Vico del Gargano: «Insieme ci abbiamo messo la faccia»

Uno dei ritornelli che girano spesso a giustificazione del fallimento amministrativo, della mediocrità, dei non risultati, e di un pauroso arretramento culturale e (P)olitico; ultimo: il maxisequestro della discarica abusiva, speriamo a loro insaputa (?), altrimenti potrebbero rispondere di omessa sorveglianza, disastro ambientale, igienico sanitario e incolumità pubblica, che ha spinto il paesello a recitare un ruolo marginale e del tutto ininfluente, tollerato e pagato dall’ignaro cittadino, è il seguente: ”…noi ci abbiamo messo la faccia…”.

In realtà, per quei pochi o molti che hanno seguito l’epopea della pentammucchiata sin dai primi vagiti, da quel mucchio di sciocchezze sottoscritto dagli (IR..)responsabili del PD, PDL UDC, Udi Cap e gli avanzi del Grande Centro, nella famosa ammucchiata del 16 febbraio 2013, più che la faccia sveglia di amministratori hanno potuto notare dei culi svogliati e comodamente inerti. Cinque anni sono passati inutilmente, e dolosamente, a seguire una zattera sbattuta di qua e di là, un mostriciattolo senza testa e senza anima, inadeguato alle risposte, sempre rinviate del paese, capace di silenziare tutte le lingue, di distruggere un Consiglio comunale, ridotto a luogo di sbadigli e di battutine sceme, di cambiare i connotati ai “giovani“ consiglieri mutati in silenziosi e servizievoli camerieri, trasformare l’amministrazione pubblica in gestione del degrado e delle clientele. Una volta vi era la “cacciata per rimozione forzata“; quando partiti e opinione pubblica si rendevano conto che si era superata ogni misura e tolleranza, e quando in paese circolavano più facce e meno culi. Vico del Gargano ha una lunga storia di cacciate e di fughe anticipate. Ma quello era un PAESE al centro del Gargano, non solo geograficamente, non il paesello di oggi.

Riprendere in mano la situazione e rimettere su giusti binari e direzione il destino di questa comunità non sarà facile, come difficile sarà la scelta dei prossimi amministratori dotati di competenze, lungimiranza, determinazione. Liberi da ogni laccio clientelare e capaci di tagliare quella cinghia di trasmissione fra consenso facile e voto di scambio che ha trasformato il paesello in un Suk arabo di quart’ordine, dove vige la pratica “paghi uno e prendi la famiglia in carico”, con codazzo di figli, nipoti, cognati, fratelli, mogli, ecc, ecc.

Il personale “politico“ si è ridotto al lumicino e quello che resta oggi, ad eccezione di pochi nomi, non mi pare di conio pregevole, né pronto al sacrificio del bene comune, rinchiusi come sono in club o sette, ubriachi di ideologie archeologiche che non producono neanche fichi secchi. La risposta, e nuovo vigore, potrebbe arrivare dal “civismo“ solo se si ribalta la concezione ottocentesca di “coalizione“. Fino a ieri è stata la cosiddetta società civile che ha alimentato, nei momenti difficili, le esanime liste dei partiti, valorizzandole con nomi, competenze e personalità di rilievo. Oggi, questa pratica va rovesciata. Sono gli anemici partiti che dovrebbero “prestare“ le loro migliori forze e menti al servizio del civismo e degli interessi generali. Le recente tornata amministrativa, che ha interessato diversi comuni del Gargano, Monte Sant’Angelo, Carpino, Ischitella, Rodi Garganico, e prima ancora, Isole Tremiti, Vieste e Peschici, ha rilanciato e affinata l’opera di “governo“ di questi comuni attraverso l’azione innovatrice e di cambiamento del civismo. Alcuni riaffermando buoni amministratori, altri cambiando totalmente la geografia, le facce, alleanze, persone, uomini e donne.

Proprio dalle Tremiti ci viene una lezione da manuale del “buon amministrare“: 20 milioni di euro, più una compartecipazione della Regione Puglia, per un progetto di recupero e risanamento urbano; il Ministro Franceschini, MIBACT, ha aperto i cordoni della borsa; il cuore del sindaco Fentini e della sua maggioranza ha pulsato e creduto; la mente dell’Ufficio Tecnico delle Isole, guidato dal nostro concittadino l’Arch. Francesco Delli Muti, ha prodotto il progetto. L’unico paese fermo, immobile, invischiato solo in monnezza e pratiche quotidiane, sotto il peso di una famelica clientela resta, per mancata rimozione forzata, a contemplare le facce affaticate e i culi statici. Recuperare cinque anni persi è missione impossibile se si continua a chiacchierare o recitare giaculatorie già ascoltate. Va riconosciuto, invece, il coraggio e la determinazione di colui, o colei, a misurarsi prossimamente con problemi sepolti dalla polvere, e dove la pentammucchiata Sementino ha miseramente fallito, mettendoci poca faccia e tanto culo. Buona domenica!

Michele Angelicchio

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