«C’è puzza di tangenti ad Apricena», l’epilogo

municipio-apricenaIl 16.02.2015 ho sporto personale denuncia-querela nei confronti di Pasquale TERLIZZI, consigliere comunale di opposizione di Apricena e segretario locale del Partito Democratico per il reato di diffamazione a mezzo stampa in relazione all’articolo “C’è puzza di tangenti ad Apricena”, pubblicato sul quotidiano “L’Attacco” il 19 novembre 2014.

IL FATTO – Nel corso di una conferenza stampa, infatti, il nominato querelato, accompagnatosi ad altri, aveva pronunciato nei miei confronti le seguenti rilevanti espressioni:
“ …c’è lui, il vero gestore di questa amministrazione, il dottor Donato Petrosino, che stando alle leggi recenti, in quanto dipendente in pensione, non può percepire soldi dalla città di Apricena…”;
“… ad Apricena c’è una strana puzza di tangenti. Non ho paura a ribadirlo … Come mai il Comune di Apricena aveva bisogno di un dipendente come Petrosino?”;
“… Petrosino era a Rodi e lì c’era la Andreani. Petrosino va a Termoli e arriva la Andreani. Non è un caso …”;
“…secondo la legge Petrosino non può percepire stipendio… Se questa è legalità e trasparenza …”.

LA QUERELA – Tutte frasi, queste, ritenute lesive della mia dignità e reputazione al punto da convincermi a sporgere querela contro l’individuo che si era preso licenza di pronunciarle, ed è stata, questa, lo giuro, la prima ed unica volta della mia vita che ho querelato qualcuno!

Le invettive contro di me sono poi proseguite sulla stessa falsariga per diversi mesi con la pubblicazione di articoli di analogo stampo, sempre sul medesimo quotidiano ed a firma del noto compiacente pennivendolo.

Il profilo Facebook di costui ha continuato nei mesi successivi ad arricchirsi di contributi alla crescita dell’equivoco perché la mia attività di collaborazione, nonostante le notizie scandalistiche messe in giro contro di me, si allargava ad altri Comuni e la cosa, forse, poteva dargli fastidio in quanto contraria alle sue propagandate convinzioni sulle consulenze esterne e sull’applicazione della legge Madia.

Capisco la diversità di opinioni e il dibattito sui contenuti delle proposte avviate dal referente politico avverso, magari costruite con il supporto necessario del collaboratore tecnico; comprendo anche tutta l’animosità del dibattito perché la democrazia si regge sulla diversità dei ruoli e sul primato del decisore finale, vocato ad assumersi personalmente le responsabilità morali, politiche e giuridiche della scelta fatta.

Ma quando il contraddittore oltrepassa i limiti della ragionevolezza; quando l’oppositore alza il tono di voce perché non ha soluzioni da contrapporre; quando egli diventa aggressivo per convenienza propria; quando, come in questo caso, tramando intese con silenti istigatori senza scrupoli, egli premedita di uccidere con l’arma della menzogna anche i miei anni di servizio, sempre spesi nelle istituzioni locali a testa alta e a mani libere, allora io devo intervenire in difesa di me stesso perché non si tratta più di giustificare il sano e democratico confronto sulle idee.

L’impunità in questo caso varrebbe un immeritato premio alla spregiudicatezza e l’ignoranza da cui nasce l’offesa prevarrebbe sull’onestà intellettuale.

Una violenza morale, un indecente omaggio alla maldicenza generalizzata, un assist tutto sommato su cui anche gli sparuti animatori di Falsanellandia con artifizi abbastanza filamentosi avevano tentato di scrivere la loro stravagante trama di insulti.

L’EPILOGO – La Procura della Repubblica di Foggia, nell’ambito del procedimento n. 3742/15 avviato dopo la mia querela, ritenendo comprovati i fatti da me esposti, con provvedimento del 18 gennaio 2016 ha ritenuto Pasquale TERLIZZI responsabile della diffamazione a mezzo stampa con sussistenza del vincolo della continuazione (art. 595 c.p., 2° e 3° comma, e art. 81 c.p.), sanzionandolo con un pena pecuniaria di sedicimila settecento cinquanta/euro, così convertendo quella detentiva.

Qualunque possa essere a questo punto l’esito della vicenda (opposizione o acquiescenza dell’interessato al decreto di condanna penale) sono certo che la lezione sul piano morale non servirà ad eradicare il vizio di denigrare dalla testa di chi non ha argomenti diversi dall’ingiuria e rispetto per il lavoro degli altri.

Sul piano civile, però, la conclusione mi è molto utile perché l’ammissione di responsabilità a carico di Terlizzi mi consentirà di richiedergli un cospicuo risarcimento dei danni, che, a conferma di quanto già a suo tempo preannunciato, io potrò devolvere interamente al Comune di Apricena perché sia utilizzato in progetti ed iniziative socialmente rilevanti.

Donato Petrosino

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