Il lento stazionare delle «Madonnine» nelle case rodiane

Le teche, rappresentanti soggetti sacri ed in particolare l’effige della Madonna, negli anni passati venivano periodicamente passate di casa in casa, dove sostavano per alcuni giorni accogliendo le preghiere e le invocazioni dei nostri nonni. Fino all’avvento della “radio che si sente”, erano l’occasione per le famiglie allargate dell’epoca di riunirsi in preghiera in irripetibili momenti di aggregazione sociale 

Non so quanti di voi hanno fatto questa singolare esperienza. Ricordo che a Rodi Garganico, quand’ero bambino, esisteva una pratica religiosa particolare. Non saprei dire quando o come essa ebbe inizio, so soltanto che ogni tanto mia madre mi mandava a casa di una compaesana a ritirare una sorta di cassetta di legno che avrebbe stazionato in casa nostra per una settimana. Dopo tale tempo qualcun altro sarebbe venuto a ritirarla per ospitarla in casa sua per un’altra settimana e così via, di famiglia in famiglia, per il paese. Non so dirvi in quanti posti del mondo o dell’Italia fosse in uso una tal cosa, ma penso che essa varcasse di certo i ristretti confini del mio paesello.

Che cosa aveva di speciale questa cassetta? Di fuori era del tutto anonima con una forma rettangolare che terminava in alto a campana. Era piatta, ma con vistose cerniere, fatto che lasciava intuire che poteva essere aperta come una finestra a tre luci. Così era, infatti. Una volta aperta, il suo interno mostrava il suo valore: uno splendido quadro con suggestive scene religiose. Immancabilmente una scena della Sacra Famiglia. Questo piccolo capolavoro era destinato alla devozione familiare. Almeno per una settimana, forse una volta all’anno, esso rimaneva ben esposto sul comò di casa dove, volendo, si poteva accendere un lumino. Era qualcosa di suggestivo, davvero; era come se un importante ospite fosse venuto a dimorare tra le mura domestiche. Io rimanevo a contemplare per ore, ogni giorno, quelle meravigliose rappresentazioni. I miei genitori ogni tanto si segnavano col segno della croce e con le dita della mano mandavano baci verso la cassetta.

Si provava un sentimento di protezione, di vicinanza al Cielo, ma si imparava anche un “vangelo” non scritto, quello dei poveri che non sapevano leggere e scrivere. Alla base di questo quadro pieghevole c’era una piccola cassetta con un fessura in alto, larga abbastanza da farci passare qualche monetina. Ed era infatti quello che faceva mia madre prima di separarsi da quell’icona e passasse in un’altra famiglia: lasciava cadere una monetina nella fessura, baciava con la mano la rappresentazione sacra dipinta e richiudeva il quadro. Che passava di mano. Erano tempi lontani dalla televisione e anche al cinema si andava poco. Forse nemmeno tanto in chiesa. Ma si imparava anche così, senza discorsi, senza sermoni o prediche. Una fede primitiva, superstiziosa, si dirà. Può essere. Ma chi può giudicare i sentimenti, i pensieri, le speranze e i timori di gente che ogni giorno era alle prese con problemi di vitale importanza e che si attaccava a quei simulacri di fede?

Franco Miglionico
foto Pietro Carnevale

1 Commento

  1. Danilo Scotton

    Lo avuta anch’io in casa :)

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