«Voci per Vico»: Giuda, vi fu tradimento?

La seconda edizione de Voci per Vico, rassegna di Teatro, Musica, Danza, Burattini curata da Francesco Esposito, Direttore Artistico, dal 15 luglio al 4 agosto nel Centro storico di Vico del Gargano, presenta il 28 luglio e il 3 agosto l’intrigante e originale spettacolo “GIUDA”, dal romanzo di Lanza Del Vasto, rivisitato da Massimo Montagano, Andrea Vivarelli, Francesco Esposito, regia di Massimo Montagano.

L’opera teatrale vedrà impegnati trenta artisti, diviso in dieci episodi, dentro sette stanze allestite nel palazzo Della Bella. La piece racconta la vicenda storica ed umana del tradimento di Giuda e le sue conseguenze. Vi fu tradimento? Fu necessario tradire? Oppure Giuda è solo lo strumento per compiere e completare un disegno Superiore, Divino? E se fosse un’alterazione storica? Lo spettacolo presenta il Giuda personaggio, poco evangelico e gli spettatori si troveranno a recitare il ruolo di cooartisti percorrendo un itinerario scenico alla ricerca di risposte a questi interrogativi. Lo spettatore va in cerca della Storia e la trova nel corpo vivo del Teatro, nell’essenza del Teatro. Solo il Teatro è capace di scindere religiosità e personaggio. Diego Fabbri ha detto che si può nello stesso tempo credere e tradire, amare e rinnegare. E’ vero. Francis Scott Fitzgerald dice: “L’artista di Teatro è un uomo che ha due idee opposte in testa e riesce a credere a entrambe contemporaneamente”. Come spiegare, quindi, il passaggio dall’amicizia, forte, unica, al tradimento, e perché? “Non è senza ragione, scrive Gabriele Consiglio, noto amministratore pubblico, avvocato e scrittore foggiano, nel suo “Chi di noi? Arringa in difesa di Giuda”, che le storie di Gesù e di Giuda si intrecciano, si intersecano, a volte sembrano convergere verso lo stesso fine, quello voluto dalle Scritture”.

Allora perché il nome di Giuda, da duemila anni, è associato al tradimento? Colpa grave e senza perdono. Consiglio, avvocato della difesa, ribatte in questo modo: “Io ho sempre pensato, invece, che il tradimento è il più umano dei peccati dell’uomo, il più naturale, il più espressivo delle sue tendenze a delinquere, il più ricorrente, il più inflazionato dei peccati”. Perché, quindi, l’accanimento senza pensiero, senza il dubbio, intorno a Giuda traditore? La lettura dei Vangeli non aiuta la risposta. Le ragioni del tradimento le troviamo, forse, nell’opera di Del Vasto, quando mette sulla bocca di Giuda queste parole: “Ascoltavo e aspettavo. Gesù parlava con parabole ma io avevo bisogno di risposte di altro tipo”. Sono molte le domande che restano senza risposte intorno a questo personaggio chiave della vita e passione di Cristo. Ancora oggi ci interroghiamo sul gesto di Giuda e quale tempesta aveva nel cuore e nell’anima mentre consegnava Gesù ai sacerdoti fino alla scelta del suicidio come ultimo atto. La scena teatrale ci fa capire l’amore e la comprensione di Simone, mercante e padre di Giuda; la figura affascinante, appassionata e convinta della Maddalena, la maestosa personalità di Giovanni Battista; l’incredulità di Tommaso; il sacrificio di Gesù.

Ma l’interrogativo del tradimento di Giuda al suo Maestro e amico è un Mistero che non ha risposta. Proprio là, dove la parola dei Vangeli è nebbia, la fantasia e la libertà del Teatro, rispetto a quella dei teologi, apre a nuove riflessioni ed intuizioni che illuminano, in qual che modo, il caso Giuda. Nulla di straordinario, dunque, che l’immaginazione metta a rumore il silenzio dell’ufficialità religiosa, per porgere al pubblico del teatro un Giuda diverso, un eroe, un ribelle, un mito, addirittura un tradito, un peccatore, uno come noi, un nostro fratello, uno perdonato da Gesù stesso. Oggi vi è un nuovo interesse e un nuovo avvicinarsi a Giuda. Giovanni Papini così lo spiegava: “Questo interesse è comunque segno che la nostra cultura non può fare a meno di riferirsi a Colui che fu mercanteggiato per trenta denari: Cristo… è sempre vivo in noi. C’è ancora chi l’ama e chi l’odia. C’è una passione per la passione di Cristo e una per la sua distruzione. E l’accanirsi di tanti contro di lui dice che non è ancora morto. Gli stessi che si dannano per negare la sua dottrina e la sua esistenza passano la vita a rammentarne il suo nome”. E Gabriele Consiglio, nel concludere l’arringa in difesa di Giuda, si rivolge alla Corte con queste parole: “Dobbiamo dunque accostarci a Giuda con amore, con spirito di giustizia e di carità, non per ottenere franchigie, ma pagando il nostro dazio personale, con la speranza – ecco la speranza sofferta, operosa e tutta cristiana – di liberare lui da se stesso e noi stessi da lui e dal fascino del suo peccato”.

Michele Angelicchio

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