Vino, approvato il testo unico il settore

vinitalyApprovato definitivamente il Testo Unico del vino, una norma unica di riferimento per gli operatori del settore su cui il Parlamento ha avviato i lavori nel lontano 27 marzo 2014. “Ci sono voluti ben 977 giorni per arrivare all’approvazione di un provvedimento molto atteso dal mondo del vino – denuncia il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – un tempo insostenibile che rallenta la competitività delle imprese vitivinicole che si sono affermate con grande sforzo sui mercati nazionali ed internazionali, Si tratta di una norma che punta alla semplificazione burocratica, un passaggio normativo determinante che, unitamente alla dematerializzazione dei registri, potrà certamente agevolare il lavoro quotidiano degli operatori del settore. Una sola norma di riferimento per il settore vitivinicolo che rafforza un settore che in Puglia ha centrato importanti risultati e con i 7,5 milioni di ettolitri e gli 88mila ettari a vigneto e si è ritagliata uno spazio importante nel panorama enoico nazionale”.

Vengono impiegati in media quasi dieci mesi (294 giorni) per l’approvazione di un disegno di legge ordinario da parte del Parlamento nell’attuale assetto istituzionale secondo il bilancio della sedicesima legislatura che ci dice anche che sono stati presentati un totale di 8277 disegni di legge tra Camera e Senato dei quali ne sono stati approvati solo 767, il 9 per cento.

“Sono state razionalizzate – spiega il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – in una sola legge di 90 articoli tutte le normative sparse che attualmente regolano il settore. Il Testo unico del vino è il risultato di una lunga mobilitazione per liberare le energie del settore più dinamico del Made in Italy agroalimentare che ne rappresenta la principale voce dell’esportazione. Dal vigneto alla bottiglia l’attuale normativa rendeva necessario adempiere a più di 70 pratiche che coinvolgono 20 diversi soggetti che frenano il dinamismo imprenditoriale dei produttori italiani”.

Ad oggi sono 6 le IGT (Indicazioni Geografiche Tipiche) ‘Tarantino’, ‘Valle d’Itria’, ‘Salento’, ‘Murgia’, ‘Daunia’, ‘Puglia’ e 29 i vini pugliesi DOC (Denominazione di Origine Controllata) che detengono un valore inestimabile, intrinseco al prodotto agroalimentare ed alla professionalità imprenditoriale, che va salvaguardato a difesa della salute dei consumatori e a caratterizzazione della specificità dei prodotti regionali sul mercato globalizzato. Ed i risultati della scelta di qualità degli imprenditori agricoli pugliesi non hanno tardato a farsi vedere: è aumentata del 37% la produzione DOC e DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita).

Cosa cambia. Tra le novità inserite è prevista una disposizione sulla salvaguardia dei vigneti storici al fine di promuovere interventi di ripristino, recupero e salvaguardia specialmente nelle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o di particolare pregio paesaggistico. Nuova è anche la disciplina dell’attività di enoturismo, che riguarda l’accoglienza e l’ospitalità dei turisti presso vigneti e cantine. Tra le principali innovazioni ci sono poi le semplificazioni per le comunicazioni da effettuare all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) in merito alla planimetria dei locali degli stabilimenti enologici. Si prevede poi la facoltà per i vini DOP ed IGP di poter apporre in etichetta la denominazione di qualità, purché autorizzati dal Mipaaf d’intesa con la regione competente e si ribadisce che solo le denominazioni di origine possono prevedere l’indicazione di sottozone, oltre alla coesistenza di più DOCG e/o DOC o IGT nell’ambito del medesimo territorio. Inoltre è stato ridotto da dieci a sette anni l’arco temporale entro il quale un vino DOC può richiedere il riconoscimento DOCG e da quattro a tre le campagne necessarie alla richiesta di cancellazione della protezione qualora le DOP e IGP non siano state rivendicate o certificate.

1 Commento

  1. Vincenzo Campobasso

    Sarebbe pure auspicabile che TUTTI i vini fossero riportati in etichetta in base al vitigno di origine, anziché, per esempio, ANTICHI VITIGNI, UVE ROSSE DI QUALITà e simili generalizzazioni, che nulla apportano alle informazioni riguardanti il prodotto. Io sono un consumatore che tiene anche a queste che, ad alcuni, possono sembrare mere banalità, dal momento che la SOSTANZA si assapora con le papille ed i profumi si percepiscono con l’olfatto. Comunque, indicare in etichetta un vitigno, a parer mio, significa anche diffondere CULTURA. Mah!

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