Olio tunisino: le agevolazioni europee mettono a rischio il made in Italy

olio-esportazioneA rischio un altro prodotto simbolo della qualità made in Italy. Le decisioni europee sulla riduzione dei dazi all’importazione dell’olio dalla Tunisia avranno gravi conseguenze sui nostri 4.700 frantoi che producono in media 380.000 tonnellate annue di olio 100% made in Italy. L’allarme arriva da Aifo Confartigianato, l’Associazione italiana dei frantoiani oleari, secondo la quale “l’arrivo di 35.000 tonnellate di olio tunisino rappresenta l’ennesimo colpo ad un settore già fortemente penalizzato e che, negli ultimi 20 anni, ha visto dimezzato il numero delle imprese”.

“L’importazione di olio dal Paese nordafricano – spiega il presidente di Aifo, Piero Gonnelli– farà crollare i prezzi del prodotto sul nostro mercato. Le condizioni e i costi di produzione in Tunisia sono infatti profondamente diverse rispetto a quanto avviene in Italia. Basti pensare che il costo del lavoro per un operaio tunisino è 15 volte inferiore rispetto a quella di un lavoratore italiano del settore“.

Ma ad essere penalizzati, “oltre alle piccole imprese, sono anche i consumatori: le regole sull’etichettatura dell’olio prevede la generica indicazione dell’area di provenienza e non quella specifica del Paese di origine del prodotto” evidenzia Gonnelli. “E’ indispensabile -sottolinea il il presidente di Aifo- che vengano intensificate le attività di controllo sulla tracciabilità dei prodotti. E’ l’unica arma per prevenire e contrastare i rischi per la salute dei consumatori e per certificare la qualità dell’olio prodotto esclusivamente in Italia che vanta ben 43 marchi di qualità Dop e Igp“. Secondo le rilevazioni di Confartigianato, il 98,7% dell’olio di oliva importato dall’Italia proviene da quattro Paesi: la Tunisia, con un valore di 279 milioni di euro nel 2015 (dicembre 2014-novembre 2015), detiene il 15,4% delle nostre importazioni, al terzo posto dietro al primato del 53,8% della Spagna, il 26,2% della Grecia e davanti al 3,3% del Portogallo.

L’olio di oliva rappresenta, riferisce ancora Confartigianato, il secondo prodotto esportato dalla Tunisia in Italia dopo i prodotti di abbigliamento esterno. Nei primi 11 mesi del 2015 le importazioni di olio dell’Italia sono aumentate di 395,8 milioni e il 56% dell’incremento deriva da maggiori importazioni provenienti dalla Tunisia. Nella classifica dei Paesi europei, siamo il Paese maggiore importatore dalla Tunisia di oli e grassi vegetali e animali (il 95,2% è costituito da olio di oliva): ne acquistiamo il 46,2% del totale, davanti alla Spagna che detiene il 44,3%. A livello regionale, sono proprio i territori-simbolo dell’olio made in Italy a importare la maggiore quota di olio dalla Tunisia. Infatti, nel 2015 il 55,6% delle importazioni di oli e grassi vegetali e animali è diretto in Toscana, seguita dall’Umbria con il 10%, il Lazio con l’8,6%, la Sicilia con il 6,1%, la Liguria con il 4,8%, la Puglia con il 3,4%, la Lombardia con il 3,4% e l’Abruzzo con il 3,1%. Negli ultimi dodici mesi l’Italia ha esportato nel mondo olio di oliva per un valore di 1.503 milioni di euro.

2 commenti

  1. Giannangelo Pecorelli

    cé un detto il prato del vicino e megliore ……Noi pugliesi ricchi di olivi importiamo…il mondo alla rovescia

  2. Michele Pizzicoli

    La riduzione dei dazi sull’importazione dell’olio tunisino in Italia, inciderà sul prezzo dell’olio pugliese? Io non credo che ci sia questo rischio. E spiego perche. Il prezzo di un prodotto non è determinato dalla quantità dello stesso sul mercato, bensì dalla sua qualità. Dunque, vista la qualità superiore del nostro olio, ritengo che ci stiamo stracciando le vesti per un falso problema. La riduzione dei dazi, dobbiamo saperlo, essendo essa di competenza europea, è questione assai complicata. E poi, essa avrebbe ripercussioni negativi sui prodotti di esportazione nazionali. Quindi, la maggiore concorrenza che può insediarsi, la si deve sconfiggere, a mio avviso, continuando a produrre olio di qualità.

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