«In oleo veritas», TAC e DNA per scoprire truffe e sofisticazioni

olio-di-oliva“Sarà certamente uno strumento utile e a disposizione delle forze dell’ordine l’innovativo sistema di tracciabilità analitica ‘In oleo veritas’ dell’azienda speciale della Camera di Commercio di Bari, il laboratorio Samer, e da uno ‘spin off’ del Politecnico del capoluogo pugliese, che al pari della risonanza magnetica nucleare e della Tac dell’olio portati alla ribalta nel corso della nostra Giornata Nazionale dell’extravergine italiano a Bari, contribuirà a portare a galla frodi e sofisticazioni. Grande preoccupazione per il via libera della Commissione Europea all’aumento del contingente di importazione agevolato di olio d’oliva dal paese africano verso l’Unione europea fino al 2017, aggiungendo ben 35mila tonnellate all’anno alle attuali circa 57mila tonnellate senza dazio già previsti dall’accordo di associazione Ue-Tunisia. E’ il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, ad esprimere soddisfazione per il nuovo strumento di analisi, ricordando che nel 2015 si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia che diventa il terzo fornitore dopo la Spagna.

L’Italia è invasa da olio di oliva tunisino con le importazioni dal Paese africano che sono aumentate del 481% per cento nel 2015 per un totale di oltre 90 milioni di chili. Sotto accusa – sostiene la Coldiretti – è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. I consumatori – precisa la Coldiretti – dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente on attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato.

Preoccupazioni anche sul fronte dei consumi perché gli italiani hanno tagliato del 25 per cento negli ultimi 10 anni gli acquisti di olio di oliva e i consumi a persona sono scesi a 9,2 chili all’anno, dietro la Spagna 10,4 chili e la Grecia che con 16,3 chili domina la classifica.

“I 250 milioni di ulivi diffusi lungo tutta la penisola, di cui un terzo nella sola Puglia, proprio quest’anno – incalza il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – hanno garantito una produzione da record dal punto di vista qualitativo grazie ad una stagione caratterizzata da condizioni climatiche prevalentemente favorevoli e dalla sostanziale assenza di problemi fitosanitari rilevanti. Il fatturato dell’olio d’oliva sale al valore record di 3 miliardi di euro realizzati per oltre la metà grazie alle esportazioni. L’aumento costante del consumo di olio di oliva che nel mondo ha fatto un balzo del 50 per cento negli ultimi 20 anni apre grandi opportunità che il Made in Italy deve saper cogliere per farlo deve puntare sull’identità, sulla legalità e sulla trasparenza per recuperare credibilità anche all’estero”.

Una necessità dopo che l’attività di controllo da parte delle forze dell’ordine ha portato nel 2014 a sequestri per 10 milioni di euro grazie a oltre 6 mila controlli sul comparto da parte dell’Ispettorato repressione frodi. L’intera filiera si impegna infatti a costituire una commissione di lavoro per un miglioramento dell’applicazione del panel test anche attraverso i marker chimici, il blind test e il test di identità genetica.

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