Appuntamenti liturgici dal 2 all’8 aprile 2018

I profeti chiamarono il Messia “principe della pace” (Is 9,5); affermarono che una pace senza fine avrebbe caratterizzato il suo regno (Is 9,6; 11,6). In occasione della nascita di Cristo, gli angeli del cielo proclamarono la pace sulla terra agli uomini di buona volontà (Lc 2,14). Gesù stesso dice: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo” (Gv 14,27).

Sul monte degli Ulivi, contemplando la maestà di Gerusalemme, Gesù, con le lacrime agli occhi e con il cuore gonfio, rimproverò il suo popolo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace!” (Lc 19,42). La pace è il dono apportato dal Redentore. Egli ci ha procurato questo dono per mezzo della sua sofferenza e del suo sacrificio, della sua morte e della sua risurrezione. San Paolo afferma: “Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani siete diventati vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef 2,13-14). Quando, risuscitato dai morti, si mostrò agli apostoli, Gesù offrì loro innanzi tutto la pace, prezioso dono del riscatto. Quando si mostrò a loro, disse ai suoi discepoli: “Pace a voi!”. Vedendoli spaventati e sperduti, li rassicurò dicendo loro che era proprio lui, risuscitato dai morti, e ripeté loro: “Pace a voi!”. Gesù ha voluto fare questo dono prezioso del riscatto – la pace – e l’ha fatto, non solo agli apostoli, ma anche a tutti quelli che credevano e avrebbero creduto in lui. È per questo che mandò gli apostoli a proclamare il Vangelo della redenzione in tutti i paesi del mondo, dando loro il potere di portare la pace dell’anima per mezzo dei sacramenti del battesimo e del pentimento, per mezzo dell’assoluzione dai peccati. Inoltre, in quell’occasione, Cristo soffiò sugli apostoli e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete, i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20,21-23).

Beati coloro che credono in Dio senza averlo mai visto con i loro occhi, percepito con i loro sensi, compreso completamente con la loro intelligenza. La fede è una grazia; essa supera la conoscenza. La fede è un abbandonarsi con fiducia, non è un dato scientificamente dimostrato. Noi crediamo perché Dio si è rivelato e questa rivelazione è confermata dalla testimonianza di coloro che poterono essere presenti per decisione di Cristo e per ispirazione dello Spirito Santo, e cioè gli scrittori sacri, autori dei libri ispirati, e la Chiesa, alla cui testa si trova, in maniera invisibile, il Redentore stesso. Da ciò possiamo capire che la fede è meritoria e dunque benedetta. Infatti, accettare un sapere scientifico certo non costituisce in nessun modo un merito, mentre credere in qualcosa che non possiamo capire rappresenta un sacrificio e, perciò, un merito.

La benedizione della fede consiste nel fatto che essa ci unisce a Dio, ci indica la vera via di salvezza e ci libera così dall’angoscia del dubbio. La fede rende salda la speranza e, grazie ad essa, ci preserva dalla sfiducia, dalla tristezza, dallo smarrimento. La fede ci avvicina al soprannaturale e ci assicura così l’aiuto divino nei momenti più difficili. La fede ci innalza dalla vita materiale all’esistenza spirituale e ci riempie così di una gioia celeste.

Sulla terra, l’uomo è angosciato dal dubbio, dall’incertezza, dalla disperazione. Ma la fede lo libera da tutto questo. La fede lo rende pacifico e felice. Che cosa dobbiamo temere se Dio è con noi? La fede ci unisce a Dio e stabilisce uno stretto legame con lui. L’armonia con Dio sbocca, a sua volta, in un accordo con il proprio io, accordo che assicura una vera e propria pace interiore. Per giungere ad essa abbiamo bisogno, oltre che della fede, del pentimento che ci libera dai peccati riscattandoci. Perché è la colpa, il senso di colpa che suscita in noi l’inquietudine, e provoca tormenti spirituali, e ci procura rimorsi: tutto ciò è dovuto ad una coscienza appesantita dai peccati. La colpa non ci lascia in pace. Dice bene il profeta: “Non c’è pace per i malvagi” (Is 48,22). Mentre il salmo ci rassicura: “Grande pace per chi ama la tua legge” (Sal 119,165).

