Droga nel Gargano: operazione «Biancaneve», 16 condanne

soldi-drogaSi è concluso con 16 condanne con pene oscillanti da sei mesi a due anni di reclusione con pena sospesa e 6 assoluzioni “perché il fatto non sussiste” il processo svolto con rito abbreviato a carico di 22 imputati accusati a vario titolo di detenzione e cessione di sostanza stupefacente.

Gli imputati venivano arrestati all’alba del 29 aprile 2014 nell’ambito di una vasta operazione di polizia denominata “Biancaneve” che vedeva impegnati 150 Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia – con l’ausilio di un Elicottero dei Carabinieri di Bari e due unità cinofile del Nucleo di Modugno – che portava all’arresto di 31 persone residenti nella provincia di Foggia ed in particolare a Peschici, Vieste, Rodi Garganico, Ischitella, Cagnano Varano, Sannicandro Garganico, Stornarella e Foggia, tutte ritenute responsabili, in concorso tra loro di detenzione di ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, destinati alla immissione sui mercati del Gargano Nord e di Foggia.

L’indagine svolta dai Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano (FG) prendeva spunto da una mirata attività info – investigativa nel comune di Peschici, nei confronti di alcuni soggetti già noti ai militari operanti, che permetteva di documentare un’intensa attività di spaccio di stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana ad opera di un nutrito gruppo di “pusher”, nelle piazze di Peschici, Vieste, Rodi Garganico, Ischitella, Cagnano Varano, Sannicandro Garganico, Stornarella e Foggia. In particolare, secondo gli inquirenti, dall’attività investigativa sarebbero emerse circa 45 episodi di spaccio delle predette sostanze stupefacenti, nonché, mediante captazioni telefonico – ambientali, circa 3.000 cessioni di droga, in un lasso di tempo di dodici mesi (feb. 2012 – feb. 2013), corrispondenti ad un “giro di affari” di euro 800.000,00 (ottocentomila) circa. Nel corso delle attività d’indagine venivano, inoltre, rilevate anche due estorsioni, due furti in abitazione ed un incendio boschivo.

Le indagini si sviluppavano per circa un anno, attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché servizi di appostamento e controllo, e consentivano di raccogliere elementi investigativi sulle diverse funzioni e compiti dei vari gruppi di persone dedite, in concorso tra loro alla acquisizione e cessione “al dettaglio” di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana. Secondo gli inquirenti gli indagati, anche attraverso l’uso di utenze mobili intestate a prestanome, utilizzavano nelle loro conversazioni un variegato linguaggio criptico convenzionale per celare le attività di spaccio, attraverso l’uso di espressioni come: “PIETRE” – “BIRRE” – “CASCHI” – “SCARPE” – “BUSTE” – “VONGOLE” E “FAVE” per indicare la “cocaina”; espressioni come “SIGARETTE” E “MARLBORO LIGHT” per indicare lo stupefacente del tipo “hashish” ed espressioni come “INSALATA” ED “ERBA” per la marijuana.

fonte: statoquotidiano.it

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