Ugo La Malfa ad una Oriana Fallaci che lo invitava a recitare una preghierina, ogni tanto: “Non posso, cara amica, non posso. Sono laico, io, assolutamente laico. Non ho mai avuto nessuna tentazione religiosa e le dirò: mia madre era religiosissima, così quand’ero bambino tentò di inculcarmi la sua fede. Ma capì che era inutile e vi rinunciò. Io, cara amica, il problema della preghierina non me lo sono mai posto. Nemmeno il problema di Dio. Sono laico al punto di credere che quando andremo via, andremo via come le piante e che sia bello così. Si va in terra, si concima altre piante, altra vita, si continua dunque a far parte di questa natura che muore e rivive e si trasforma, sempre pulita…”.

Vico del Gargano che, con le sue infinite e abbondanti processioni aspira al paradiso, si avvia verso le prossime amministrative con un trio di figli suoi. Per nascita, parentela, cultura, affinità, provenienza, pensiero, mi auguro che non aspirino alla carità pelosa, né all’accoglienza delle preghierine. Questo, Signore, non è per forza un peccato mortale, ma peccato sì. Certamente, quei due sant’uomini che siedono al tuo fianco, Michele Abbatantuono, alla tua destra, e Michele Del Conte, alla tua sinistra, saranno certamente incazzati nel vedere come siamo combinati noi vichesi. Perché, Signore, quelli seduti ai tuoi lati, sono due anime che hanno saputo interpretare fino in fondo il sacro insegnamento della “Politica come la più alta forma di Carità, non pelosa”. Il primo, somministrando siringhe a tutti, senza distinzione di sesso, censo, razza, colore o bandiera, chiunque ne avesse bisogno. Il secondo sempre al fianco dei bisognosi, lavoratrici e lavoratori, sempre a tendere la mano agli ultimi, alla povera gente. Questo ieri.

Oggi, Signore, avremmo tutti bisogno di “generare pensieri nuovi” in un paesello che, sostanzialmente, ha rinunciato da anni ad esercitare un ruolo, rappresentare dignitosamente una collettività, darsi un orizzonte che non sia soltanto “farsi i cazzi propri”.

“Signore, non farci morire di carità pelosa”.

Michele Angelicchio

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

error: Se ti interessa un contenuto contattaci su blog@rodigarganico.info!

Condividi il post con i tuoi amici