UIL: «Troppi voucher in Puglia e in Capitanata aumentano il lavoro irregolare»

voucher-inpsIl segretario generale Gianni Ricci sull’eccessivo utilizzo utilizzo di buoni-lavoro e la necessità di avviare un confronto con il mondo delle imprese 

“Puglia prima nel Mezzogiorno, Capitanata tra le Province pugliesi più voucherizzate. Un abuso che, anziché contrastare il lavoro sommerso e irregolare, lo alimenta”. Gianni Ricci, segretario generale della UIL Foggia, fornisce una fotografia impietosa sull’utilizzo del ticket-lavoro, il cosiddetto “voucher”, con un valore nominale ed orario di 10 euro lorde (7,50 nette al prestatore di lavoro; 13% di contribuzione previdenziale alla gestione separata Inps; copertura assicurativa Inail del 7% ed un contributo per il concessionario del servizio pari al 5% da destinare all’Inps).

“Nel 2015, infatti, la Puglia è risultata la regione meridionale che più ha utilizzato i voucher (5,4 milioni venduti.) Foggia, tra le province pugliesi, ha un piazzamento di tutto rilievo con 808mila793 voucher venduti”, spiega Ricci che rimarca come “con la Riforma Fornero, è caduto il riferimento al concetto di “accessorietà ed occasionalità” della prestazione da svolgere con i voucher, restando quale unico limite quello economico di 5 mila euro nette l’anno, che, da giugno 2015, sono state innalzate a 7 mila euro (intervento di modifica introdotto dal d.lgs 81/15 attuativo del Jobs Act). Uno snodo che, a mio parere, ha determinato i guasti attuali”. Per il segretario generale della UIL Foggia “È importante ribadire che i voucher non solo non consentono un regolare rapporto di lavoro ma, come la realtà ci sta dimostrando, anziché ridurre un fenomeno diffuso e patologicamente presente nel nostro mercato del lavoro, come il lavoro irregolare o sommerso, rischiano, indirettamente di alimentarlo. In sostanza lo strumento ha fallito la “mission” per la quale era stato pensato”.

“Il voucher non è la soluzione alla crisi occupazionale del nostro Paese. Per questo abbiamo intenzione di avviare, a breve, una fase di confronto con Assindustria e il mondo delle imprese al fine di ridimensionare il fenomeno, apporre i meccanismi correttivi necessari e implementare processi di sviluppo virtuosi in grado di creare occupazione duratura e regolare”, conclude Ricci.

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