Processione Venerdì Santo, don Michele Pio Cardone: «Rodi, una città da cambiare»

Discorso di don Michele Pio Cardone, Parroco della Chiesa Madre San Nicola di Mira, in occasione della processione del Cristo Morto a Rodi Garganico 

Signore Gesù, contemplandoti sulla Croce, mi viene da pensare a Pilato che ha voluto, nell’esecuzione della condanna a morte, che tu non fossi solo ma ti ha messo accanto due ladroni. Perché? Forse questo serve a capire che Tu, quando per noi il buio si fa fitto, ci sei sempre; che Tu, per non farci sentire soli, metti sempre la tua croce tra le nostre e che le Tue braccia aperte fanno da ponte tra cielo e terra. Grazie Gesù. Quanta gente si uccide nel proprio cuore quando, per esempio, si dice: ‘per me quel tizio è come se non esistesse più’; quante volte si cancellano gli altri dal cuore a causa della nostra indifferenza; o quanti si trovano il futuro sbarrato, muoiono cioè dentro di loro, solo perché qualcuno, per difendere interessi e scelte personali, si dimentica la dignità e il bisogno degli altri. Ci sentiamo persone per bene perché non usiamo le armi, però il risultato di un simile agire è parallelo a quello dei violenti.

S. Ambrogio, parlando dei poveri, diceva: “Se non dai da mangiare al povero che ha fame, tu sei un assassino”. Ladroni e omicidi sono, anche se in maniera diversa, “scippatori di vita” e “ladri d’esistenza”. Questo popolo rodiano è un popolo che ama la vita, che dà la vita. Non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci vuole una civiltà della vita. Gesù ti chiediamo per la nostra città un cambiamento di rotta, un vero cambiamento. Mi domando Signore, dal momento che sono da 17 anni Parroco di questa città,  se stiamo andando nella direzione indicata dal Papa, quella della civiltà della Pasqua o se piuttosto continuiamo a permanere nell’ombra del Venerdì Santo. Non dirmi, Signore, che sono pessimista. Ma vedi come vanno le cose, anzi come non vanno? La Pasqua qui sembra una domenica come le altre, come se tutto finisca nella notte del Venerdì santo. Capisco il senso e il fascino delle tradizioni, ma può un cristiano rinunciare alla gioia della Pasqua? Ho l’impressione che tutto ciò influisca sul come si vive la fede, spesso triste e pesante, e anche sulla vita sociale, sembriamo un popolo rassegnato e senza futuro. Forse esagero, Signore, ma questa sofferenza me la porto nel cuore. Tu ci hai dimostrato che il Venerdì Santo dura solo poche ore. Ci doni la Pasqua per rompere i sigilli della morte, svuotare il sepolcro, cancellare i segni del lutto. Ti prego, facci sentire il sussulto della fede e della gioia pasquale. Facci credere nella Pasqua. Aiutaci perché il Venerdì Santo non pesi e non influisca più del dovuto sull’andamento della vita della Chiesa e di questa terra. Ho parlato dei due ladroni, ma vedi quanti scippi e scippatori di vita ci sono in giro? A cominciare da coloro – molti a giudicare da ciò che sento – che spesso, anche per delle banalità, finiscono per rompere il matrimonio o ignorarsi dal giorno della lite fino alla morte per motivi di interesse: genitori abbandonati dai loro figli; mariti e mogli incapaci di perdonarsi; relazioni recise tra fratelli e sorelle, e figli che vengono trascinati in queste inutili e dannose follie. L’amore contagia, ma anche il male.

Sento ora il bisogno di soffermarmi su quanto accaduto mesi fa nella nostra città; perdona tutti quelli che ti hanno mancato di rispetto e hanno mancato di rispetto alla tua mamma nella processione del 2 Luglio. Sono certo che ti amano anche loro e che non volevano dispiacerti. Sono sicuro che tu dal cielo con la tua mamma hai sorriso difronte alla nostra superficialità. Ti prego anche di aiutarci  nei prossimi mesi a fare la scelta giusta circa le imminenti elezioni per l’individuazione del sindaco e dei consiglieri che guideranno l’Amministrazione Comunale di Rodi Garganico nei prossimi cinque anni. Tra di noi ci sono quelli che vogliono essere liberi come un gabbiano e volare verso un nuovo futuro e quelli che hanno le braccia protese verso l’alto segno della gioia dello stare insieme al servizio dei cittadini. Signore Gesù tutti sembrano animati da buoni propositi fa  che si vivano le elezioni nel rispetto perché anche se il modo di fare politica cambia i valori  restano. Signore, scusa se levo il mio lamento, anche per tutte le cose brutte che stanno accadendo nel mondo, per gli attacchi terroristici. Spesso dimentichiamo che Tu ci hai insegnato che ogni uomo ci è fratello. E stasera non posso non ricordare le centinaia di immigrati che che ora si trovano in Italia. È gente affamata di vita, oltre che di pane. Signore Gesù, questi e altri sono tutti segnali di come spesso sono avvelenate le relazioni tra gli uomini: a stento, per esempio, ci si saluta tra vicini nelle vie e nei condomini, anche se poi ci ritroviamo in Chiesa per la celebrazione domenicale. Non posso parlarti più a lungo, perché approfitterei della pazienza della mia gente, ma Tu sai quant’è grave, qui da noi, il problema della disoccupazione, dei giovani, della droga, dell’alcol, del gioco d’azzardo, dell’usura, della prostituzione, delle mille forme di violenza, degli anziani, dei diversamente abili e potrei continuare. Ti prego, Signore, dacci il dono dell’amicizia, cemento che salda le relazioni e costruisce la città e il territorio. Dacci in questa Pasqua, il dono di un’amicizia carica e capace di misericordia, come quella che Tu offristi al ladrone che ti rubò un posto in Paradiso, perché senza l’amicizia, prima o poi, rischiamo di morire di egoismo e solitudine.

Voglio concludere con Maria, l’Addolorata, madre della fede e della speranza: Ave Maria…

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