Addio, Teodoro!

teodoro_morettiPer Rodi si chiude con te un capitolo di notevole spessore politico – morale

Mi rimproveravi spesso perché era mia abitudine darti del “Voi” e chiamarti “Dottore”; lo facevo per la stima ed il rispetto che nutrivo nei tuoi confronti.

In una delle prime lettere inviatami dopo il tuo ritiro dalla vita politica me lo ribadivi ancora: « … un solo rilievo mi permetto di fare, vale a dire quel “voi” che non sono riuscito a vedere eliminato nelle nostre fraterne relazioni. Se cambierai rotta nel senso da me invocato mi arrecherai indescrivibile gioia… ».

Ebbene, ti accontento, anche se ora non potrai più udire la mia voce né leggere le mie parole.

Nel momento in cui mi sono trovato di fronte alla bara col tuo corpo inerme istintivamente la mia mente è andata alle parole pronunciate da Pilato: “Ecco l’uomo”.

Perché questa analogia? Perché sei stato l’uomo più discusso e dibattuto nel bene e nel male. Per un cinquantennio la gente non ti ha dato tregua, incessantemente ha approfittato della tua umanità per risolvere i propri problemi, di qualsiasi natura fossero. Ti aspettava in strada, nei pressi della scuola quando ancora insegnavi, faceva anticamera in Comune sin dalle prime ore del mattino.

D’altronde, tu non davi valore al tempo: potevi saltare il pranzo, come solitamente facevi, stare inchiodato sulla tua sedia, rincasare a tarda ora; nella tua illimitata disponibilità gioivi nel servire i tuoi concittadini senza nulla pretendere. Hai istruito numerosissime domande di pensione, hai risolto beghe familiari e appianato vertenze legali private, hai procurato un posto di lavoro a giovani disoccupati e tutto questo senza mai disattendere il tuo compito di Amministratore Comunale, di Presidente dell’OMNI, di Assessore, di Vice Presidente ed infine di Presidente della Provincia, quando hai ricoperto queste alte cariche.

Giustamente ha fatto rilevare l’On. Avv. Romano nel suo sincero e conciso discorso funebre: “… in te si erano saldamente legati l’umanesimo socialista e l’umanesimo cristiano …”.

Citare tutti i tuoi meriti politico-amministrativi sarebbe troppo lungo; farlo, poi, per quelli elargiti in veste di operatore sociale a favore della cittadinanza è impensabile, ma ben lo sanno coloro che ne hanno beneficiato.

Purtroppo per ogni essere, per ogni vicenda umana, una volta raggiunta la vetta irrimediabilmente bisogna affrontare la discesa. E ciò è successo anche a te: i tempi e le mode cambiati, le leggi più restrittive, i posti di lavoro ridotti al lumicino hanno indotto la gente a fare altre scelte, nella speranza che il rinnovamento potesse risolvere ogni problema.

E così le persone in apparenza hanno continuato ad incensarti, però alle spalle hanno iniziato a censurare, criticare, disapprovare, condannare il tuo operato; qualcuno ha avuto la sfrontatezza di dire che hai rovinato il paese. A che punto arriva l’ingratitudine umana!

luigi-russoEppure conoscono le lotte che hai dovuto combattere, l’ostinata perseveranza nel bussare alle porte degli Organi Regionali e di Governo, le continue petizioni inoltrate per realizzare quelle opere urbanistiche che i paesi viciniori ci invidiavano.

Focalizzo l’attenzione su due sole strutture: l’Istituto Tecnico Commerciale ed il Conservatorio. Grazie a queste scuole tutti hanno avuto la possibilità di accedere al sapere, si è elevato il livello culturale e tante famiglie si sono evolute, emancipate ed è migliorato il tenore di vita. Quanta stoltezza in chi non si rende conto di questo!

Qualche errore, però, è stato commesso: non ci troviamo inseriti nella Comunità Montana, non abbiamo lo svincolo della superstrada. Il motivo? Perché sono state tante e tali le pressioni delle delegazioni venute a perorare la causa dell’impoverimento dei piccoli coltivatori per i tributi da pagare con l’ingresso nell’Ente Montano, e dello smembramento del territorio Comunale con la realizzazione dello svincolo, che tu hai ceduto ed hai accolto le loro richieste. La colpa, quindi, non è stata esclusivamente tua, ma ci sono tantissime corresponsabilità ed ognuno dovrebbe zittire prima di accusare.

La stessa corresponsabilità si è verificata nello sviluppo edilizio: nella tua generosità e nobiltà d’animo non hai saputo opporre rifiuto a nessuno.

Ed oggi il dito della critica è puntato solo su di te e, cosa strana, lo fanno soprattutto coloro che sono stati favoriti.

