Vico del Gargano al voto. Le parole e i fatti

La campagna elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione comunale si è avviata dolcemente con la presentazione dei candidati aspiranti al tavolo del Consiglio comunale e qualche timido accenno al programma, sul quale si avvitano speranze e promesse. L’argomento, che evita di identificare le persone e l’abito che indossano, punta necessariamente a sorvolare sulle parole (non bisogna offendere nessuno, sic!) e occuparsi dei “fatti”. L’elenco delle incompiute e dei desideri infranti, traditi, naufragati è lungo e pesante, poco pensante, poiché intorno a questi argomenti c’è stato poco cuore e pratica, mentre si è abbondato con il ciacolare, il rinviare, così fan tutti.

L’appuntamento del 10 giugno potrebbe, se solo ci mettessimo un po’ di attenzione, diventare veramente un punto di svolta, l’approdo alla concretezza, ai “fatti”. Non l’elencazione noiosa dei misfatti. Di questi basta aprire le pagine de l’ATTACCO e le pagine dei siti web, trasformati sostanzialmente in almanacchi o prontuari sui mali di Vico del Gargano. Ma un impegno serio, concreto, chiaro, su poche cose che il paese aspetta da anni. Aver evitato la proliferazione di liste e listarelle è già un risultato buono. Si tratta ora di capire qual è la ricetta dei tre candidati sindaci, partendo da una visione del paesello che non sia un copia e incolla.

Uno degli argomenti tenuti da oltre trent’anni a bagnomaria è quello del patrimonio comunale nel suo complesso e la destinazione a fini di reddito e occupazione. Argomento arduo per buona parte degli aspiranti amministratori, consapevoli, spero, che il lavoro non si crea invocandolo solo in dibattiti e convegni, ma preparando il terreno e le condizioni del divenire. Il resto compete alla capacità dei privati, affiancati da buone e imparziali amministrazioni. Altro argomento, scottante, è la tutela e il buon uso del territorio, salvaguardandolo dai saccheggi della speculazione edilizia che ha trasformato il paesello in souk a basso costo e per buona parte inutilizzato, manomesso il centro storico con ritocchi e ritocchini, sfigurando il volto di uno dei borghi, aspirante, a divenire “più bello d’Italia”. Ahimè! Riportiamo ancora una volta la lezione che ci diede il prof. Stefano Zamagni, preside della facoltà di Economia dell’Università di Bologna: “Nessuna Economia si sviluppa solo con il mattone”. Ascoltato in tutto il mondo, ignorato nel paesello delle tre EFFE. Argomento di grande attualità, proprio nel momento in cui si approva un Piano Urbanistico Generale, esaltato, di effetto taumaturgico, dal Sindaco uscente e candidato, Michele Sementino, fortemente combattuto, ritenuto dannoso, dai candidati sindaci Michele Scaramuzzo e Daniele Cusmai. Un bel chiarimento, in questa placida campagna elettorale, metterebbe il cittadino nella condizione di esprimere il voto con meno patema d’animo e più sincere pacche sulle spalle, dimenticando per un momento l’arguta invocazione di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito detto Totò: “Vota Antonio, vota Antonio”.

Michele Angelicchio

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