Vico del Gargano, apre il Museo Civico Archeologico

Preceduto da una giornata di studio sull’area Archeologica di Monte Pucci, durante la quale sono stati presentati il libro “L’ecomuseo naturalistico – archeologico di Monte Pucci” di Nello Biscotti, Michele Giglio, Luigi La Rocca e la proiezione del docufilm del giornalista e regista Giorgio Salvatori “Il tesoro di Monte Pucci”, numerosi studiosi sono intervenuti sull’importanza e valorizzazione di uno dei più affascinanti attrattori culturali e turistici in territorio di Vico del Gargano: il sito archeologico di Monte Pucci.

Fino a cinque anni fa – è stato detto – Monte Pucci era ricoperto da intricata boscaglia mediterranea della costa settentrionale del Gargano, ricca di grotte che fino agli anni Sessanta furono stalle per capre, pecore, bovini. Nessuno immaginava che quelle grotte celavano una importante e preziosa area archeologica: 26 grotte disseminate su una superficie di circa 5 ettari, che conservavano oltre 900 loculi. Un grande “cimitero” di cui nei dintorni non v’è traccia di abitato. Questo il grande mistero della necropoli di Monte Pucci.

Ci sono volute due campagne di scavi, una nel 2011 e la seconda nel 2015 per riportare alla luce e alla fruibilità un grande Ecomuseo naturalistico – archeologico che “vuole celebrare la Natura e l’Uomo, nella sua dimensione di una verde rupe mediterranea elevata a montagna sepolcrale (Monte Porcio)”, hanno sottolineato Nello Biscotti, consulente scientifico, Michele Giglio architetto direttore dei lavori e Michele Sicolo, archeologo della campagna scavi 2016/ 2017. “Una città sotterranea dei morti che con monili, decori, lucerne e anfore può farci immaginare questa città che può dire molto sulla storia del Gargano, in un intervallo temporale sorprendentemente ampio (II- VI secolo dopo Cristo). Misterioso e sconvolgente il ritrovamento di un anello d’oro con castone in agata su cui è raffigurato Diomede con il Palladio rapito a Troia. “Un anello – hanno spiegato i tre studiosi – che può farci pensare ad un probabile riuso nella tarda antichità di una gemma degli inizi dell’età imperiale romana e comunque la prima attestazione iconografica in questa zona dell’eroe la cui figura mitica è notoriamente legata all’area garganica e a tutto il bacino dell’Adriatico”.

La seconda campagna di scavo, finanziata dalla Regione Puglia, ha portato alla luce oltre 90 tombe e interessanti rinvenimenti. Un grande ipogeo di circa 300 mc, di una altezza media di 1,6 metri. Le tombe, sulla base delle analisi al radiocarbonio delle ossa, testimoniano che la necropoli è stata utilizzata fino al VI secolo dopo Cristo. “Un ipogeo sorprendente anche per dimensione (circa 250 mq) e architettura interna, intagliata in due lunghe gallerie lungo le quali si dispongono numerose tombe a baldacchino e a fossa semplice, che ne documentano i successivi riusi”. L’area presenta testimonianze di civiltà contadina (“pagliari”, casette rurali), sfruttamento e cura di oliveto, bosco di Pino d’Aleppo, prateria e pascolo, tasselli oggi di un mosaico ambientale prezioso, riconosciuto dall’Istituzione di un Sito d’interesse Comunitario (SIC) del quale fa parte, appunto l’area della necropoli, facente parte della rete delle aree protette “Rete Natura 200” dell’Unione Europea.

Finalmente i reperti archeologici del nostro territorio trovano casa nel nuovo e accogliente Museo Civico Archeologico di Vico del Gargano, inaugurato oggi. Già sede di una antica fondazione benefica “Opera Pia Monaco”, successivamente sede della Biblioteca comunale, i lavori di adeguamento sono stati diretti dagli architetti Irene d’Avolio e Valentino D’Altilia, l’allestimento di Pino Compagni con fondi P.O. FESR Puglia 2007/2013. Sono presenti un servizio di accoglienza con pieghevoli descrittivi del museo, una reception, che potrà essere usata anche come biglietteria ed un piccolo guardaroba, nascosto nella nicchia. Le sale adibite al museo sono quattro, due al piano seminterrato e due al piano terra. Completi di pannelli in cui viene messa in evidenza la storia del nostro territorio. Museo e biblioteca diventano due organismi strettamente integrati, si può visitare il museo, fermarsi nelle sale audiovisive, usufruire dell’internet point, leggere un libro o una rivista.

La mattinata del Convegno si è conclusa con la proiezione del docufilm “I tesori di Monte Pucci” a firma del giornalista Rai Giorgio Salvatori. Con il linguaggio cinematografico ci guida nella città sotterranea di Monte Pucci, con un taglio anche mitologico quale la leggenda di Diomede, e vuole renderci consapevoli e responsabili di un patrimonio che coniuga insieme natura, storia, economia e turismo di qualità.

Michele Angelicchio

2 commenti

  1. Silvana Silva

    E a Rodi una bella pinacoteca dedicata a Mimì Sangillo…

  2. Maria Antonietta

    Mimì Sangillo questo e altro si merita!!! grazie grazie da Firenze Maria Antonietta Saccia

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

error: Se ti interessa un contenuto contattaci su blog@rodigarganico.info!

Condividi il post con i tuoi amici