Il Comune di Tremiti compie 84 anni

Il più bel regalo? Recarsi alle urne il prossimo 17 aprile per votare SÌ al referendum contro le trivellazioni e scongiurare il rischio che questo luogo ancora incontaminato venga compromesso da una politica sorda alle esigenze del territorio 

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Quella del 1° marzo per le Isole Tremiti è una data importante. L’arcipelago diomedeo, abitato già in antichità e per secoli utilizzato soprattutto come luogo di confino, è diventato infatti Comune autonomo con legge del 1° marzo 1932 e quest’anno quindi spegne la sua 84ª candelina. In quel periodo il Capo del Governo, primo ministro segretario di Stato, ministro dell’interno era Benito Mussolini. Il riconoscimento ufficiale in Comune autonomo del gruppo delle Isole Tremiti avvenne dopo aver convertito in legge il Regio Decreto Legge del 21 gennaio 1932, n. 35. Sempre il 1° marzo, ma del 2012, moriva invece Lucio Dalla che scelse queste isole come seconda casa passandoci le sue vacanze estive e componendo tra questi scogli alcune tra le sue canzoni più belle come 4 marzo 1943 e Come è profondo il mare.

L’Arcipelago, localizzato a circa 12 miglia a Nord del promontorio del Gargano è composto dalle isole di San Nicola, sede comunale, dove si trovano i principali monumenti dell’arcipelago; San Domino, la più grande e la più abitata, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell’unica spiaggia sabbiosa dell’arcipelago (Cala delle Arene); Capraia, la seconda per grandezza, disabitata; Pianosa, un pianoro roccioso anch’esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole; il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola; La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.

In meno di 3 km² di superficie e 20 km di perimetro costiero, l’arcipelago tremitese costituisce un esempio di rara bellezza sia per la natura incontaminata dei suoi fondali sia per gli aspetti paesaggistici e storico-architettonici presenti. Al fine di proteggere e preservare questo incomparabile patrimonio floro-faunistico nel 1989 è stata istituita la “Riserva Naturale marina Isole Tremiti” la cui gestione dal 1991 è passata all’Ente Parco Nazionale del Gargano.

ph Domenico di Monte

Un ecosistema messo gravemente a rischio dopo le recenti autorizzazioni rilasciate dal Governo italiano per capire se nel tratto di mare in questione esistano giacimenti di gas o idrocarburi. Il pericolo, momentaneamente scongiurato per la volontaria rinuncia della Petrolceltic alle ricerche petrolifere davanti alle Isole Tremiti, visti “i cambiamenti delle condizioni del mercato mondiale e il venir meno dell’interesse minerario”, non deve far dimenticare le conseguenze irreparabili su un territorio estremamente fragile che potrebbero comportare già le sole esplorazioni. Condotte con il metodo Air Gun, mediante una nave che lancia onde rumorose di aria compressa verso il fondale marino ogni dieci secondi – 24 ore al giorno per diversi giorni – per verificare la presenza di eventuali depositi di gas e di petrolio, questo sistema di ricerca disturba la vita di diverse specie marine, soprattutto i cetacei, alterandone il comportamento e influisce anche sulla pesca, che intorno alla sorgente sonora diminuisce fino al 50%.

A subire un duro contraccolpo sarebbe anche il settore turistico, sul quale si basa l’attuale assetto socioeconomico dell’area. La Puglia rappresenta turisticamente una delle regioni più dinamiche del Sud: il valore aggiunto delle attività turistiche (alberghi e ristoranti) supera il miliardo di euro (è la decima regione in Italia, terza tra quelle del Sud dopo Campania e Sicilia) e costituisce il 5% del totale regionale. Inoltre, il settore da lavoro a 65mila persone, pari all’8,5% degli occupati totali. Il turismo in Puglia – nonostante la crescita degli ultimi anni – ha ancora grandi potenzialità, soprattutto se si guarda ai flussi incoming che oggi non superano il 20% sul totale delle presenze. Minare l’equilibrio ambientale dell’area, quindi, significa ipotecare uno sviluppo intelligente del territorio.

Di qui l’assoluta necessità di partecipare alle consultazioni referendarie che il Consiglio dei ministri ha fissato al prossimo 17 aprile 2016, respingendo peraltro l’ipotesi dell’election day referendum-amministrative in spregio agli appelli di tutte le associazioni ambientaliste e buttando all’aria centinaia di milioni di euro dei cittadini italiani al solo scopo di minare il quorum e comprimere i tempi del confronto e dell’informazione. Se non fermiamo le trivelle, il mare finirà nelle mani dei petrolieri, gli unici a cui conviene puntare sulle poche gocce di petrolio presenti sotto i nostri fondali, e svenderemo la bellezza del nostro Paese e dei suoi mari per pochi spiccioli, perché le nostre royalties sono tra le più basse al mondo.

Per sensibilizzare i cittadini sull’importanza del referendum, fino al prossimo 17 aprile, con un’iniziativa congiunta le pagine Facebook di Rodi Garganico e Rodi Garganico online mostreranno un’immagine di copertina specifica perché è arrivato il tempo di scegliere e se non lo facciamo noi lo faranno i petrolieri.

IL NOSTRO MARE NON SI TRIVELLA. Dillo forte e chiaro il 17 aprile: VOTA SÌ.

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