CALENDARIO LITURGICO (Anno B) – rito romano
DOMENICA 1 APRILE (bianco)

+ PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE
Liturgia delle ore propria

At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4 opp. 1Cor 5,6-8;
Gv 20,1-9 (sera: Lc 24,13-35)
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo

Ore 08,30 Santa Messa Chiesa Santi Pietro e Paolo

Ore 10,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia Santuario Maria Santissima della Libera

LUNEDÌ 2 APRILE (bianco)

OTTAVA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 2,14.22-32; Sal 15; Mt 28,8-15
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira
MARTEDÌ 3 APRILE (bianco)

OTTAVA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 2,36-41; Sal 32; Gv 20,11-18
Dell’amore del Signore è piena la terra

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira
MERCOLEDÌ 4 APRILE (bianco)

OTTAVA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 3,1-10; Sal 104; Lc 24,13-35
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore

Ore 16,00 Incontri di catechismo classi prima e seconda elementare (dalle Suore)

Ore 17,30 Incontri di catechismo classi terza e quarta elementare (dalle Suore)

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira

Ore 19,15 Incontro di catechismo terza media “cresima” (dalle Suore)

GIOVEDÌ 5 APRILE (bianco)

OTTAVA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 3,11-26; Sal 8; Lc 24,35-48
O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira

Ore 19,00 Incontro con i genitori di Prima Comunione Parrocchia San Nicola di Mira

VENERDÌ 6 APRILE (bianco)

OTTAVA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 4,1-12; Sal 117; Gv 21,1-14
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo

1° Venerdì del mese

Ore 08,30 Santa Messa San Pietro

Ore 09,00 – 12,00 Esposizione del SS. Sacramento e Adorazione animata dall’Apostolato della Preghiera e dal Terz’Ordine Francescano Secolare

Ore 17,30 Santo Rosario Parrocchia San Nicola

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola

Ore 19,00 Adorazione con i cresimandi e i genitori Animata dalla Comunità Gesù Ama

Ore 20,00 Don Antonio incontra i giovani (San Nicola)

SABATO 7 APRILE (bianco)

OTTAVA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 4,13-21; Sal 117; Mc 16,9-15
Ti rendo grazie, Signore, perchè mi hai risposto

Ore 16,30 Incontro Ordine Francescano Secolare Parrocchia San Nicola di Mira

Ore 16,30 Incontri di catechismo classi quinta elementare e prima media (Suore)

Ore 17,30 Incontri di catechismo classe seconda media (dalle Suore)

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira. Segue preghiera con la Comunità Gesù Ama

DOMENICA 8 APRILE (bianco)

+ II DOMENICA DI PASQUA
Liturgia delle ore propria

At 4,32-35; Sal 117; 1Gv 5,1-6; Gv 20,19-31
Rendete grazie al Signore perchè è buono: il suo amore è per sempre

Ore 08,30 Santa Messa Chiesa Santi Pietro e Paolo

Ore 10,30 Santa Messa Parrocchia San Nicola di Mira

Ore 18,30 Santa Messa Parrocchia Santuario Maria Santissima della Libera

 

Vangelo (Gv 20,19-31: Otto giorni dopo venne Gesù)

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore

Parola del Signore.

PASQUA DEL SIGNORE 2018

Carissimi, in quaresima ci siamo lasciati attrarre dalla misericordia del Signore, Egli ci ha chiamato alla conversione, siamo cresciuti come popolo di Dio e come famiglia corpo del Signore, animato dal suo Spirito. Voglio rivolgere a tutti voi il mio affettuoso saluto e un forte invito a gioire del cammino fatto e a celebrare con purezza e sincerità la Pasqua del Signore. Cristo è stato immolato e noi siamo risorti con Lui.

