Vico verso le amministrative. L’Avvento, che non sia ripiego

Sembra che il mese di dicembre sia destinato alla riflessione. Almeno così dicono i probabili candidati sindaci, consiglieri e tutto il contorno mobile e variopinto. Archiviati i cinque anni della pentammucchiata Sementino (…abbiamo scherzato…), sino ad oggi una sola volta ho sentito il balbettio di quale strada percorrere e cosa fare per un paese dove, da tanto tempo, è calata la notte della mediocrità e dell’immobilismo; la Pubblica Amministrazione trasformata in elemosina, i cittadini in questuanti. Non è una cosa seria. “Diciamo sempre le stesse cose, perché le cose sono sempre le stesse”. – Moliere –

La fotografia del paesello non smentisce la drammaticità di un territorio abbandonato, distrutto, manomesso, sporcato. Una Economia di emergenza e di sopravvivenza. Una popolazione sistematicamente in decrescita, fatta da tanti anziani e di pochi giovani in cerca di futuro. Una fotografia, conosciuta e ingrigita, da porre davanti agli occhi, e soprattutto al cervello, di chi si sta agitando e contorcendo per le prossime amministrative.

Il tema dell’assetto del territorio, moderno e dinamico, le sue potenzialità, tutte da inventare e mettere mano, le cause di tutti i tentativi falliti: San Menaio, Calenella, il Centro Storico sfregiato e senza vita, l’uso e la destinazione dei beni pubblici, sono inevitabili appuntamenti che non possono essere affrontati con la mentalità, capacità, competenza, onestà, di ieri e l’altro ieri.

Circolano, e sento, di liste e nomi da impazzimento collettivo, da rimbambimento senile precoce. Altro che guaritori, è follia, è lo specchio di un paese che si avvia al suicidio. Circolano, e sento, tanti, troppi “IO” e pochi, quasi nessuno “NOI”. Vedo, e prevedo, tante fasce tricolore dietro le infinite processioni e nessuna dietro i bisogni del paese. Non è una cosa seria, è drammatico.

Vico del Gargano deve liberarsi dal suo passato, dalla sua mediocrità, dalla rassegnazione. Deve essere pronta all’Avvento, capace di generare il nuovo, che non significa nuovo anagrafico, liberarsi dalla miopia e dalla “mupia”: prodotto genuino nostrano. I partiti, o quel poco che resta, devono aprire le porte e il pensiero. Discutere sul futuro del paese, non sul futuro del candidato. Il dibattito di queste ultime settimane è un insulto al ragionamento, costruito sul nulla e sul numero della clientela. Una dimostrazione muscolare da anni cinquanta, buona solo per chi non ha argomenti seri da produrre e proporre, da mediocri. Se veramente siamo nel periodo della riflessione, allora riflettiamo sul prezzo troppo grande pagato dai cittadini per assistere a questo spettacolo fatto di riti fuori tempo e fuori luogo. Riflettiamo sulle miserie di una conflittualità suicida che sta producendo una pletora di candidati senza storia e senza sostanza. Che sia, veramente, Avvento e non ripiego.

Michele Angelicchio

1 Commento

  1. Sante Paolino

    Michele Angelicchio , so che tu soffri: chi pensa e scrive , soffre per gli altri. Lo dicevano anche i nostri antenati : chi capisce soffre.

    Naturalmente lo stupido non lo capirà perché non pensa. Poi c’è l’opportunista che sa, ma fa finta di non capire, non parla perché aspetta l’occasione a lui favorevole ( la solita commedia all’italiana/ vichese). L’ipocrita invece ha diverse maschere ma privo di carattere.

    Ebbene. Intanto sarebbe opportuno che i candidati ( ci sono? ) cominciassero a rendere noto i loro programmi e intenzioni di voto anche, spero, per avere argomenti per una discussione. Sulla discussione comunque, avrei anche dubbi: se i cittadini-elettori non hanno il coraggio e la consapevolezza di discutere in pubblico figuriamoci tramite Facebook. Vedremo. Comunque, i proverbi, i modi di dire non hanno tempo: ogni popolo ha il governo ( amministrazione) che si merita.

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