Vico del Gargano, verso le amministrative. Che non sia un ripiego

Noi, vichesi, non siamo fortunati come i napoletani. Questi per scrutare ed ottenere buoni auspici, e orizzonti chiari, aspettano il rito dello scioglimento del sangue di Gennaro, il santo. Noi, vichesi, più modestamente, e disgraziatamente, per mala sorte, aspettiamo lo scioglimento delle lingue, tutte le lingue, quelle aggraziate e quelle stonate, quelle moderne e quelle di annata, le lisce e quelle a cartavetrata. Lingue che hanno taciuto in questi ultimi cinque anni e, quindi, hanno bisogno di essere lubrificate ben bene da saliva, per raccontare l’intera epopea della pentammucchiata di Sementino, ricca di selfie, bellocci, e menzogne, dove l’argomento più ameno è stato la monnezza e i sacchetti pensili con avanzi di cucina, gatti e cani randagi, come arredo urbano del borgo più sporco e più oscuro d’Italia.

Cinque anni per ridurre il paesello a quartiere da casbah araba e cimitero crepuscolare, non solo per effetto della “nuova” illuminazione a led. Tutto questo per il passato.

Per la prossima campagna elettorale, che dovrà togliere la cittadinanza (politica) a Sementino e ai suoi complici, bisogna, necessariamente, ripartire dall’articolo del quotidiano l’ATTACCO del 10 giugno 2017, “Morire di abbondanza” per sottolineare un dato, per noi affatto sconvolgente, che, ad una proliferazione di sigle, partiti, partitini, gruppi e sottogruppi, circa una quindicina, non corrisponde una altrettanta ricchezza di persone qualificate e disponibili, pronte a stringere il coraggio fra le mani e tirare fuori il paesello dalla melma in cui è stato cacciato, con il silenzio complice di chi aveva la veste istituzionale, e quella di “cittadino”, per rappresentare, parlare, informare, sostenere le ragioni della popolazione, senza voce e senza rappresentanza, e non l’ha fatto. Questo il risultato.

Oggi, come Diogene con la lanterna, siamo alla ricerca del candidato, e a noi chiede: Il migliore? Il competente? Il più disponibile? Il lungimirante? Quello con le idee chiare? Quello che indica un percorso? Una forte e coesa squadra? Magari! Assolutamente, no. Come per le bancarelle dei cenci americani nei giovedì di mercato, si cerca il candidato low cost, con una buona clientela intorno, non deve dispiacere a nessuno, ricco di promesse, strette di mano e pacche sulle spalle, se poi offre anche una birra nei bar siamo al pieno. Insomma, come al solito, siamo al ripiego, al meno peggio, al dio che ce la mandi buona. Stiamo invocando, per ora inascoltati, delle risposte che non arrivano, un po’ per la conceria degli incontri in corso, un po’ perché dribblano, per dirla sportivamente, gli argomenti. Aspettiamo, speranzosi, di leggere il pensiero del candidato, o candidati, se esiste una totale, assoluta discontinuità con la pentammucchiata di Sementino; come affrontare, o scansare, il macigno del Piano Urbanistico Generale; quali idee, se ci sono, sul futuro dei beni comunali. Insomma, un minimo di cose, chiamiamolo pure se vi fa piacere: programma.

Vi sono certamente altri mille argomenti, che la cronaca di questi ultimi giorni ha rinfrescato, ma la sterzata per mettere su giusti binari il paesello e farlo diventare PAESE, è questa. C’è un candidato? C’è una candidata? Un pugno di donne e uomini? Peccato, non siamo napoletani e non abbiamo un San Gennaro. Il miracolo dovranno farlo le cittadine e i cittadini, vichesi; sì, vichesi.

Michele Angelicchio

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