Stanca della tua straordinaria dedizione alla cosa pubblica, la gente ha decretato per te lo sfratto dal Palazzo Comunale e tu, in silenzio, hai preso la via dell’esilio terreno, come hai voluto classificarlo. Sul tuo morale, però, ha influito non tanto la sconfitta elettorale, quanto la vile azione della nuova amministrazione. È stato l’atto più riprovevole e disgustoso che si sia potuto commettere nei tuoi confronti.

teodoro-morettiA chi leggerà queste mie riflessioni su di te voglio riportare ciò che mi scrivevi nella tua missiva del 25/01/2000: «… Se io penso agli incalcolabili sconfinati sacrifici sostenuti nel corso della mia vita politica, se mi sovviene alla mente il ricordo che non mi sono creato una famiglia per il solo fine di poter concentrare tutte le mie energie per il trionfo del sacrosanto ideale del SOCIALISMO, se all’indomani delle ultime amministrative mi balza davanti agli occhi il prorompente comportamento di esaltazione di quanti erano stati aiutati, allora chiunque avverte di aver tutto sbagliato nella sua linea di condotta … Non mi resta di ribadire che la riconoscenza è una madre sterile, per cui Orazio ebbe giustamente a sentenziare “Il popolo è una belva dalle molte teste”, e che spesso, anzi sempre, partorisce dei carnefici che, a loro volta, sono figli delle vittime … Copiose calde lagrime sgorgano inarrestabilmente dal mio viso …».

Quanta sofferenza, quanta amarezza riscontro in queste tue parole! Toccheranno il cuore di tutte quelle persone che, anche quando si è diffusa la notizia del tuo decesso, hanno commentato: “Mi dispiace che sia morto, ma a me non ha fatto alcun favore!”

Ecco a che punto arriva l’ipocrisia, l’egoismo, l’irriconoscenza!

Ed anche nel tuo esilio hai continuato a consigliare, ad aiutare coloro che ti cercavano per qualche pratica spinosa.

Ultimamente mi scrivevi: «… mi affido solo ed esclusivamente al Signore, a Cui è pienamente presente l’operato di ciascuno di noi. Padre Pio mi è spiritualmente vicino nella fase ormai conclusiva della mia esistenza ed io mi auspico che Egli mi prelevi al momento giusto e mi consegni nelle braccia del Signore …».

Addio, Teodoro! Durante la tua esistenza hai profuso impegno politico, servizio, umanità e per questo hai meritato riconoscimenti validi in tutta la Provincia.

Solo gli stolti non riconoscono il bene che hai fatto, ma il Signore ti ripagherà di quanto hai ingiustamente subito da molti tuoi concittadini.

Pino di Lella – Il Gargano Nuovo, Anno XXX – n. 2 – febbraio 2004

18 commenti

  1. Raffaele Altomare

    Un grande uomo! Sia come politico e come insegnante! Difficile da dimenticare!

  2. Fiorenza Russo

    Bell’articolo e quanto vero è tutto quello che viene scritto da Pino Di Lella

  3. Angela Petrosino

    Era amico del mio papà me lo ricordo bene, ma quanti anni aveva?

  4. Tommaso Ognissanti

    Più che giusto ottime parole e discorso che nn fa piega …probabilmente vedendo i politici di oggi nel nostro paese lo si rimpiange pure

  5. Michele Milone

    prof di francese alle medie unico

  6. Lucia Ragni

    Il mio professore di francese…unico ..lo ricordo con grande stima…

  7. Come ebbi modo di dire grandissimo uomo immenso politico….conosceva tutte e leggi e per risolvere i problemi studiava tutte quelle che non conosceva. Ricordo quando ero il suo segretario durante la presidenza della provincia, per il riconoscimento di una pensione ad un lavoratore (aveva lavorato in Francia) che lo stato riteneva non avesse diritto…. mi ha fatto seguire il caso per quattro mesi……una battaglia ostinata contro l’INPS per affermare un diritto che nessun giurista ha saputo perseguire…..ha avuto ragione LUI la pensione fu assegnata con retroattività. Il lavoratore non perse neppure una lira. Grande Teodoro Moretti.

  8. Franco Miglionico

    E’ stato anche mio professore di francese. Dico “anche” perchè ha insegnato francese a molte generazioni e quel “voi” forse (azzardo un’ipotesi) è un francesismo. Grazie a lui ho potuto frequentare le scuole di Avviamento Professionale (negli anni ’60): ha preso di brutto mia madre, per strada ammonendola: “Signora, suo figlio deve fare le Superiori!” E a nulla sono servite le repliche di mia madre. Sono andato a scuola. Grazie a Teodoro Moretti. Non ho mai dimenticato né quel gesto né molti altri, come quello di regalarmi il suo personale libro di testo che i miei non mi compravano, o di farmi avere un paio di scarpette per l’ora di Educazione Fisica. Non era perfetto, ma sono proprio i limiti e i difetti a fare “grande” una persona, in un mondo in cui la perfezione è una chimera. Grazie Professor Dottor Teodoro Moretti.

  9. Alessandro Mastrodomenico

    Grandissimo uomo e politico.Si interessava di qualunque persona gli ponesse un problema personale…Quante volte è venuto all’inps di Fg a sollecitare problemi dei suoi concittadini!!! Lo stimavo tantissimo…Un solo neo : non ha compreso l’importanza strategica del turismo e mentre peschici ed anche vico aprivano le porte al turismo,a rodi negli anni 70 gli abitanti ci ripetevano:per colpa vostra aumenta tutto d’estate…Poi Carmine D’Anelli ha dato la vera svolta a Rodi,come città votata al turismo…

  10. Giuseppe Romagnuolo

    E stato anche il mio professore di francese 66/67/68ca.

