San Menaio: il grido di un quartiere

Cosa ci aspettiamo dalla prossima annata turistica, come ci prepariamo all’accoglienza, quali propositi, quali obiettivi, percorsi, fatti. Qualunque cassetto dovessimo aprire per trovare cose nuove, dobbiamo sempre e comunque, svuotarlo del vecchio. Qualunque aspirazione, desiderio di cittadini, turisti ed operatori del paesello, dobbiamo fare i conti con quello che c’è e che ad ogni stagione viene ripetuto, vissuto e subito pazientemente.

Il paesello e il suo più importante quartiere da tre anni e mezzo colleziona fiaschi avvolti nel totale silenzio, poiché nessuno più lo prende sul serio. Sì, c’è ancora uno sparuto pugno di servi, lacchè, questuanti, al servizio e in attesa dell’ultima sciacquatura di piatto e delle ultime forchettate. C’è ancora qualche lingua ruspante, ma sempre attenta a passare dalla parte nuova appena finito di leccare il vecchio.

In altri tempi, non molto lontani, un’amministrazione comunale che si fosse presentata con un bilancio simile, con il volto del paese sfigurato dalla sciatteria, con un lungo rosario di menzogne sul Piano Urbanistico Generale, rasi al suolo ogni traccia di beni immateriali, beni pubblici a marcire e inutilizzati, un settore turistico agonizzante e spremuto come un limone secco, sarebbe presa a calci nel sedere da partiti, associazioni di categorie, cittadini con la schiena dritta, pronti a chiedere le dimissioni per danni e manifesta incapacità, e cacciati dal paesello. Questo avverrebbe in qualsiasi degli ottomila e passa comuni italiani. Paesi, piccoli e grandi, seri. A Vico del Gargano, da un po’ di tempo si da, per cultura e per buonismo, che gli amministratori siano dei bugiardi patentati, servi al servizio di chi li ha proposti, dispensatori di elemosine ai cani che leccano la mano del padrone, perditempo e scaldasedia, svegli solo per gli affari di famiglia e per fame. La giustificazione di tutto ciò è che ci sono luoghi e situazioni peggio della nostra e che bisogna accontentarsi del meno peggio; bella soddisfazione.

A nessuno viene in mente che, in questo paesello, c’è altro oltre l’infame pentammucchiata, per esempio, ci sono gli operatori del turismo, albergatori, balneari, del commercio, che combattono da anni una battaglia impari e inutile nei confronti di una amministrazione che considera, di fatto, San Menaio terra di nessuno, tranne che per tributi e tasse.

Si sono riuniti in un locale della Buca del Carbonaro, per discutere come affrontare la prossima campagna turistica e quali urgenti e indispensabili misure occorre prendere per difendere e tutelare posti di lavoro, economia, immagine di un settore sensibile ed in difficoltà. Tutti gli interventi sono stati indirizzati su di un punto: qualificare l’accoglienza e il decoro del quartiere. L’elenco è lungo; parte dall’irrisolto tema della raccolta dei rifiuti, alla grossolana ed episodica pulizia degli arenili, da una tassazione meno vessatoria a servizi più efficienti, dalla mancanza di decenti bagni pubblici, al caos e impraticabilità di marciapiedi e parcheggi, dalla concorrenza sleale agli affitti in nero, alla totale assenza di eventi e organizzazione del tempo libero, all’applicazione del Piano Spiaggia. Fiato sprecato continuare a ripetere che il turismo è il settore, più degli altri, in continua e veloce evoluzione, adeguamento, attenzione. In conclusione dell’affollata e vivace assemblea, gli operatori di San Menaio hanno chiarito che non sono più disposti a tollerare trascuratezza, bugie, rinvii, dimenticanze ed hanno chiesto un incontro con il Sindaco.

Michele Angelicchio

5 commenti

  1. non che gli amministratori precedenti abbiamo fatto di meglio o di più…
    io comincerei mettendo un senso unico alternato regolato da un bel semaforo sul lungomare

  2. Toni Moreno Falcone

    Si deve fare di più perché Rodi e bella ma sporca e sempre più abbandonata a se stessa. Si deve fare in modo che’ i turisti nn debbano scappare a Peschici e Vieste

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