Nuove luci su Rodi Garganico grazie all’indagine storica di Michele Ferri

Lo storico di Manfredonia Michele Ferri sta lavorando sodo. Spulciando attentamente negli archivi (quello comunale di Rodi Garganico e quello di Stato di Foggia) ha cominciato a ricostruire pezzi roventi del lungo cammino della capitale garganica degli agrumi attraverso gli accidentati decenni postunitari che corrono tra anni Ottanta dell’Ottocento e primo decennio del Novecento. Ferri è determinato a sondare centinaia di carte capaci di restituire il profilo di un paese che ha toccato, poco più di un secolo fa, alti e bassi della sua storia, passando da una florida economia alla disperazione di una crisi senza possibilità di uscita.

Sono tre gli studi prodotti finora da Ferri sul Comune garganico: Rodi Garganico tra ‘’Il Risveglio municipale’’ e ‘’Lo Sprone’’, pubblicato all’interno degli Atti del 35° Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria, Storia della Daunia (San Severo, 2014), Società operaie e movimento sindacale a Rodi Garganico negli ultimi decenni dell’Ottocento, ospitato nella prestigiosa rivista ‘’Archivio Storico Pugliese’’ (69, 2016) e Giovanni Maria Tomas e Lucio Costan e la fabbrica di rosoli in Rodi Garganico, in Atti del 37° Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria, Storia della Daunia (San Severo, 2017). Da essi emerge un profilo economico e sociale variegato e instabile, legato fortemente alle vicende riconducibili alla produzione vincente per queste contrade, ovvero a quella degli agrumi trasformati non solo metaforicamente in veri giardini di delizie e generosi nell’offrire manodopera abbondante per quasi tutto l’anno. Dai documenti a disposizione Ferri ricostruisce questa situazione più favorevole, presente almeno fino al 1892 e durata almeno una ventina d’anni, in cui fece la comparsa anche un teatro, inaugurato nel 1877, che negli anni trenta del ‘900 divenne la sede del Dopolavoro Comunale. A dominare la scena economica dell’allora ridente contrada fu, come s’è accennato, la produzione di arance e limoni (tra cui le rinomate ‘’bionde’’ e gli sfiziosi ‘’femminelli’’), divenuta l’industria trainante per via anche della sua intensa commercializzazione con alcuni importanti porti dell’Adriatico (da Ancona a Trieste e Venezia). In particolare, nel saggio più recente, Ferri racconta con l’usuale scrupolo storiografico la vicenda di Giovanni Maria Tomas e di Lucio Costan, che impiantarono nel 1832 una fabbrica di liquori (puntsch e soprattutto maraschino di Zara). Ventura volle che entrambi si accasassero con donne rodiane e, per la stima guadagnata in paese, svolgessero anche la funzione di amministratori comunali. La loro azienda durò oltre la morte prematura di Costan, per poi passare nelle mani del figlio di Tomas, Isidoro, nato nel 1840. Più volte questa mirabile industria venne premiata in varie esposizioni (Napoli, Firenze, Foggia) guadagnandosi ricchi finanziamenti pubblici per incentivare la sua produzione.

Questo felice periodo della storia rodiana si esaurì negli anni novanta dell’800, quando cominciarono a manifestarsi i primi riconoscibili sintomi di una crisi che poi sarebbe durata per parecchio tempo. Furono la concorrenza internazionale del comparto agrumario e molto probabilmente la crisi agricola più generale a intaccare il primato rodiano e a deciderne il destino anche amministrativo. Ferri ha potuto rintracciare nelle sue ricerche due giornali, ‘’Il Risveglio municipale’’ del 1879-1880 e ‘’Lo Sprone’’ del 1901-1902, che fotografano la situazione a distanza di un ventennio. Nelle pochissime pagine di questi fogli stampati nella locale tipografia si riversano gli umori di quel tempo lontano, caratterizzato da contrapposizioni politiche tra la parte progressista guidata da Grossi e quella conservatrice capeggiata da Sanzone, i cui programmi vengono al pettine in coincidenza con le tornate elettorali, quella delle provinciali nel 1879 e l’altra delle comunali nel 1880. I temi dibattuti sono relativi ad alcuni problemi che Rodi si trascina da tempo: il risanamento igienico-sanitario, l’esigenza di costruire nuove scuole e la viabilità interna ed esterna, la necessità di progettare un nuovo, efficiente porto.

Il fortunato paese degli agrumi che aveva superato in qualche modo anche l’assalto della grave epidemia di tifo verificatasi nel 1880, ricevette il colpo di grazia con la gelata del 7 marzo 1898, di cui Ferri esamina il testo della relazione stilata dalla Prefettura di Foggia. Si assiste così al collasso del Comune sotto i colpi ulteriori di questa sciagura che causa una grave disoccupazione su tutta la filiera agrumaria (la lavorazione impegnava, ad esempio, squadre di falegnami per la costruzione delle cassette) e la riduzione in miseria di larghe fasce della popolazione. È lo stesso scenario in cui si accampano più facilmente anche le rivendicazioni per il lavoro e per un salario più giusto, fatte proprie dalle prime organizzazioni operaie e bracciantili. Di queste ultime Ferri documenta a Rodi almeno tre: la Società Operaia di Mutuo Soccorso del 1877, la Società Operaia ‘’Figli del Lavoro’’ del 1884 e la Società Operaia, altrimenti nota come ‘’Fascio Operaio’’, del 1893, la quale organizzò uno dei primi scioperi in provincia di Foggia, iniziato il 5 marzo 1894. Il risultato fu l’aumento del salario a 2 lire, ma a costo di pesanti condanne inflitte ad alcuni operai denunciati dall’autorità di polizia.

Il secolo si chiuse male, ma ancor peggio si aprì il Novecento col fenomeno ormai crescente dell’emigrazione verso gli Stati Uniti e altri paesi stranieri. In America ritroveremo più tardi un attivista politico di notevole spessore originario di Rodi, Luigi Leonardo Ricucci, che fu in contatto con alcuni leader socialisti (tra cui Gaetano Salvemini e Leone Mucci) e in odore di anarchia. Le strade del paese si prolungheranno così in altri continenti, senza riuscire però a ritrovare facilmente il tempo più felice del suo passato odoroso di agrumi e di rosoli.

Sergio D’Amaro

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