«I tridic cannedd», un monumento storico del mio paesello

Nel nostro dialetto è conosciuta come “a Funten” o “i tridic cannedd” (le tredici fontanine, perché erano tredici di numero, appunto). Era un posto di ristoro quasi naturale per via dell’acqua che vi giungeva da un sorgente che scaturiva ai piedi delle colline che sovrastano il paese. Era il posto di ristoro per persone e animali che tornavano dalla campagna nel tardo pomeriggio, dopo una giornata di faticoso lavoro nelle campagne. Ma anche il posto di rifornimento d’acqua prima di affrontare una giornata impegnativa nei campi. La sua acqua era fresca, del sapore della natura, non come quella dell’acquedotto, e a dispetto del cartello che avvisava: “Acqua non potabile”, non c’era verso di desistere da una bella e fresca bevuta ogni volta che si passava di lì.

Mia nonna mi mandava spesso con un contenitore di creta per farsene una piccola scorta d’estate. Ma c’era chi ne faceva scorta a barili. Era il posto della rinfrescata estiva, ci si bagnava le gambe, le braccia e la faccia, insieme a un’avida bevuta. C’era anche una vasca rettangolare posta di fianco, un abbeveratoio per animali da soma che bevevano anche loro avidamente all’inizio e alla fine delle loro giornate di lavoro. E, giusto per fare le cose per bene, a pochi passi dall’abbeveratoio c’era un… vespasiano!

Quando nel 1958 Gina Lollobrigida partecipò nel ruolo della giovane e sensuale Marietta alle riprese del film «La Legge (La loi)» – diretto da Jules Dassin e girato tra Carpino, Rodi Garganico, Peschici e San Menaio – la storica fontana rodiana appare in alcuni scatti del backstage fotografico realizzato durante i momenti di pausa delle riprese.

Di fronte alla Fontana c’era anche un lavatoio pubblico coperto, che costituiva una vera benedizione per molte famiglie. Le donne vi portavano a lavare i panni (e solo Dio sa quanti!) in acqua corrente. Esisteva tutta l’attrezzatura necessaria per insaponare: delle lastre di pietra inclinate e sagomate che davano verso dei mastelli in pietra; si lasciavano riempire queste vaschette, si insaponava la roba da lavare e poi si risciacquava con abbondanza d’acqua. Vi ho accompagnato tante volte mia madre. Di fianco al lavatoio, all’aperto, v’erano due vasche quadrate di almeno 2 metri per lato che, non seppi mai per quale motivo, raccoglievano le limpide acque di scarto della piccola fabbrica di ghiaccio sovrastante. Il ghiaccio serviva ai motopescherecci che ne facevano scorta per conservare il pescato per alcuni giorni; ma d’estate il ghiaccio serviva anche per i bisogni del paese perché si potesse avere un po’ di refrigerio dal caldo in molti modi: si preparavano bibite fresche, la granatina, la limonata fatta con i buonissimi limoni locali.

Giusto in mezzo, tra la Fontana e il lavatoio, scorreva un ruscello (‘U Sciumaril), scorreva tortuosamente fino a sfociare nel mare. Quanta storia e quante storie! Il pretesto di allungare il chiacchiericcio tra compari andando fino alla Fontana per una bevutina; allontanarsi un pochino per farsi seguire da qualche giovanotto, per le ragazze. Lavarsi piedi e mani prima di rientrare a casa… La vita allora era un’altra, era fatta di cose semplici, ma di una ricchezza senza pari.

Franco Miglionico

4 commenti

  1. Michele Papagno

    Un Felice ricordo per noi rodiani

  2. Vincenzo Campobasso

    Perché io me la ricordo come ‘A FUNDèN’ Di QUATTòD’C’ CANNèDD? Dov’è finita quella che manca? Ricordo, sì, che, ad un certo punto, quella estrema (ma dovremmo dire QUElLO, trattandosi di RUBINETTI non di FONTANELLE), fu sostituita con un tubo che portava l’acqua direttamente all’abbeveratoio, perché si era reso inefficiente il passaggio tra la “cunetta” e la vasca rettangolare che copriva il lato nord-ovest, diventando così TREDICI i rubinetti da cui si beveva od attingeva acqua, ma che fossero in tal numero da sempre, non collima con i miei ricordi di voi giovani. Vorrei far notare che i rubinetti erano equidistanti tra loro e che il numero dispari mal si poteva conciliare con la tripartitura della facciata. Insomma, io rimango convinto del numero iscritto nella mia memoria di ultrasettantottenne!

  3. Pietro Voto

    Ricordi d’infanzia meraviglioso

  4. Franco Miglionico

    Ciao, Vincenzo. Vi sono altre cose che non collimano col mio racconto per il semplice fatto che sono intervenuti dei cambiamenti nel corso del tempo. Io sono sicuro che le fontanine erano 13. Da bambino vi passavo molto tempo a giocare e “i tridic cannedd” era per noi una “verità indiscutibile”. Ricordo che c’era pure un foro in basso sulla facciata laterale della fontana che convogliava continuamente l’acqua verso l’abbeveratoio. Questo non vuol dire che in principio non fossero 14 le fontanine; penso che avrebbero potuto essere benissimo 12 come 14. A me piace il numero 13, legato a quella fontana, anche per un “senso mistico”; mi piace pensare che chi la progettò pensasse anche al dissetamento spirituale, oltre che al bisogno fisiologico: l’acqua (e la fonte) come simbolo della vita spirituale. Ma, beninteso, è solo un personale sentimento.

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