Vico verso le amministrative. Aspettando il Natale

Non quello cattolico di duemila anni fa, ma quello amministrativo. Ognuno annuncia “Farò nuove tutte le cose”.

L’elenco è lungo e vecchio, almeno una trentina d’anni. Le cose da fare le troviamo scritte sulle vecchie pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, del Gargano Nuovo, del Fuoriporta, nelle rare pagine dell’Adriatico e, ultimamente da 6 anni circa, sulle puntuali pagine de l’Attacco. Appaiono, ripetutamente e puntualmente, sui programmi elettorali ad ogni tornata amministrativa, nei buoni propositi dei candidati e dimenticati, puntualmente, il giorno dopo. Su questi temi si sono stratificati polvere e ragnatele, le stesse che troviamo sui volti ammosciati della cosidetta “classe politica” vichese, la stessa, immutata, ferma, dagli anni settanta sino ad oggi.

Qualcosa è mutato, molti dicono in peggio. Per la scelta dei candidati si è scatenato una vera e propria caccia al nome della società cosiddetta civile, mentre il ruolo dei partiti si è ridotto a porgere, qua e là, “qualche nome che tira”. Un fai da te dilagato a macchia d’olio che sconfina nel non senso e che riduce il residuato personale politico a rango di camerieri volenterosi. Non più le storiche sigle dei partiti, i percorsi e i modelli amministrativi di destra, centro e sinistra, ma indistinti e raffazzonati raggruppamenti affamati che hanno sostituito la Politica con il partito del cemento armato, quello degli incarichi ed incarichetti, quello dei cognati, generi, fratelli, figli e nipoti. Il partito della gente perbene e quello della gente permale; distinzione che avviene per blasone, più o meno sporcato.

Le stesse facce, gli stessi attori, che negli ultimi anni hanno rifilato al paese prima la caduta dell’amministrazione Amicarelli, 2002/2003, poi la pentammucchiata e Michele Sementino. Le stesse facce che hanno rovesciato l’ordine del ragionamento politico: un programma chiaro e condivisibile, una squadra per mandarlo avanti, la persona più idonea a candidarsi a sindaco. Tutto rovesciato: prima viene il sindaco, tutto fascia e processioni; poi la squadra, “ci faremo aiutare, come hanno fatto gli altri”. Il programma è un libro dei sogni, sempre uguale al precedente!

Nel precedente articolo del 3 dicembre “l’Avvento” ho scritto, pacatamente come prevede il periodo natalizio, che tutto questo non è serio e che questa conflittualità suicida produce una pletora di liste e candidati senza storia. Invece, la storia delle elezioni amministrative sta a dimostrare come negli anni, si è passati da competitori diretti a caravanserraglio dispersivo e debole: il 12 giugno 1994 si votava per l’Europa e per le amministrative. Candidati sindaci erano Matteo Cannarozzi De Grazia e Michele Scaramuzzo, risultato: Cannarozzi, 2114 voti. Scaramuzzo, 1580. La coincidenza con le europee ci fece assistere ad un episodio fantozziano. Molti lo ricordano bene.

Nel 1998 nuovo scontro e nuovo divario fra Cannarozzi e Scaramuzzo, risultato: Cannarozzi, 2833 voti. Scaramuzzo, 2090 voti. Amministrative del 2002, Pierino Amicarelli prevale di poco Raffaella Savastano, risultato: Amicarelli, 1930 voti. Savastano, 1736 voti. Elezioni del 2007 vede 3 competitori, risultato: Luigi Damiani, 1993 voti; Matteo Guido Pupillo, 1764 voti; Amicarelli, 1375 voti. Il 6 maggio 2012, risultati: Amicarelli Pierino, 2200 voti; Matteo Prencipe, 1304; Franco Delli Muti, 926 voti. Il dilagare del 2013, cinque liste, risultato: Michele Sementino, 1510 voti; Amicarelli, 918 voti; Marco D’Attoli, 855 voti; Nicola De Majo, 620 voti; Nicola Pio Iavicoli, 475 voti. (Fonte, archivio storico Ministero Interni). Questi numeri e gli scarsi risultati dovrebbero indurre, veramente, ad una seria riflessione, ripensamento, a non commettere gli stessi errori che hanno piegato, emarginato, mortificato il paese. Invece, si perpetua la pratica delle furbizie, del silenzio, del non far sapere, le cialtronesche complicità, la ricerca spasmodica e sguaiata del voto di scambio. Aspettando il Natale e la minaccia delle 6 liste.

Michele Angelicchio

1 Commento

  1. Sante Paolino

    Un dibattito pubblico sul palco del cinema Paris – con diretta streaming per il pubblico – è un’ottima occasione per un confronto serio durante il quale i candidati possono/devono spiegare le loro „ promesse“.
    I candidati che vogliono „ rappresentare“ non dovrebbero avere difficoltà a „ presentare“ il programma (?) per poi governare.

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