Vico del Gargano. Congresso PD, alla Crozza

vico-del-garganoHo trascorso il fine settimana fra le novità (poche) intorno al rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e le delizie (lunghissime) del Venerdì Santo, in chiesa Madre.

Mi è servito per abbordare una decina di tesserati alla sezione PD di Vico del Gargano per capire se, intorno alla celebrazione del Congresso cittadino, sistematicamente rinviato di stagione in stagione, si fosse accesa una luce in fondo al tunnel.

Ammetto la mia ingenuità: fra bocche cucite con lo spago, i non so, c’ero e se c’ero dormivo, m’informo e ti faccio sapere, alla fine qualcosa è venuta fuori.

Il Congresso vicaiolo del PD non si celebra perchè le tesserate stanno combattendo con le vampate di calore e i tesserati stanno combattendo la loro guerra intorno la prostata. Fino alla guarigione di tutto e tutti non se ne parla.

Per fare un Congresso occorrono i tesserati, autonomia, una idea e, soprattutto, schiene dritte.

Fra le circa 40 tessere vicaiole, scarseggiano le schiene dritte, manca del tutto l’autonomia, non c’è traccia di una idea, irrilevante il peso delle tessere. Ma quello che sovrasta su tutto è la mancanza di verità. Tutti sanno tutto. Si sussurra, si soffia nelle orecchie, ci si scambia occhiate e cenni di testa, ma nessuno parla. Eppure materia congressuale ce ne in abbondanza, a partire dal lungo e contorto cammino del Piano Urbanistico Generale, dalla girandola dei tecnici che si sono succeduti dal concepimento all’aborto, ai legami palesi ed occulti che hanno determinato alcune scelte fra Foggia, Vico del Gargano, San Menaio, la Piana di Calenella, alla nascita della pentammucchiata con un sindaco ed una maggioranza fantoccio. Il tutto coperto benevolmente dal tacito consenso della Federazione provinciale e dall’ipocrita commissariamento della sezione vicaiola.

Il Congresso, quando ci sarà e se ci sarà, non è che provocherebbe dei sussulti, è del tutto inifluente, ma vorremmo guardare in faccia i candidati alla segreteria e le loro intenzioni. Come e dove collocarsi nel pantano putrido dell’amministrazione comunale. La fine, o l’utilizzo, o la messa a reddito del patrimonio pubblico, a partire dal villaggio turistico Macchia di Mare. E poi, se ci fossero rimaste due persone di buona volontà, chiedere se ancora esiste una Vico del Gargano laica, colta, dal pensiero lungimirante, capace di costruire un modello culturale in continuità con Michelangelo Manicone, l’Accademia degli Eccitati, Filippo Fiorentino, qualche testa gloriosa di oggi e i tanti sparsi per il mondo. Insomma restituire al paesello una dignità sventuta da quattro cialtroni invertebrati.

La ruota del Gargano gira e girerà ancora più vorticosamente appena gli effetti dei finanziamenti europei dispiegheranno tutta la loro forza ( dal prossimo mese di Aprile partono i bandi del PSR ) e alcune amministrazioni comunali saranno rinnovate.

Vico del Gargano ha bisogno di altro. Non servono le sparate ad effetto, non abbiamo bisogno di padrini e consigliori. Abbiamo bisogno di mandare a casa, il più presto possibile, questa pentammucchiata di camerieri in continuità con le feste, farina e frescacce. Il volto sciatto, il menefreghismo, sporco, indifferente, disubbidiente del paese è figlio di questa politica.

Michele Angelicchio

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