  11. Pietro Carnevale

    Non voglio parlare del Dott. Teodoro Moretti l’ha già fatto signorilmente e veritieramente il Maestro Pino Di Lella in quella sua lettera del febbraio 2004 che oggi è stata ripubblicata su questo blog giusto per schiarire le memorie di chi ha dimenticato e darne un poco ai giovani ignari.
    Non voglio parlare di quella “sconfitta” ma del dopo.
    A che serve oggi la commemorazione della figura di Teodoro Moretti quando chi oggi lo vuole celebrare non ha speso una parola o fatto un gesto subito dopo la sua “sconfitta” che lo ha portato al ritiro.
    La storia ci insegna che i veri “condottieri” dopo aver sconfitto in battaglia nemici di grande superiore levatura ne imponevano “l’onore delle armi”.
    Si onore allo sconfitto per riconoscerne la grandezza.
    Ed era quello che si doveva fare a Teodoro Moretti immediatamente.
    Chi di dovere, il vincitore, ci doveva mettere la faccia subito. E l’occasione l’ha avuta qualche giorno dopo quel fatidico lunedì della proclamazione, quando, di soppiatto, Teodoro si è recato per l’ultima volta in Comune per raccogliere le sue misere cose dalla sala consiliare dove era solito lavorare.
    Doveva uscire dalla conquistata stanza del Sindaco, appena ridipinta e disinfettata come se fosse stata usata da un appestato, chiamare tutti gli impiegati e soprattutto i suoi compagni di cordata ed andargli incontro, anche a rischio di essere cacciati via (ma Teodoro non lo avrebbe fatto) e rendere l’onore a quel GRANDE UOMO che spariva dalla storia di Rodi Garganico. Invece mentre il meschino si allontanava in lacrime (e lo posso confermare perchè sono stato l’unico che ha avuto il coraggio di avvicinarlo ricevendone un cordiale abbraccio insieme al collega Giuseppe Sacco che l’aiutava a raccogliere le sue cose) il “vincitore” rimaneva imperterrito nella conquistata, ridipinta e disinfetta stanza del sindaco.
    Doveva metterci la faccia e onorare la figura dello sconfitto alla prima seduta utile del nuovo consiglio comunale convocato subito dopo la vittoria elettorale.
    Doveva metterci la faccia il giorno del funerale quando era lui che, prima di tutti, doveva salire sull’altare per proclamare l’omelia funebre e celebrarlo degnamente.
    E quale migliore occasione, infine, per rimediare se non quella del primo consiglio comunale dopo la elezione del 2012.
    Ed ecco che ora, dopo diciassette anni dalla sconfitta e dodici anni dalla morte, a “babbo morto” arriva la tanto pubblicizzata celebrazione pubblica, che viene dopo cittadinanze onorarie date, con altisonanti eventi mediatici, a personaggi che ben potevano aspettare, che ben potevano essere secondi a Teodoro Moretti.
    Mi sa caro Teodoro che il tuo nome, la tua persona, la tua semplice figura servono solo quale pretesto per fare un’altra di quelle manifestazioni altisonanti volute solo per creare immagine. Chiasso e immagine che tu odiavi che non ti appartenevano.
    Riposa in pace Teodoro, continua il tuo sonno eterno e fai finta di non vedere niente.

  12. Antonia Teormino

    Mi ricordo vagamente i miei genitori parlavano molto bene del dottor Moretti…

  13. Rita Maio

    E stato anche il mio professore di francese grande uomo.

  14. Nino Gervasio

    Il gratificato non sarà mai riconoscente a chi l’ha beneficiato! Bene ha scritto il maestro Pino di Lella.

  15. Saverio Spicciariello

    Teodoro, come lo chiamavo, era un signore di altri tempi, onesto, generoso per i poveri e per il suo popolo. ogni volta che ci incontravamo a Rodi in occasione dell’inizio dell’estate, salutava anche mia moglie con un baciamano di rispetto. Gli attuali amministratori devono prendere qualche lezione da lui.

  16. Antonia Teormino

    Condivido la generosita’e l’altruismo del dottor Teodoro ..

  17. Antonio Castelluccia

    La parola riconoscenza non fa parte del vocabolario di alcuni Rodiani. Io invece in questo uomo ho avuto tanta ma tanta riconoscenza per aver tolto mio padre dalla strada con il suo tre ruote e dato la possibilità di vivere serenamente facendogli fare il custode del mercato coperto. Ancora oggi una delle mie prime visite è la sua tomba. Vergogna a chi lo ha pugnalato alle spalle. Mi ricordo il suo ritiro nella sua casa, un giorno sono andato a trovarlo e mi ha accolto con le lacrime agli occhi facendomi rivivere momenti dimenticati, ho rivisto il suo sorriso in quei ricordi. Ricordo le sue parole…. Hai fatto bene ad andare via da Rodi….. Aveva ragione!!!!!

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