Vico: Palazzo Della Bella, nel gioco dell’oca interviene Maratea

Sulla prima pagina de l’ATTACCO, di sabato 11 marzo 2017, interviene, con una lettera al Direttore, Peppino Maratea, per ricordare “una storiaccia” all’epoca e durante i lavori di “valorizzazione” a Palazzo Della Bella.

Scrive Maratea: “Caro Direttore, l’intervento pirotecnico di Michele Angelicchio sul “nuovo, eppure antico” scenario di “Palazzo Della Bella” a Vico del Gargano, che si allarga ai “beni” (e ai mali) culturali di quella cittadina, viene accolto invariabilmente, con inguaribile enfasi, dai gridolini di entusiasmo degli “illusionisti” di mestiere come per immancabile contrappasso, da quelli dei malinconici “profeti” di sventura. Quello che manca – ed è un vero peccato – nella narrazione di Angelicchio è che, per “Palazzo Della Bella”, una non irrilevante manciata di milioni di soldi pubblici si è volatilizzata, è andata in fumo, ha preso “misteriose” (si fa per dire) strade diverse da quelle per le quali i finanziamenti erano stati ottenuti. E ciò nel silenzio assordante delle Istituzioni, di tutte le Istituzioni. Fui il solo, e in tempo utile (allora), insieme con il dirigente della defunta Comunità Montana del Gargano, l’architetto Matteo Totaro, a cerca di smuovere le acque e a tentare di disboscare una “storiaccia” per molti versi omertosa, ma la mia, come quella dell’architetto Totaro, rimase “vox clamantis in deserto”. Scrivemmo, cioè, come sempre, “sull’acqua”. Può valere a qualcosa, oggi, in un paese senza memoria ricordare una battaglia perduta che, al pari di tutte quelle condotte ad armi impari sul Gargano “desinit in piscem”? Cordialmente.”

Rispondo: “Caro Peppino, è vero. Il nostro paesello dimentica, e perdona, in fretta. Questo è il motivo per il quale tante, troppe cose, compreso il Palazzo Della Bella, sono finite “in piscem”. Io ci aggiungerei il Piano Urbanistico Generale e la pentammucchita di Sementino.

Michele Angelicchio

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