Una scuola «Agraria» sul Gargano porta a porta con un Liceo Classico

liceo-virgilio-vicoE’ il momento dell’agricoltura: crescono le iscrizioni agli istituti tecnici agrari, alle facoltà di Agraria. Sarà la crisi, la fame? Si moltiplicano idee e esperienze: gruppi di acquisto locale, agricoltura sociale, adozione di alberi da frutto, orti urbani, orti sui terrazzi, orti verticali. Un po’ di autoconsumo non fa male, ma bisogna imparare e l’agricoltura non è solo un’attività pratica, ma un settore dove vi sono i più alti livelli di applicazioni scientifiche (ecologia, botanica, biologia, chimica, ecc.). E’ il momento delle agricolture storiche come quella del Gargano, serbatoi di tipicità, serbatoi di conoscenze rivalutate dalla stessa “scienza” (ecologia del paesaggio, botanica, fitosociologia). I contadini avevano capito in modo empirico, ciò che oggi costituiscono le nuove frontiere della ricerca: sostenibilità, biodiversità. L’agricoltura è l’unico settore che non ha “sentito” la crisi: è ancora reddito, occupazione, e ancora oggi, scelta di vita.

Cosa succede nel Gargano, in Capitanata? Quali tendenze? Possiamo captare questo trend?

Una provincia, come quella di Foggia, con una storica vocazione agricola e con una capacità produttiva da primati ha due Istituti tecnici agrari e due Istituti professionali di agricoltura, scuole che faticano oggi a “conservarsi”. Può essere? Per fortuna abbiamo una Facoltà di Agraria, probabilmente arrivata in ritardo. I giovani scelgono poco “cose di agricoltura”, non scelgono “scuole agrarie”, ancor meno nel Gargano. Da quarant’anni il sistema scolastico (Licei classici, scientifici, ecc.) li ha allontanati dal Gargano, facendoli dimenticare che i loro padri, i loro nonni sono stati contadini. Da quarant’anni questo sistema scolastico “sforna” diplomati che poi se ne vanno e nella maggior parte dei casi non tornano più: il prezzo che pagano da decenni paesi, periferie e borghi. Grazie a questo sistema scolastico tanti giovani, figli anche di contadini, sono diventati dottori, avvocati, ingegneri, e anche agronomi (in minima parte) ma pochi sono tornati e paesi e borghi si sono svuotati, devastati nelle loro identità, dall’omologazione di modelli sociali e culturali. Diminuiscono le iscrizioni ai licei, all’Università e se le nostre generazioni potevano “scappare” a Milano, Torino, oggi sempre meno: non c’è più un Nord ricco. Per i giovani del Gargano la “scuola agraria” più vicina era a San Severo, anche con un convitto, ma ispirava scarso o poco interesse. L’aveva frequentata Antonio Facenna, ove ebbi l’occasione di conoscerlo (commissario esami di Stato); in mezzo anche la sfortuna. La distanza? Disinformazione? Retaggi culturali negativi? Quest’ultimi probabilmente!! Ne sono convinto. Nel Gargano, in Capitanata, si può sperimentare come alla parola “agricoltura” si associa facilmente “miseria, fame, cafone, fatica, sacrificio, sopraffazioni, scarsa considerazione sociale”, quanto cioè ha rappresentato nella nostra storia questo settore.

Da almeno un decennio anche nelle scuole garganiche si sono moltiplicate progettualità didattiche e formative di “riscoperta” delle tipicità agricole. Coinvolto da docente in qualcuna di questa esperienze, erano palesi negli alunni “distanza, estraneità”. Bisogna continuare in questa progettualità? Non credo! Manca la storia, mancano le radici, manca la SCIENZA. Senza la conoscenza scientifica non si capirà mai niente di agricoltura; solo la conoscenza scientifica ci potrà far comprendere che l’agricoltura inventa cibi, costruisce equilibri ambientali, disegna paesaggi. Alla scuola (non certamente alla Buona scuola di Renzi), al sistema formativo, purtroppo, ancora una volta tutta la responsabilità per queste nuove e necessarie consapevolezze.

Da qualche settimana il Gargano ha per la prima volta, nella sua storia, una “scuola agraria” (Istituto professionale per l’agricoltura. Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale); l’ultima volta che nel territorio si è fatto un po’ di divulgazione scientifica ci riporta alle efficientissime Cattedre ambulanti di agricoltura di epoca fascista. Nasce a Vico del Gargano, nel cuore di quelle storiche agricolture che ancora persistono sul promontorio; agricolture mai studiate, mai comprese nella loro importanza storica, economica e sociale per l’Italia.

Cosa può fare oggi una “scuola agraria” nel Gargano e per il Gargano?

Può intanto cominciare a “distruggere”, perché di questo si tratta, quel retaggio culturale che ci sta ancora appiccicato sulla pelle, nella memoria. Può essere un efficace veicolo di sensibilizzazione e divulgazione della conoscenza scientifica.

Può essere la prima occasione per cominciare a studiare l’agricoltura del Gargano, un tassello di quelle agricolture che ancora sopravvivono qua e là in Italia e dalle quali poi vengono, pochi lo sanno o ne hanno consapevolezza, quelle “tipicità” di cui tanto si parla e si “sparla”. Quelle tipicità che costituiscono la parte cruciale del patrimonio gastronomico italiano.

