Le bellezze di Rodi decantate dai poeti

rodi-garganico-Questo bel paese fu sorgente di molte favole, fra cui primeggia quella di essere stato esso soggiorno di fate. Ed infatti qui pare che tutto sia fatato; qui dorme l’aprile dolce e non se ne vuol dipantire.

Tutto concorre a rendere balsamica l’aria di questo paese, la quale, esaminata da Bartolomeo Baculo, membro della Commissione centrale sanitaria di Capitanata, fu trovata la più pura e profumata. E che dire del suo mare azzurrissimo, con la veduta delle pittoresche isole di Tremiti, delle colline cosparse di casette e villine fra agrumi ed olivi, di cui, per ogni ramo che si sfronda, mille ne rinverdiscono? Per queste ragioni gli abitanti dei siti più contristati vengono qui a passare i bei giorni di diporto come a Posillipo e Margellina.

Tali prerogative non potevano non concitare l’animo dei poeti, i quali decantarono spesso in versi ed in prosa gli aspetti di questo singolare paese.

Mi piace pertanto revocare alcuni brani, quali scintille di un fuoco sempre miracolosamente acceso.

Di Michelangelo Manicone:

«I Rodiani abitano in un paese dove i Numi prima di chiudersi in Cielo avevano il loro soggiorno» ed in altro luogo: «Se un poeta vedesse tante cose belle, egli non potrebbe astenersi dal parlarne»
Di Ernesto Mandes:
E Rodi, si, la nostra bella Rodi,
a l’orlo del Gargano, o adriaco mar,
ti appar da lungi come damigella
che si sta nello specchio a rimirar
Di Giuseppe Lombardi:
Gemma lucente del Gargano, o Rodi,
io ti ricordo e ti ricordo ancor,
il tempo che travolge non cancella
ciò che sta scritto e suggellato in cor
Di Giancamillo Rossi, Vescovo di S. Severo:
Di Filomela, alle più dolci odi,
che rattembra del sol col cento il raggio,
e col compagno nel ridente maggio
alterna in melodia, giungemmo a Rodi,
o tu che d’Adria in sen bordeggi o approdi
a l’ombra del Gargan nel tuo viaggio
ferma su questa sponda, osserva e godi
E più di un accenno a Rodi ci sarebbe da spigolare nei delicatissimi Racemi di Pasquale Farnese, nei Ligustri di Domenico A. Turchi e nei versi di altri nostri poeti. Infine Alfredo Petrucci, il cantore della «Montagna madre» che in metri vecchi e nuovi, con accenti indimenticabili, ha esaltato le bellezze ed il fascino del Promontorio, dedica a Rodi una delle più toccanti liriche del suo libretto Tre paesi, tra canti, edito di recente a cura dell’E.P.T.:
«Rodi, stanotte ti vedo
alta su la salmastra rupe
tender l’orecchio ai colli.
Fluisce pei clivi una voce
lene, più lene di quella
del mare che fluttua ai tuoi piedi
e ti rapisce:
voce di polla che trema,
di fontanella che canta,
d’Angelo che piange e ride.
Anch’io la conosco: è la voce
dei tuoi giardini d’agrumi
che si dissetano a notte,
in una nube di stelle
e lucciole avvolti…
E continua, ricordando quando ancora bambino, vide per la prima volta la «Sorienza» e gli parve una «ninfa leggiadra distesa sul sinuoso fianco del monte Talero», e i suoi ritorni ad essa, che era sempre lì tenera fresca intatta… su un letto di ciottoli e di vellutello.

E alla sua voce anche oggi, a distanza di tanti anni, tende l’orecchio e ne scandisce a sé stesso pian piano «le fievoli sillabe e il fiato soave».

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Anche il popolino di questo paese è ligio all’estro poetico, quasiché la natura stessa lo invitasse a verseggiare. Infatti qui vediamo alcuni villani di campagna che, privi di arte poetica, si danno coll’estro naturale alla composizione di versi piacevoli, ancorché rozzi. Come pure vediamo umili artigiani, che per attenuare la noia del lungo lavoro, cantano versi dettati dalla natura che li circonda e rende loro men dura l’esistenza.

Forse per questo Serena di Lapigio nei suoi Panorami Garganici, ebbe ad esclamare: «Ed è proprio davvero un popolo di poeti questo di Rodi».

Michelangelo de Grazia per Il Gargano, 8 Luglio 1951

2 commenti

  1. Bruno Fondacaro

    Foto scattata da villa.Petroni, ricordiiiii

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