Silenzio e immobilismo, figli dell’ignavia e del buonismo alla vichese

vico-del-garganoPotevamo chiamarlo in mille modi: buonismo alla mupegna; buonismo alla paposcia; per un giorno scivoliamo anche noi nel buonismo e chiamiamolo semplicemente alla vichese. Si sente soffiare, ora placidamente, ma ci aspettiamo prossimamente una buona brezza, il venticello del buonismo. Segnali ve ne sono, un po’ di qua, un po’ di là e, in particolare, in quell’area della sinistra storica che ha sempre predicato trasparenza e bella politica. Un prodotto della vichesità arricchita a buon mercato, non come sostegno e fondamento per decisioni e verità, ma uno stucchevole e appiccicoso surrogato di quelle buone cose da fare, o che si dovrebbero fare. Prodotto che nel tempo avvelena i sentimenti, mortifica i pensieri, limita le azioni e, sistematicamente, lascia le cose esattamente come prima e peggio di prima.

Prendere per buono tutto quello che viene dal buonismo è una sceneggiata per noi stessi e un inganno per i cittadini. I fatti vanno affrontati per quello che sono, certamente con intelligenza e misura, ma con verità, senza nascondere nulla. La vita, il senso effimero, la marginalità di questo paesello, la fuga, sono figli del buonismo a buon mercato. Immaginare di poter fare scelte coraggiose con il buonismo è come leggere quella bella poesia dello Spoon River “George Gray” incapace di affrontare e navigare in mare aperto. Il buonismo alla vichese ha sempre sguazzato in acque stagnanti e maleodoranti e non ha mai allungato lo sguardo oltre le colline della Maddalena ad Ovest del paese.

Fatta questa premessa, oggi ci troviamo ad osservare, con scrupolo e senza buonismo, le prossime mosse della politica e come cambierà il vento che, speriamo, dovrebbe spingere la zattera vichese fuori dalla melma e verso il mare aperto. I piccoli e incerti segnali di ripresa politica si troveranno presto a discutere i passi da compiere per riportare il paese delle feste, farina e frescacce a paese reale e sostanziale. Un paese che dalla larga ammucchiatopoli è stato spinto ai margini della politica , isolato e ignorato dai decisori istituzionali. La comunità vichese paga, e continua a pagare, un salato costo all’iimobilismo, alla inconcludenza, alle clientele, al malaffare. Attaccati come le patelle agli scogli delle murge nere, si continua a perpetuare lo stesso stile di amministrazione degli anni 50, quando bastava svitare una lampadina e conoscere il capobastone di turno per sperare nell’obolo. Come pure restano nell’ombra alcuni argomenti che dovevano essere chiariti e sviscerati, in tutte le loro pieghe, davanti all’opinione pubblica, come l’affidamento della redazione del PUG alla società Ecosfera, la regia, l’anticipata e misteriosa fine dell’amministrazione Amicarelli nel 2012. Fine, secondo voci insistenti di paese e negli ambienti cementizi, legati a precisi interessi speculativi e terrieri. Strano è vedere oggi vittima e carnefice sbaciucchiarsi.

E, ancora oggi, non cammina sui binari della tanto invocata trasparenza, l’iter per l’adozione dello strumento urbanistico. Anzi, sembra che si faccia di tutto per calpestare i canoni della buona e oculata azione amministrativa, l’esercizio della discrezionalità, privando il dibattito e i cittadini tutti, di conoscere motivazioni, adeguatezza, istruttoria, legalità, imparzialità. Una maggioranza comunale ignava e inerte che dovrebbe rispondere alla Corte dei Conti per danno Erariale causato da totale negligenza. La stranezza, e il soffiare del buonismo, di questo periodo sta nel fatto che non si capisce come un diffuso e ampio fronte di opposizione reale, sostanziale, si fermi di fronte ad una amministrazione nata minoranza e oggi totalmente priva di consenso, formata da “mezze porzione di uomini”, e donne, senza bussola, senza un’idea e, cosa più grave, senza traccia di opposizione istituzionale.

Proprio alle opposizioni è il caso di rammentare che tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, con un Consiglio comunale a maggioranza assoluta di democristi, una minuscola, puntuale, agguerrita opposizione, riusciva spesso a mettere in difficoltà la maggioranza e ottenere modifiche migliorative su atti e decisioni. Spesso era portatrice di proposte per la vita del paese. Questo è il lavoro dell’opposizione e la bontà di una battaglia che non si fermi ai numeri e ai rituali. Abbiamo buttato altri tre anni, e buonismo e ignavia ci hanno regalato l’attesa.

Vi lascio con l’ultima dichiarazione di Michele Emiliano, fatta a Foggia durante la Giunta regionale itinerante: “…noi siamo il Sud, o ci difendiamo da soli o non ci difende nessuno”. Buona domenica.

Michele Angelicchio

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