Può essere la vera occasione per le tipicità di cui il Gargano è ancora custode, per non molto ancora, perché è necessario conoscerle, studiarle, tipicizzarle concretamente su basi scientifiche, ricostruirle e produrle. Solo con queste basi possono nascere concretamente nuove economie dalle creatività giovanile che recuperano, attualizzano, sperimentano la straordinaria biodiversità agraria e culturale del Gargano: agrumi, pere, fichi, castagne, noci, nocciolo, ciliegie, antiche varietà di grano, mais, patate, pomodoro, cipolle, rape, caciocavalli, manteche, cacioricotta, scamorze….. Solo per comprendere questa diversità occorreranno “biblioteche” di chimica, botanica, biologia, fisica. Tutto Qui? No!! Anche biblioteche di storia, filosofia, letteratura greca, latina.

Può essere la grande occasione che tutto questo si può realizzare in quel “luogo” che quarant’anni fa nasceva come Liceo Classico di Vico del Gargano. E’ un’assoluta novità: una “scuola agraria”, porta a porta con un Liceo Classico. L’occasione straordinaria perché queste due culture allontanate, estremizzate dal sistema scolastico e formativo italiano possano finalmente ritrovarsi. In questo “porta a porta” acquisiranno significato per gli studenti il latino, il greco da una parte e la biologia, la chimica e la botanica dall’altra; acquisiranno finalmente significato personaggi come Virgilio, Aristotele, Plinio, e soprattutto Colummella, Teofrasto, Lucrezio. E probabilmente gli alunni comprenderanno, capiranno di “territorio” (la stessa geografia ha perso di significato e importanza) che in fondo è PAESAGGIO ove si intrecciano storie umane e storie naturali. E’ quanto può farci capire ancora il Gargano (altrove ciò che è paesaggio è stato devastato), di qui la sua valenza didattica e formativa, perché è quanto resta di quel paesaggio dell’Italia agricola che ha fatto il “Bel Paese”, meta obbligata di “viaggiatori” di ogni tempo. Quel Paesaggio che solo una “scuola agraria” porta a porta con un liceo classico possono farci comprendere e valorizzare.

Può essere l’occasione perché la scuola del Gargano cominci a valorizzare uomini che hanno speso la propria vita per il territorio, per “cose di agricoltura” come Giuseppe del Viscio (1859-1919), modesto sapiente che dedicherà tutta la sua vita a studiare il Gargano. Autore dell’unico studio (un trattato) sugli agrumeti del Gargano, orfano, racconterà la figlia ad un intervista di Salvatore Ciccone, pubblicata sul «Messaggero» del 23 maggio 1959, si apre alla via della scuola con gli stimoli di un compagno di giochi che se lo porta con sé, e quando non può, il bambino Del Viscio è solito fermarsi intere mattinate dietro la finestra della scuola ad ascoltare le lezioni del maestro. Diviene insegnante elementare, poi riceve la Cattedra di Direttore Didattico e, la proposta dell’on. Zaccagnini (parlamentare del tempo) di una Cattedra Universitaria «honoris causa», cortesemente rifiutata. E poi Giuseppe Nardini (1853-1932), agronomo, docente alla Facoltà di Agraria di Portici, autore di “Agricoltura e agricoltori del Gargano”, la prima e ultima ricognizione scientifica della stato umano, sociale ed economico dell’agricoltura garganica.

Può essere l’occasione, e non per ultimo, per cominciare a studiare, comprendere, amare, le risorse naturalistiche del Gargano, che ne hanno motivato l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano, ma che sin dagli albori delle Scienze Naturali hanno rappresentato, e lo sono ancora oggi, terreno di qualificata e ricca ricerca scientifico-naturalistica. Risorse (flora, fauna, geositi, sorgenti, ecc.) per le quali una scuola agraria può attuare, sperimentare, concreti percorsi di conoscenza del territorio.

Tutto questo una semplice scuola “agraria”?

In una scuola “agraria” vi sono le basi epistemologiche, concettuali e strutturali per mettere in atto una didattica laboratoriale, sperimentale, per una didattica di scienze applicate, tutto quello che è sempre mancato al sistema scolastico del Gargano.

Un augurio alle risorse umane del Liceo Classico di Vico del Gargano, una speranza fiduciosa ai giovani del Gargano perché possano condividere questi miei “pensieri” veloci, perché possano credere in questa grande sfida per il Gargano, per la stessa Facoltà di Agraria di Foggia che può trovare a Vico del Gargano sinergie per la crescita culturale e scientifica dell’agricoltura di Capitanata.

Prof. Nello Biscotti

2 commenti

  1. Vincenzo Campobasso

    Bravo, Nello! Hai detto tutto, ma non hai detto niente! Non hai detto niente che riguardi la nascente scuola. Quei giovani che si saranno innamorati dell’agricoltura, attraverso la lettura del tuo articolato discorso, potranno sapere come fare per accedervi? Si devono rivolgere al dirigente del Liceo Classico o al Comune di Vico? Con quale A.S. parte, con il 2016-17 o successivamente? Insomma, se puoi, dopo aver fatto trentanove, non potresti fare quaranta? Io, ne avessi l’età, mi proporrei per diplomarmi in Agraria, quell’Agraria da te illustrata ed auspicata, quell’Agraria che già da tempo viene ambita anche da giovani del nord e del centro d’Italia e che, attraverso la T.V., ci mostra meravigliose, affascinanti rivoluzioni!–ivoluzioni…

  2. Finalmente è dal 1900 che aspettavamo 2016 forse.

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