Il ritrovamento del portale del castello di Rodi Garganico

La figura del portale del castello di Rodi, pubblicata nel n° 1 del gennaio 1952 de “Il Gargano”, a cura dello scrittore Michelangelo De Grazia, è di proprietà letteraria dell’ancora vivente Cav. Antonio Sacco fu Giovanni, ex archivista del Comune di Rodi Garganico. Il Sacco rilevò il disegno del portale del Castello da una smunta fotografia (attualmente andata dispersa) di proprietà del suo defunto zio, Sacco Giuseppe – Andrea fu Gabriele.

Nel compilare l’articolo di storia patria, sull’esistenza della rocca e dell’adiacente portale del Castello, apparso su questo giornale, nel novembre 1952, avevo giurato che, attraverso pazienti e laboriose ricerche avrei portato alla luce una parte degli avanzi del tanto discusso portale. La buona lena indagatrice, e certo anche un po’ di fortuna, mi hanno dato la possibilità di riuscire nell’impresa, che, da tempo, mi ero proposta. I resti rinvenuti sono qui parzialmente riprodotti. Questi pregevoli avanzi di monumento storico si trovano nel vano terraneo di vecchia costruzione, adibito ad uso di magazzeno della ex casa cappellana annessa al Tempio di Maria SS. della Libera. Le suore che tenevano in custodia i predetti avanzi, assolutamente ignare, sapendomi interessato alla ricerca di oggetti storici, e ciò in dipendenza di vari sopralluoghi da me effettuati in tale magazzeno nello sgomberare tutto il materiale ivi depositato, per provvedere alla messa in efficienza, per uso domestico, del vano in questione, vedendo apparire dei blocchi lavorati con arte, mi mandarono a chiamare per voler conoscere l’importanza di quelle pietre. Il giorno successivo all’invito, accompagnato da quattro robusti braccianti, mi recai sul posto per rimuovere le pietre, e, ricompostele nei loro disegni, mi resi conto dell’importanza monumentale che esse avevano.

La scultura si trova in discreto stato di conservazione. Nella prima di esse, si notano quasi tutti gli avanzi dello stemma del marchese di Cavaniglia. Lo scudo è ricoperto di pezze onorevoli e cioè dalla fascia circolare e da tre greche che simboleggiano le rinomate pellicce d’ermellino e del vaio, il manto che idealmente era costituito da un drappo di velluto-porpora, è ottimamente raffigurato dai quattro blocchi marmorei (due a destra e due a sinistra) lavorati con squisita maestria. Per quanto riguarda l’elmo, che a rigore doveva essere d’argento, lo scrivente concorda con quello indicato nel disegno del Sacco, in quanto esso rappresenta il vero elmo a cancelli e rabescato, usato tra il XIV ed il XVI secolo.

La corona marchionale, indicata nello stemma pubblicato dal De Grazia, di proprietà letteraria del Sacco, trova perfetta corrispondenza nella figurazione indicativa, in quanto essa è rappresentata da 5 fioroni d’oro visibili (in totale del numero di otto) un po’ più piccoli di circonferenza, rispetto a quelli della corona ducale. La foto qui riprodotta raffigura una grande lapide, sormontata da due leoni, artisticamente lavorata, con la leggibile scritta latina, la cui traduzione [trascrizione ndr] è:

Ne servus ignoret haeres…
Majurum Literis, Majorum armis
Hanc Domun stare
Instaurato propugnacolo
Erecta Biblioteca, Armentario Instructo,
Literas, atque arma,
In limine, ut pateant:
In marmore ut perennent,
Incidi iussit
Hieronymus Onerus Cavaniglia
Marchio S. Marci an. Sal.
MDCLXXXIX.

[Perché il tardo successore di grandi letterati e di guerrieri non ignorasse l’esistenza di questa casa, ristaurata la rocca, fondata la biblioteca, armato l’arsenale, Girolamo Onero Cavaniglia, Marchese di S. Marco, comandò che si incidessero iscrizioni e armi sull’ingresso [della casa] perché fossero manifeste, e sul marmo perché durassero perennemente. Anno 1689. – Traduzione in italiano riportata dal De Grazia].

Il portale del Castello di Rodi venne rifatto nell’anno 1689, in dipendenza dell’ultima gestione feudataria del marchese Girolamo – Onero Cavaniglia, succeduto all’abate principe di Tarsia e cavaliere napoletano don Giuseppe Spinelli, figlio di Carlo, giusta come ebbi a pubblicare a proposito della pianta di Rodi del 1600 (di mia proprietà letteraria), nel num. 7 del 1953 [de “Il Gargano” ndr]. In merito alla sistemazione dei vari pezzi marmorei rinvenuti dallo scrivente e di un’altra piccola lapide dell’anno 1727 che a quel tempo si trovava affissa sulla ex porta principale del paese, (detta dell’Orologio e, da me indicata nel n. 8 della pianta di Rodi del 1600, con la dizione “seggio”, è stato suggerito di sistemare tali avanzi su di una parete del vetusto Castello, eccetto la lapide del 1727 che dovrà essere sistemata nella località ove effettivamente sorgeva la porta principale d’ingresso.

Poiché gli avanzi del monumento in questione trovano corrispondenza col disegno eseguito dal Sacco e, tenuto conto della diligenza di questi e delle sue dichiarazioni verbali fatte a me personalmente, devo ritenere che il disegno rilevato dalla vecchia fotografia, come innanzi ebbi a dire, sia la reale raffigurazione del portale di Rodi.

Di Gabriele Inglese. Tratto da: “Il Gargano” 1954: A. 5, set., 30, fasc. 8-9.

Trascrizione, ricerca documentazione e ottimizzazione a cura di Franco Miglionico

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