Adriatico a rischio: perdita di biodiversità e crollo della pesca

L’Adriatico ospita il 49% di tutte le specie del Mediterraneo e produce il 50% della pesca italiana. Decenni di pesca eccessiva, però, hanno fortemente compresso gli stock ittici, oggi tutti sovrasfruttati. Scampi e naselli, tra le specie più commerciali, sono in forte declino e per gli stock di acciughe e sardine si teme il collasso. La pesca eccessiva ha anche alterato i fragili ecosistemi dell’Adriatico, erodendo un patrimonio di biodiversità.

Da qui nasce l’Adriatic Recovery Project che riunisce organizzazioni della società civile ed enti di ricerca intorno all’obiettivo di tutelare gli ecosistemi marini vulnerabili e gli habitat essenziali dell’Adriatico il cui futuro passa attraverso azioni di tutela e gestione condivise tra Italia e Croazia che sono state presentate oggi alla Camera dei Deputati nell’iniziativa “Adriatico a rischio: perdita di biodiversità e crollo della pesca”.

A dirci che non possiamo più aspettare sono gli impressionanti dati sulla pesca forniti dalla Commissione europea: il 96% degli stock ittici dell’UE in Mediterraneo sono sovrasfruttati, provocando in Adriatico un crollo del 21% delle catture della pesca italiana. Per alcune specie molto richieste dai consumatori la situazione è ben più drammatica, con cali del 45% per il nasello (tra il 2006 e il 2014) e del 54% per lo scampo (2009-2014). Dati ancora più preoccupanti se si pensa che solo l’Adriatico sostiene il 50% della pesca italiana, la più importante nel Mediterraneo, che proprio in questo bacino concentra il 47% della nostra flotta industriale, soprattutto quella a strascico. Questa intensa attività ha causato lo sfruttamento eccessivo di tutti gli stock ittici dell’Adriatico, oggi in forte declino, alterandone gli ecosistemi e producendo di conseguenza una profonda crisi nel comparto della pesca. I dati più allarmanti riguardano il merluzzo (o nasello) oggi pescato, secondo l’Unione europea, oltre cinque volte la soglia di sostenibilità, e tra le specie più richieste dai consumatori.

La pesca a strascico insiste anche su aree particolarmente vulnerabili come la Fossa di Pomo, una depressione in centro Adriatico dove si trova la più importante zona di riproduzione (nursery) di scampi e nasello di tutto l’Adriatico.

“L’elevato sfruttamento dell’Adriatico – dice Domitilla Senni, portavoce dell’Adriatic Recovery Project – ha reso questo mare uno dei più impattati al mondo. Consentire la pesca a strascico in una delle sue zone più vulnerabili, come la Fossa di Pomo, dimostra il grado di miopia del governo italiano, che sta condannando l’Adriatico ad una rapida desertificazione”.

In linea con le raccomandazioni scientifiche di organismi internazionali come la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo, e con l’impegno assunto dall’UE durante la Convenzione sulla Diversità Biologica per garantire la conservazione del 10 per cento delle sue zone costiere e marine entro il 2020, le aree sottoposte a restrizione delle attività di pesca sono essenziali per la protezione di habitat – e per le specie ittiche che le popolano – dal sovrasfruttamento dovuto a un’eccessiva attività di pesca.

L’Adriatic Recovery Project è promosso da un’ alleanza di organizzazioni della società civile e da enti di ricerca per tutelare gli ecosistemi marini vulnerabili e gli habitats essenziali per le specie ittiche dell’Adriatico. Il Progetto è finanziato da Oceans5, sostenuto dal Stanford’s Woods Institute for the Environment e coordinato da MedReAct – associazione non governativa impegnata nel recupero degli ecosistemi marini del Mediterraneo – in collaborazione con Legambiente, Marevivo, l’Università di Stanford e il Politecnico delle Marche.

6 commenti

  1. Vincenzo Campobasso

    MORALE DELLA FAVOLA? Continuerà il BRACCIO DI FERRO tra pescatori che vogliono pescare a tutti i costi e pesci di qualunque misura, e le istituzioni, che dovrebbero vietare la pesca intensiva ma che poi si calano le brache e cedono agli scioperi ricattatori dei pescatori (ovvero, degli armatori)? Certo è che le difficoltà della vita aumentano sempre più e noi non sappiamo CHE PESCI PIGLIARE!

  2. Michele Montecalvo

    Il freno lo dovevano mettere 20 anni fa hai pescatori , e tra l’altro voglio aggiungere che , il 50/ x cento la colpa è del pescatore l’altro 50/ x cento e di tutto lo schifo che anno scaricato in mare rifiuti liquidi chimici ecc ecc , e grazie a tutto questo se la fauna marina ci sta abbandonando è facile dare la colpa hai pescatori ma se ci riflettiamo un attimo si arriva subito alla conclusione

  3. Vincenzo Campobasso

    Sono d’accordo in parte, Michele: per la parte in cui dici che la colpa è al 50% dei pescatori. Una volta si pescava tanto bene che, da ragazzo, vedevo quintali e quintali di pesci catturati con le lampare, buttati sotto il molo di Rodi, mentre, dalle stive delle barche, i T’LèR’ uscivano a diecine e diecine, tutti colmi di pesci pregiati che, sui nostri mercati, difficilmente si vedono più.

  4. Due anni fa pescavano circa venti pescherici quasi una armada la zona verso i cento scalini e arratavano con lo strasico dirattemente quasi la spiaggia di San Menaio….sanzione….nulla di niente.Le nostre vongole scappavno al mercato ittico di Manfredonia
    Lo ho i foto ancora…e nessuna avevo visto questa invasione di pescereggi…mi fa troppo ridere

  5. Michele Montecalvo

    Con reti ceche e senza rispettare la fauna marina e adesso piangiamo sul latte versato si lavorava in continuazione anche le seppie sono tre anni che non si pescano più e il danno è stato causato dai pescatori di piccola pesca perché le basse piene di uova non le lasciavano a mare ma le
    Portavano a farle essiccare

  6. Giannangelo Pecorelli

    A mio punto di vista i pescatori a strascioco… doverebbere eliminarlo. Oppure la rete solo per pesce adulto .non al sterminio dei pesciolini.siamo noi…..A non pensare al futuo x la crescita

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