Vico, verso le amministrative. Che non sia ripiego

È passata velocemente un’altra settimana verso le amministrative e: “S’ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo: d’ambo i lati calpesto rimbomba. Da cavalli e da fanti il terren. Quindi spunta per l’aria un vesillo; quindi un altro s’avanza spiegato: ecco appare un drappello schierato; ecco un altro che incontro gli vien.”

Lungi da noi l’idea di sfottere i prossimi, potenziali e probabili nove candidati sindaci della vicopoli e, soprattutto, di svelare segreti che tutti conoscono, dobbiamo, però, registrare la mancanza di un metodo normale e l’impennata di viavai che, soprattutto nel fine settimana, registra punte di vero intasamento di strette di mano, pacche sulle spalle e file chilometriche fra un notissimo bar e l’area antistante destinata a parcheggio, non solo di autovetture, ma di candidati, in particolare un candidato attorniato e sponsorizzato dalla vecchia e vecchissima nomenclatura democristiana. Questi è partito in modo spasmodico e sguaiato, stringendo mani, pacche sulle spalle, vittoria già in tasca; a suo dire, è ormai cosa fatta. Cosa resta per gli altri? Nulla, o quasi nulla; è meglio una buona ritirata; “con il mio voto e con i miei clienti vi travolgo tutti”. Ahinoi!

Che il paesello di Vico del Gargano sia malaticcio da diversi anni è cosa nota a tutti. Che cinque anni di cura Sementino e pentammucchiata hanno aggravato il male sociale, economico, di prospettiva, persino l’immagine e l’identità è stata cancellata, è cosa arcinota. Che “il candidato guaritore” abbia la giusta cura e medicina, ancora oggi, lo sanno in pochi. Quello che si sa, e che tutti sanno, è che non gode di molta dimestichezza verso le cose della pubblica amministrazione, scarsamente e tiepidamente sorretto, ad oggi, da un partitino dopo aver fatto il collettore di voti e il simpatizzante del partito di Burlesconi per diversi anni. Insomma, un vero ferrovecchio che rispolvera la politica degli anni cinquanta, il voto clientelare e quello di scambio che dalle nostre parti chiamano “voto di necessità”.

Il piglio, e gli argomenti, con i quali affronta amici e avversari è già da padrone del paese. Lo si vede fiondare da un gruppetto all’altro con passo deciso, quasi passo dell’oca. Per il momento si astiene dallo strombazzare “ufficialmente” la sua candidatura poiché consapevole del sottile confine che passa dalla tromba al trombato. Il ragionamento, ripetuto ossessivamente e quotidianamente, è il seguente: “… la politica e i partiti paesani hanno creato il deserto intorno, quindi sei come il guercio in mezzo ai ciechi. Questo è, finalmente, il tuo momento. Ora o mai più …” In tutto questo non c’è un’etica, non c’è una morale, è un ripiego, è l’esaltazione del “c’ho famiglia”, è il mercato del voto, il vecchio riciclato e riadattato al momento. In tutto questo manca la “ragione”. Cioè: una mezza paginetta di cose da fare, stabilire delle priorità, fissare degli obiettivi, monitorare costantemente il risultato e con CHI farlo.

Ad oggi, nessuna lingua si è sciolta sulle cose da fare, sulla squadra. Solo il numero delle processioni, e la fascia tricolore al seguito, restano sicure. Il paesello ha bisogno di una “amministrazione” che lo riporti a PAESE.

Gli altri otto candidati alla fascia per il momento, come il romanzo di Joseph Cronin, stanno a guardare le stelle a LED. In attesa di una illuminata sfoltitura, rivolgiamo una preghiera all’apostolo San Giuda Taddeo, avvocato delle cause impossibili. Buon fine settimana a tutti, ma proprio a tutti.

Michele Angelicchio

1 Commento

  1. Max Conte

    Ormai il canovaccio o copione che sia è sempre lo stesso. Una riproposizione in sedicesimo delle vicende nazionali e regionali. Ammucchiate o singoli esponenti del vecchio armamentario democristiano-socialista ed ex dressino che dir sei voglia è quanto di meglio si riesce ad offrire ad un elettorato stanco e disilluso ma non per questo sempre speranzoso e succube. Succube perché ancora si crede nell’Uomo capace di risolvere. Speranzoso che chi può o chi riuscirà vincitore nel triste agone elettorale si ricorderà di chi lo ha votato e lo ripagherà in quanto cliente. Ma la domanda che viene dall’elettorato è ben superiore alla reale offerta del Leviatano di turno. I mezzi economici ancora più scarsi. Le idee sono rimaste tali e cioè ancora da essere “ideate”. Dopo 40 anni di presa per il culo (scusate la crudezza) a Sinistra ed altri 20 di malaffare legalizzato, questo interregno di nullità neodemocristiane travestite da piddini sempre coadiuvati dal Bandito di turno si spera ancora in un lavacro di coscienze (ammesso che qualcuno ne abbia ancora una parvenza) e ad una sana riflessione su da farsi e non sul quanto arraffare dalla POLITICA. L’alternativa attuale è quella che non faranno mai vincere e molti non andranno neanche a votare. Mi scuso per l’intrusione.

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