Tra inquietudini e incertezze: cosa cercano i giovani d’oggi? La risposta di San Giovanni Bosco

Grande movimento anche quest’anno in occasione della festa di San Giovanni Bosco a Rodi Garganico nella Chiesa Madre di San Nicola di Mira. Il parroco don Michele Pio Cardone molto vicino ai giovani rodiani nel presentare il programma della festa ha ricordato che: “Don Bosco è stato prima di tutto un italiano tenace, un italiano che ha veramente pensato all’Italia, senza occuparsi di politica, ma pensando agli  italiani. Don Giovanni Bosco è stato uno dei religiosi più amati, ma nell’Ottocento, non era facile per un sacerdote essere amato dagli italiani. Il Risorgimento in quell’occasione fu fatto in contrasto con la Chiesa cattolica. È questa la stagione in cui si è trovato ad operare don Giovanni Bosco e a fare proseliti con uno spirito di lealtà verso il suo Papa Pio IX, ma senza mai scadere nel diventare un sacerdote reazionario. La vita di San Giovanni Bosco è piena di successi ma anche di insuccessi, i suoi scontri e incontri con personaggi famosi, il suo carisma, il suo metodo, la sua spiritualità, i suoi continui viaggi e le sue misteriosi doti soprannaturali lo hanno reso un grande Santo. La sua è stata una religione sociale rivoluzionaria, coraggiosa e a lui che bisogna ispirarsi se vogliamo cambiare la nostra città e la nostra nazione. I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e San Giovanni Bosco era molto bravo in questo”.

La Confessione era il mezzo più efficace attraverso il quale il santo «spiegava» ai suoi piccoli penitenti che l’amore di Dio, la sua grande misericordia, supera ogni loro errore. Il santo è stato per loro la carezza di un padre che molti non avevano mai sperimentato. Egli è riuscito a tradurre tutto questo con l’amorevolezza, che costituisce, insieme alla «ragione» e alla «religione», un caposaldo del suo «sistema preventivo». In base alla varietà delle situazioni di povertà e abbandono dei suoi giovani, don Bosco si è fatto loro prossimo come padre, fratello, amico. A monte di questa misericordia «salesiana», c’è tutta la pena che don Bosco ha sofferto incontrando ragazzi nelle carceri di Torino, o vedendo molti altri scorrazzare allo sbaraglio per le vie della città. Oggi più che mai la figura di San Giovanni Bosco è fondamentale, in tempi dominati da quella che il Papa saggiamente chiama emergenza educativa, le sue enormi qualità educative e formative ancor oggi sono sotto gli occhi di tutti, non è sbagliato definirlo un grande santo della contemporaneità.

San Giovanni Bosco intuì che senza bontà, senza una sana dosi di saggezza, non si educa e che i metodi bruschi non servono a nulla. Indubbiamente non fu mai incline al lassismo o alla indulgenza, ma seppe saggiamente coniugare rigore, rispetto delle regole con i modi gentili ed amorevoli. La sua fu la prova tangibile che non è possibile educare bene senza amore e rispetto. L’ amore appiana tante situazioni difficili San Giovanni Bosco attribuì grande importanza ai ragazzi. Comprese con largo anticipo che la società ha bisogno di ragazzi seri, ma educati e preparati e che senza un nuovo umanesimo, coniugato a rigorosa preparazione, non si va da nessuna parte. Valorizzò il mondo delle parrocchie che contribuirono a togliere letteralmente dalla strada molti ragazzi con la centralità dei cortili e degli oratori. Oggi sentiamo la mancanza dei vecchi e cari oratori quando le parrocchie erano autentici e grandi centri di raccolta. Non che la colpa oggi sia dei parroci, ma di una società che cerca di sminuire il valore e la forza di unione delle parrocchie che, fortunatamente, grazie a bravi preti, stanno recuperando la loro centralità. Insomma, San Giovanni Bosco fu un instancabile santo educatore, a tutto campo e persona dotata di enorme cuore e sensibilità.

La processione di San Giovanni Bosco quest’anno si svolgerà domenica 29 gennaio subito dopo la Santa Messa delle 10.30 dove verranno benedetti i giovani della città.

Antonio Pio Fasulo

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