Provincia di che e di chi?

Come non mi ha entusiasmato la prima edizione del nuovo corso provinciale, nemmeno questa seconda edizione suscita una qualche emozione.

Il volto che viene fuori da questa tornata è quello smorto delle cose in agonia e inutili, sconosciuto ai più, ben lontano dagli entusiasmi e dalle lotte politiche condotte da Michele Protano, per affermare il diritto del Gargano ad avere un via di comunicazione con il resto d’Italia, veloce e decente. Quelle condotte da Teodoro Moretti e le coraggiose prese di posizione durante il periodo iniziale dell’istituzione del Parco Nazionale del Gargano. Bloccato a Cagnano Varano da facinorosi anti-Parco, fra la galleria e il ponte della strada a scorrimento veloce, mentre si recava in provincia. Poi il deserto. Con qualche vedetta sparsa, un po’ di qua un po’ di là, proprio come il Deserto dei Tartari.

Non c’è il cuore del Gargano, come sono lontani e sconosciuti i suoi bisogni, non c’è passione e partecipazione politica; si sono votati fra di loro, con l’aggravante che scomparsi, o tenuti lontani, i “cavalli di razza” scopriamo tante mezze figure. Poco, o per nulla, si concilia la preoccupazione dei partiti di ridurre la distanza fra politica e cittadini. Si produce l’effetto contrario.

“Sventurato quel popolo che ha bisogno di scartine” dice il poeta.

Questa mattina gli esperti, con facce nuove e quelle cimiteriali, che ciondolavano a Palazzo Dogana hanno previsto vita breve: due mesi. E così sia.

Michele Angelicchio

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