Sementino, uno e due. «Non me somiglia pe’ niente»

Siamo vicini alla soglia dei primi cento giorni. Al cambio, o al rinnovo, di ogni amministrazione si spera e si aspetta un cambio di passo. Si rinnovano attese, si presentano nuove priorità, s’invocano nuove vie, si fa tesoro degli errori passati, si colmano i vuoti con nuovo entusiasmo. La riconferma di Sementino, e il nuovo consenso alla nuova coalizione, porta necessariamente a stabilire termini di paragone fra il primo e il secondo, fra la passata e la nuova amministrazione: quanto di vecchio c’è nella nuova compagine e quanto di nuovo si è affermato nella compagnia riconfermata.

Dal bel film di Roberto Benigni, Jonny Stecchino, apprendiamo la frase che ha caratterizzato tutta la trama: “…non me somiglia pe’ niente…”. Questa considerazione potremmo applicarla all’amministrazione uscente ed entrante, oppure, direttamente al Sementino uno e Sementino due. La prima l’abbiamo conosciuta, seguita, descritta in ogni suo passaggio. Vi è una intera raccolta, centinaia di articoli sul quotidiano l’ATTACCO, articoli che per anni sono stati l’unica fonte di sostanziale “opposizione” alla pentammucchiata. La seconda, quella rinnovata dal voto e nelle facce, nasce sotto altra stella dalla quale i cittadini, tutti i cittadini, si aspettano un tasso di chiarezza, puntualità e governabilità sostanziale. Elementi per garantire una buona e concreta navigazione.

La coalizione di centro-destra, uscita vincente dalle elezioni del 10 giugno, contiene (lo ripetiamo) nuovi elementi, nuovi entusiasmi, nuovi orizzonti che dovrebbero portare frutti copiosi. L’elettorato ha premiato la coalizione fra centristi e forzisti, prima giudicando le alternative e poi accogliendo un messaggio che, sostanzialmente, diceva “ora siamo un’altra cosa, abbiamo dei limiti e commesso errori, ma ne faremo tesoro”. Il nuovo voto e i nuovi interessi che si sono aggregati intorno al “Sementino 2” richiedono che si volti pagina. Un conto è la continuità amministrativa, altra cosa sono le “amministrazioni nuove”, capaci, cioè, di scrivere e parlare con linguaggio nuovo, diverso. Portare, insomma, fatti e contenuti nuovi, trascurati, o peggio, mai affrontati e risolti, o tentati di risolverli. L’elenco resta invariato da anni a partire dalla questione più importante e funzionale che potrebbe imprimere una svolta, vera, alla vita del paese: il destino del patrimonio comunale. Ora che il Sementino 2 contiene quel rinnovato “fattore governo” tutti si aspettano maggiori risultati e diversa rapidità di scelte.

L’estate, con il carico dei soliti problemi, è passata, le vacanze pure, il rodaggio credo concluso. I nuovi hanno potuto toccare con mano qualche “vecchia” emergenza legata ad antichi problemi che restano problemi: la monnezza, la pulizia e l’igiene dei luoghi, il traffico, i parcheggi, le processioni. Un continuo barcamenare: da un lato la bella e qualificata iniziativa come il Premio Gargano di Giornalismo “Vincenzo Afferrante”, oppure, riempire piazzetta Castello con le note di Gerry Mulligan e Astor Piazzolla e dall’altro il sudiciume di vie e marciapiedi, colmi di monnezza e cani randagi. Ora ci si aspetta il resto: amministrare, con fatti e decisioni rapide la vita di questo paese per i prossimi 5 anni. Le stesse considerazioni, e le stesse aspettative, ricadono sul “nuovo” e sul ruolo del Consiglio comunale e di tutti i consiglieri. Ritorni ad essere il centro del dibattito e della rappresentanza degli interessi generali. Compito facilitato dal parziale rinnovamento delle facce di maggioranza e quelle all’opposizione. Da questa metamorfosi ci si aspetta un rilancio dell’assopito e marginale lavoro del parlamentino vichese, sperando che il preziosissimo compito di “controllo”, di “sollecitazione” e di “informazione” ritrovi nuovo slancio e vigore. Solo in questo modo potremo dire: “…non me somiglia pe’ niente…”.

Michele Angelicchio

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