«Sor’ acqua» e le cento sorgenti di Vico del Gargano

acqua-sorgenteNessuno ne ha parlato, è passata in silenzio la Giornata Mondiale dell’Acqua. Le Nazioni Unite la festeggiano il 22 marzo di ogni anno. Questo preziosissimo dono del Padreterno, che tiene in vita tutta la terra e le sue creature, dovrebbe ricevere un’attenzione più alta da parte di tutti. Spesso lo dimentichiamo presi dall’affanno delle cose quotidiane. San Francesco l’ha elevata a sor’ acqua, la quale è multo utile et humile et preziosa et casta.

Quanto è casta la cura e la gestione dell’acqua in Capitanata è difficile, se non impossibile saperlo, soprattutto se il pensiero ritorna a quel Gargano arso e sitibondo, agli sguardi al cielo dei nostri contadini che scrutano l’arrivo di nubi, alla terra spaccata e polverosa.

Vico del Gargano è storicamente definito “il paese delle cento sorgenti d’acqua”. Non so se sono veramente cento, non l’ho mai contate, ne conosco una decina come curioso girovago ed anche perchè adoro il rumore dell’acqua scorrere, mette pace. Non trovo traccia nemmeno di una Autorità delle Acque, non ne ho mai sentito parlare. Quant’acqua sgorga da queste sorgenti e quanta è sprecata sarebbe opportuno monitorarlo per avviare un’azione di recupero ambientale ora che parte la pianificazione comunitaria e regionale del PSR 2014 – 2020. All’interno del documento, sulle previsioni del Piano di Sviluppo Rurale, e sui fabbisogni della Regione Puglia, troviamo un capitolo dedicato proprio al recupero delle fonti di approvvigionamento idrico:” L’analisi ha evidenziato l’esistenza di una significativa disponibilità di risorse idriche non convenzionali, unitamente alla propensione al loro utilizzo. I fenomeni, però, vanno letti alla luce di un non razionale utilizzo della risorsa idrica e della inadeguatezza della rete di distribuzione.

Il conseguente fabbisogno di intervento è: Razionalizzare l’uso della risorsa idrica, monitorando continuamente gli andamenti climatici e i livelli idrici dei bacini esistenti e ricorrendo a modelli previsionali e gestionali informatizzati, anche attraverso l’incremento e il miglioramento
dell’utilizzabilità e dell’utilizzo delle risorse idriche non convenzionali funzionalmente al rispetto della salubrità e sicurezza dell’ambiente pedologico e dei prodotti stessi.”

Ritornando alle “ cento sorgenti “ il nostro concittadino Rocco Sgherzi, docente di Selvicoltura Urbana, traccia un quadro di questa preziosa risorsa e scrive:” Tra gli interventi di recupero del patrimonio naturale, è da segnalare il sistema delle sorgenti di Vico, preziose risorse d’acqua in un contesto arido quale è il Gargano. Un reticolo naturale di sorgenti, riconosciute come Pubbliche Fonti, ha storicamente rappresentato l’elemento strutturale di un’agricoltura tradizionale all’interno del Parco Nazionale del Gargano con caratteri di eccezionale biodiversità agraria: dal fico d’India al castagno. Circa un centinaio di punti affioranti, disseminate in tutto il territorio, in parte utilizzate per l’irrigazione degli agrumeti (4 sorgenti), ma in prevalenza oggi in stato di incuria e degrado.Le sorgenti di Vico, hanno perso oggi perfino di leggibilità; difficile distinguerle, quando l’incuria, l’abbandono non le ha del tutto “cancellate”. Qualcuna continua ad essere meta di cittadini per approvvigionarsi della sua preziosa acqua; qualche altra continua ad irrigare qualche piccolo orto o soprattutto continua a mantenere in vita quello che può definirsi uno dei paesaggi agrari storici più peculiari dell’intero Meridione: i Giardini d’Agrumi, una piccola oasi di agricoltura intensiva che ha radici storiche (sorgono intorno all’anno mille).

Le sorgenti, infatti, hanno rappresentato la premessa fondamentale perché nel Gargano si affermasse la coltura dell’agrume, per le quali questa terra veniva conosciuta già nel secolo scorso da Mosca, Pietroburgo a Liverpool a Chicago (il 50% della produzione veniva esportata in terre d’oltralpe). Le acque delle sorgenti potrebbero essere ancora utili per la tradizionale coltivazione degli agrumi; potrebbero avere un uso potabile – alla luce delle nuove teorie che riqualificano le acque ricche di calcio, come lo sono le sorgenti in questione; potrebbero essere utili per farne dei luoghi pregiati, con opportune opere di restauro e recupero naturalistico, di mete per il turismo verde. Potrebbero essere, infine, occasione per creare specchi d’acqua (invasi) anche al fine di praticare la pesca sportiva, nonché preziose riserve d‘acqua a fini antincendio.

Le sorgenti, sono preziose risorse di acqua potabile che il Gargano e la Puglia, non possono permettersi il lusso di perdere. E se le valenze non sono meramente naturalistiche (bensì anche storiche, paesaggistiche, sociali) qualsiasi ipotesi progettuale deve concepirsi come qualcosa di organico, che miri cioè ad una valorizzazione/fruizione “olistica” delle stesse.”

I cambiamenti climatici, il dissesto idrogeologico, la regimentazione e il recupero delle acque richiedono una nuova e diversa attenzione che il Piano di Sviluppo Rurale deve tenere ben presente.

Michele Angelicchio

3 commenti

  1. Vincenzo Campobasso

    Grato a Michele Angelicchio per l’informazione. Ma sarebbe stato più bello sapere almeno il nome di alcune delle fonti, magari senza rivelarcene i toponimi. Ma….

  2. Michele Angelicchio

    …in una prossima puntata…

  3. Vincenzo Campobasso

    Grazie, Michele. Aspetto la prossima puntata.

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