Come parroco, gioisco per tutto ciò che il Signore ha compiuto nella nostra grande famiglia e nel cuore di ognuno di noi. Voglio esprimervi il desiderio di vedere sempre più l’intera comunità vivere come “un cuor solo e un’anima sola”, ricca e articolata nelle sue membra, viva e operosa, sempre saldamente concorde nell’unico proposito della fede e della speranza cristiana; sempre più attenta a crescere nell’accoglienza reciproca e in un amore più grande degli uni verso gli altri. Dal profondo del cuore voglio anche esprimere un sincero ringraziamento a tutti, per la collaborazione leale e generosa con cui avete accompagnato questi mesi iniziali del mio ministero di parroco. Sono veramente grato a tutti. Spero non manchi mai la vostra collaborazione e il vostro aiuto nelle cose che riguardano le nostra parrocchie; una comunità è, e deve essere, la casa di tutti, dove ognuno possa sentirsi accolto e amato.

Certamente non possiamo fermarci a quanto abbiamo già fatto. La Pasqua che celebriamo ci impegna ancor di più ad andare avanti. Ci sarà ancora bisogno di aiuto e di cooperazione per le tante esigenze che la parrocchia ha non solo nelle sue strutture materiali ma anche per i tanti bisogni formativi ed educativi soprattutto verso i nostri giovani. Per tali bisogni è certamente necessario che tutti sentiamo che la parrocchia non è un centro lontano di servizi occasionali, ma un luogo di fraternità, un luogo familiare in cui viviamo da “padroni di casa” piuttosto che come ospiti di passaggio. Nella parrocchia dobbiamo sentirci tutti figli dell’unico Padre che è nei cieli e, nello Spirito, tutti fratelli dell’unico Maestro e Signore Gesù. Nella gioia straripante della Pasqua vi chiedo di sentire questo legame forte, chiedo di sentirvi tutti vicini, coinvolti, responsabili e attivi. Prego tutti di lavorare per rendere sempre più belle, decorose, accoglienti, calde le parrocchie in tutte le loro strutture e in tutte le attività pastorali. Sono sicuro che capirete questo mio appello, perché solo una comunità in cui ognuno si sente responsabile in prima persona è degna di essere chiamata “parrocchia”. Dobbiamo tutti vincere la tentazione di sentirci disinteressati, indifferenti, distaccati.

La fraternità cristiana viene dalla stessa fede che professiamo, dal messaggio del Vangelo e dal battesimo che ci ha resi figli di Dio. Vivere sinceramente la fede significa abbandonare pregiudizi e diffidenza, superare le difficoltà che impediscono di incontrarsi, di dialogare, di lavorare insieme. Soprattutto bisogna uscire dalla solitudine e dall’individualismo, dall’idea di “bastare a noi stessi”. Se veramente crediamo nel Dio dell’Amore non possiamo in nessun modo vivere la nostra fede in forma individualistica o privatistica, o solo per tradizione e abitudine. La fede, quando è vissuta pienamente e con entusiasmo, unisce profondamente e gioiosamente coloro che credono, li rende una vera famiglia, li spinge a lavorare insieme, a pregare ad una sola voce, a celebrare uniti la salvezza del Signore, a vivere momenti forti di solidarietà, di amicizia e di fraternità. Credo, perciò, che anche per la nostra famiglia è venuto il momento di rimboccarsi tutti le maniche, la grazia che attingiamo dalla Pasqua del Signore sia motivo di tornare a sperare, di “non lasciarci rubare la speranza, come ci ha detto Papa Francesco. La comunità di Rodi torni a essere un luogo vivo di confronto, di dialogo, di sforzo comune, per guardare al futuro con più fiducia e con più impegno per il bene di tutti.

Buona Pasqua a tutti. Che ognuno di noi torni a far rifiorire nel suo cuore e nella propria vita la speranza e la gioia che sgorgano dalla risurrezione di Cristo.

don Antonio de Padova

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