Ai militi ignoti della pentammucchiata

Bisogna provvedere. Al fianco del monumento ai Caduti, in piazza San Domenico, con alle spalle il municipio, con la granata in mano, bisogna innalzare un nuovo monumento ai militi ignoti della pentammucchiata, proni, con in mano una zucchina, o cetriolo, o carota di Zapponeta; è quasi la stessa cosa. L’ opera di riconoscimento va inaugurata con la giusta pompa: una solenne benedizione, la banda musicale, gli spari della rinomata ditta di San Severo, la fascia tricolore; non quella della Galbani intorno ai provoloni o salami, ma quella vera delle processioni che vediamo spesso in tanti selfie. E’ un dovuto omaggio che i cittadini di Vico del Gargano devono a conclusione dei cinque anni dell’ignota amministrazione Sementino e ai suoi ignoti quattro amici, che lasciano una lunga scia di opere ignote.

Ignoto è il bilancio complessivo della loro ignota presenza, singola e di gruppo. Ignoto è lo stato del Piano Urbanistico Generale, bocciato da Regione, Provincia e sotto i tagli dell’Autorità di Bacino per altissimo rischio idrogeologico e sotto lo sguardo dei tecnici del Parco Nazionale del Gargano, finito sotto una montagna di rinvii e menzogne, di cui nessuno sente il bisogno, calato silenziosamente, quasi di nascosto, nella fragile e satura realtà vichese, un paese che “ ha bisogno di tutto tranne che nuovo cemento” , come dichiarò al nostro quotidiano l’ATTACCO, il decano dei tecnici l’ing. Antonio Angelicchio. Perso per strada, nonostante la solenne promessa, scritta dagli esperti della pentammucchiata, i quali 5 anni fa cosi scrivevano nella propaganda elettorale spacciata per programma:” …il Piano Urbanistico Generale sarà il primo e importante tassello da analizzare nella sua ( loro ) impostazione, al fine di fare in modo che sia il Piano Urbanistico di tutti e per tutti ( loro )…

Ignoto il destino del Villaggio Turistico Macchia di Mare, finito dolosamente e frettolosamente, sotto la vaga e incerta dizione tombale di area da rimboschimento, con il ringraziamento degli operatori della piana.

Ignoto il destino dell’Asilo Nido, completato da oltre due anni e chiuso ad accumulare umidità, senza uno straccio di programmazione, più volte sollecitato, e senza una vaga idea di gestione per giustificare un finanziamento, che ho definito “ regalo politico “.
Ignoto il destino di quello che fu l’Anfiteatro Carlo Hintermann: si ignora l’uso teatrale, sportivo, tempo libero, si ignora l’utilità di quel tappo a copertura che a dispetto dell’idea, e del progetto originale, ha tolto aria, luce, audio, sicurezza. Si ignora il tempo della riconsegna e del “ rinnovato “ uso, ma è facile prevedere: in prossimità della campagna elettorale, Soprintendenza permettendo.

Ignoto il destino dell’area archeologica di Calenella/Monte Pucci. Ignoto il numero dei visitatori, anche se, maliziosamente, l’addetto o gli addetti ai lavori ( anche questo è ignoto ) ci ha soffiato nell’orecchio che, sino ad oggi, ( cinque anni e passa ) l’area è stata visitata, fra mille difficoltà, da una ventina di persone.

Ignoto il destino dell’immobile del Ministero di Grazia e Giustizia, in prossimità di Calenella, privo di infrastrutture primarie, più volte devastato e vandalizzato, e più volte rimesso in piedi, con grave sperpero di danaro pubblico. Quello che non si ignora intorno alla struttura è uno squallido mercato di promesse di posti di lavoro. Una vera lotteria di nomi e protettori.

Ignoto il destino del palazzo Della Bella. Rifilato prima alla Comunità Montana del Gargano, finito in una vicenda giudiziaria contro il Consorzio Gargano. Finito fra i beni della Regione Puglia e “ rifilato “, per 30 anni, ( ? ) al comune di Vico del Gargano alla vigilia del pronunciamento della Corte d’Appello di Bari che dovrà mettere fine alla lunga vicenda giudiziaria. Vicenda che potrebbe regalarci qualche ignota sorpresa e una risata generale, all’insaputa degli ignoti amministratori vichesi.

Ignoto, e irresponsabile, il destino della raccolta della monnezza, nonostante il vuoto trionfalismo dell’assessore al ramo ignoto. Il problema del ritiro dell’umido resta vergognosamente irrisolto e si perpetua la pratica delle buste appese ai balconi, alle inferriate, sui marciapiedi, nelle immediata periferia del paese, nelle campagne, con lo spargimento di avanzi di cibo, puzzo e pericolo igienico. Terra di nessuno per alimentare randagismo e sporcizia. Senza affrontare, con risolutezza ed efficacia, il fallimento delle pattumelle e trovare una diversa soluzione, oppure, combinare più soluzioni. Basta copiare, non quelli che stanno peggio di noi ( una autentica coglioneria ), ma quelli che stanno davanti a noi.

Ignota, totalmente, è una minima, essenziale politica dei beni immateriali. Non occorrono grandi progetti e grandi cervelli, basterebbe guardarsi intorno e coordinare meglio quello che c’è. Non è poco, se aiutato e non farebbe scappare i giovani alla ricerca di una serata nei paesi vicini, mentre Vico assume il volto del cimitero di Spoon River.

Alla fine di un’altra stagione estiva,ignota, chiusa come al solito con tante ombre e scarse luci, abbiamo il dovere di erigere, a fianco di quello che c’è, il nuovo monumento agli ignoti di questa tragicomica amministrazione Sementino immortalando nella pietra bianca, oppure marmo, i loro nomi e provenienza, recitando un bel De profundis, per i credenti, e un bel vaff…per tutti gli altri.

Michele Angelicchio

1 Commento

  1. Sante Paolino

    Riassumendo ,Vico del Gargano sarebbe un paese ignoto. Ignorato dall’Amministrazione attuale, dalla precedente. Dalla futura? Trattasi, forse, di vichesità? Il simpatico Socrate ci insegna che per amministrare gli altri è necessario saper amministrare se stesso. Foucault parla del governo di se stesso e degli altri.
    Ritornando alla vichesità, si racconta, come nei testi di canzoni, delle qualità dei cittadini del Gargano: a vico ci sarebbe la mupìa. Ferruccio Castronuovo vorrebbe farne del cabaret per ridere invece „ non ci resta che piangere“.
    Quindi proseguendo con la mia parresia: il problema di Vico era, è e saranno i vichesi. Negli ultimi cinquant’anni la struttura del paese è cambiata ( in peggio?) mentre i vichesi nella loro maggioranza sono jetzt rimasti gli stessi ( nel pensare). L’unica speranza potrebbero essere i giovani: se riescono a liberarsi dal familismo e credere a se stessi ( esempi ci sono) con perseveranza. Per i meno giovani il ripensamento giova.

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