Una storia che non finirà mai

Le poche parole che seguono sono un semplice invito a una cerimonia che si terrà a Vico del Gargano il 07 ottobre: sarà infatti restituita al culto e alla devozione del popolo vichese la sua Patrona, la Madonna del Rifugio, venerata presso la Chiesa Madre di Vico.

Ma vorrei provare ad andare poco oltre, raccontando così una piccola storia.

Una storia a cui sono particolarmente legato.

Sono stato da sempre attratto dallo sguardo di questa Madonna, che ti fissa dall’alto, immerso nella luce pallida della sua cappella.

Ogni volta che gli sono capitato di fronte sono rimasto silenzioso, mentre le sue mani mi invitavano ad andarle incontro; ho sempre cercato di cogliere i particolari della sua bellezza; tra me e me le ho sempre rivolto silenziosi pensieri.

Diversi anni fa, in un pomeriggio freddo, ho avuto il privilegio di poter assistere da lontano alla sua vestizione, con l’abito nuovo creato da Arduino: ricordo i movimenti leggeri, il centimetro intorno al collo, l’ago, l’odore fresco del tessuto.

Sulla strada che da piazza Castello sale verso la chiesa Madre, tempo fa ho incrociato la figura di Maria, che non si dava pace al fatto che era il Venerdì Santo, la Madonna doveva ‘uscire’, e non arrivava nessuno, e mancavano pure i portatori…

Poi un giorno ho incontrato Miuccia, con i suoi capelli bianchi e il suo sorriso antico, che ha cominciato a raccontarmi una storia lenta, di donne che al mattino presto si chiudevano alle spalle l’uscio di casa, per portarla in processione nel giorno in cui avrebbero ucciso suo Figlio; si raccomandava a me di “non dimenticare di questa Madonna” mentre mi teneva le mani.

Un pomeriggio, alle soglie di una vecchia primavera, ho incontrato Mattea, Carmela, Rita, Maria, che, come se ricamassero un merletto con l’uncinetto, mi raccontavano i dettagli dei loro ricordi legati a questo culto; poi Eleonora, Enza, Donatella, e altre donne ancora, legate anche loro a questa storia da un filo di fede, amore, tradizione.

Poi, grazie al permesso di don Gabriele, un mattino di un Sabato santo ho avuto ancora il privilegio di poter rivivere l’emozione della ‘svestizione’ dagli abiti del lutto dell’Addolorata; anche Pasquale mi accompagnava con la sua macchinetta fotografica.

Sono rimasto turbato da quello che il logorio del tempo era stato capace di farle: dallo stato di precarietà del suo busto, delle sue braccia tarlate, del suo corpetto consunto, dal piede rotto del Bambino che aveva in braccio.

Maria con un filo di voce mi ripeteva come una preghiera “dobbiamo fare qualcosa!”, mentre insieme ad altre donne dava vita a questo rito che si svolgeva come una danza: le mani creavano scenografie inedite mentre prendevano, avvolgevano, curavano le vesti.

Poi, con gli occhi pieni d’immagini, scendevamo dalla discesa che dalla Chiesa Madre porta a piazza Castello; quelle immagini non potevano lasciarci indifferenti.

L’indifferenza è la cosa peggiore, sempre.

Attraverso i canali misteriosi della vita, quello stesso giorno mi giungeva la telefonata di Matteo da Bologna, perché voleva realizzare qualcosa di utile per il paese a suggello del suo spettacolo.

Così una sera d’inverno don Gabriele ci aspettava in sagrestia: gli raccontammo la volontà di volerci adoperare per ripristinarne il decoro; anche lui era pronto a unirsi a noi e a sostenerci.

La sera del 19 agosto era una bella sera d’estate: lo spettacolo “Stasera parlo io” raccoglieva applausi su applausi sotto il grande leccio, ridevamo tutti.
Matteo è stato davvero unico, un artista completo, un grande cuore.

Sono tanti ad avvicinarsi alla cassetta delle offerte: vorrei elencare tutti questi nomi, i loro pensieri.

Una storia è un destino carico di nomi.

La Madonna del Rifugio così è giunta nel laboratorio di Maria Elena, la restauratrice che con le sue mani e la sua arte, le ha ridonato la sua bellezza antica.
Il pomeriggio di domenica 7 ottobre l’accoglieremo in piazza san Domenico, l’accompagneremo nella sua Chiesa, ci raccoglieremo in preghiera, e continueremo a scrivere questa storia, ognuno a modo suo, ognuno come meglio crede.

Penso che una storia per essere bella e per diventare poesia abbia bisogno di ciascuno di noi.

Ognuno è indispensabile, ognuno ricopre un posto, ognuno coltiva un pezzo.

Solo così una storia non finirà mai.

Ecco, credo che questa piccola storia, sia l’insieme di tante altre piccole storie di volontà e di partecipazione, e che queste concorrano a sconfiggere l’indifferenza, il vero nemico del genere umano.

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