Storia dell’icona della Madonna della Libera. Oltre la leggenda

“A pochi passi dalla città di Rodi Garganico” (così avrebbe potuto scrivere un testimone sul finire dell’800) “è edificato il tempio di Maria SS. della Libera, antica e soppressa abbazia . Era a quei tempi un’abbazia molto ricca, con terreni coltivati ed alberi da frutta”.

Anche riguardo all’effige della Vergine che qui si venera, il nostro ipotetico testimone, avrebbe dato la sua versione, una fra le tante, su come essa sia arrivata fin lì. Sul retro dell’altare dell’attuale Santuario c’è comunque una lapide su cui, per sommi capi, v’è scritta una di tali narrazioni, forse quella più creduta e tramandata, che in verità, non mi ha mai convinto. C’è molto di leggendario. Tuttavia, da qualche parte del mondo quest’icona sarà pur giunta. Così, al netto delle narrazioni più o meno leggendarie, ho fatto una mia ricerca. Ma prima di sottoporla all’attenzione dei lettori, narrerò quella che più probabilmente ha fatto da sfondo storico e sulla quale si baseranno le mie considerazioni.

Si narra, dunque, che l’effige della Vergine viaggiasse su un bastimento proveniente, nientedimeno che, da Costantinopoli, diretto a Venezia. Durante la navigazione, giunta l’imbarcazione nella direzione di Rodi Garganico, si fermò inspiegabilmente. Impossibilitato a proseguire nella sua rotta, il capitano della nave decise di scendere a terra e contattò alcuni abitanti del luogo per informarsi sul luogo stesso. Ma, mentre s’incamminava fuori le mura della città, per l’antico Largo detto della “Croce”, si imbatté nell’effige della Vergine, proprio quella che la sua imbarcazione trasportava: essa stava ritta su un masso. Ripresosi dalla meraviglia, fece un’indagine su chi potesse averla fatta sbarcare, magari furtivamente da qualche suo marinaio infedele, per venderla. Non avendo ricevuto alcuna informazione dagli indigeni, diede l’ordine di riportare l’effige mariana sulla nave. Tuttavia, detta imbarcazione non ne voleva sapere di riprendere la rotta verso la sua destinazione; era come invisibilmente ancorata in quel tratto di mare. Il mattino seguente il capitano tornò a riva e questa volta vide una folla di persone che gridava: “Miracolo! Miracolo!”. Egli si avvicinò alla folla e vide nello stesso luogo del giorno prima la Sacra Immagine. Ripresosi dallo stupore, il capitano maturò la convinzione che quel prodigio fosse una manifestazione del volere della Vergine di rimanere su quel lido. Non poteva, quindi, che farne dono alla popolazione; dopodiché poté riprendere, senza alcun impedimento, la sua navigazione alla volta di Venezia dove, a dispetto dei due giorni persi, come scrisse in seguito il capitano del bastimento ai rodiani, vi era giunto ben tre giorni prima degli altri bastimenti che navigavano insieme al suo.

Il Reverendo e concittadino Vincenzo Fiore, amministratore della chiesa della Libera, annotò nel 1868, attingendo a un antico manoscritto conservato nell’archivio della chiesa, che il 29 maggio del 1453 cadde Costantinopoli e finiva l’impero bizantino. Questo dato è genuinamente storico. Ricchi cristiani che scamparono ai massacri presero quanto di più prezioso avevano e lo caricarono su bastimenti alla volta di Venezia. Fu così che alla data del 2 luglio del 1453 accadde quel portentoso avvenimento sul lido di Rodi. Racconti simili, comunque, sono stati conservati anche a Siponto, Merino e Vieste. Quel che è certo è che l’immagine mariana è certamente da attribuire a un pennello greco-bizantino e potrebbe essere molto più antica di quello che si crede. Verso il 725, per esempio, l’imperatore d’Oriente Leone III Isaurico iniziò a chiedersi se le calamità che affliggevano a quel tempo l’Impero (tra cui un’eruzione vulcanica nel Mar Egeo) non fossero dovute alla collera divina e cercò di conseguenza di ingraziarsi il Signore. L’Imperatore era giunto alla convinzione che il Signore fosse in collera con i Bizantini perché adoravano le icone religiose, cosa che era contraria alle leggi di Mosè. Influenzato anche dalla vicinanza dei musulmani che vietavano l’adorazione delle icone, fu convinto ad adottare una politica iconoclastica (distruzione delle icone). Nacquero tumulti che durarono molto a lungo. Fu da allora che fedeli cattolici d’Oriente cominciarono a sottrarre immagini e a spedirle su navi verso l’Occidente dove non c’era l’iconoclastia. Fu forse quella l’epoca in cui molte città della costa pugliese ebbero le loro immagini sacre protettrici, non esclusa Bari, con quella della Madonna dell’Odigitria? E’ possibile. Anche i Merinati e i Rodiani, che commerciavano con l’Oriente potevano portare in patria immagini simili a protezione della loro terra, non necessariamente nell’anno 725 o nel 1453, ma anche in una data intermedia. Il misticismo che circonda questo culto rimarrebbe intatto perché gli ingredienti essenziali del successo della venerazione di questa icona ci sono tutti: un po’ di storia e un po’ di leggenda sapientemente miscelate, volutamente o meno. Ma perché far festa proprio il 2 luglio?

Anche la data del 2 luglio, consacrata alla festività della Madonna della Libera, presenta dei nodi da sciogliere, se vogliamo uscire dall’alone del mistero e cercare qualcosa di più tangibile. La festa della Visitazione della Beata Vergine Maria fu istituita nel 1389 con un decreto redatto da papa Urbano VI ma promulgato, dopo la sua morte, dal successore Bonifacio IX, per impetrare dalla Madonna la fine del grande scisma d’Occidente. E nel 1441 il sinodo di Basilea confermò la festa. Nel calendario romano era stata fissata alla data del 2 luglio, perché in tale giorno era già celebrata dai frati Minori Francescani fin dal 1263. Stando a questa ipotesi, il quadro della Madonna rodiana risalirebbe a una data precedente a quella del 1453.

Quanto al tempio, esso risale a un’epoca più remota e imprecisabile. Da una semplice cappella, più volte restaurata o demolita, venne infine costruito il tempio con la sua bella cupola. Si narra anche che in quell’occasione perdesse la vita un mastro muratore, un tal Francesco Fusilli. Il tempio fu consacrato nel 1826 dall’arcivescovo di Manfredonia, Eustachio Dentice. Le navate laterali furono invece aggiunte verso la fine dell’800, grazie alle donazioni di devoti, tra i quali spicca il nome di Tommaso del Giudice.

Franco Miglionico

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