Un grido di allarme per il Gargano

lago-lesinaBuongiorno! Vi scrivo dal Gargano, sono un pensionato con cinquanta stagioni di caccia, passione praticata tra boschi, laghi e zone umide. Conosco benissimo il mio territorio ricco di biodiversità e da buon osservatore ho notato nel tempo tutti i cambiamenti che ha subito. L’allarme che mi accingo a segnalarvi riguarda i cambiamenti avvenuti nei due laghi Lesina e Varano. In questi laghi svernavano migliaia di anatre e folaghe oltre rallidi e uccelli di ripa, oggi svernano soltanto cormorani e i canneti sono un dormitorio per migliaia di cornacchie che predano uova e nidiacei della fauna nidificante.

Quali le cause di questo disastro? Si potrebbero fare alcune ipotesi. Le colture intensive intorno ai laghi irrorate da tonnellate di pesticidi e altro, le acque reflue dopo le piogge portano questo materiale inquinante nei canali di bonifica e le idrovore le concentrano nei laghi, immaginate l’impatto su microfauna/flora alla base della catena alimentare. Le idrovore esistono dall’epoca del Regime solo che allora le colture erano biologiche. Altra causa il dragaggio dei canali che collegano i laghi al mare, forse lo scambio delle acque tra lago e mare non è nei giusti equilibri.

lago-varano

In definitiva il messaggio che voglio lanciare e che Voi tutti siete i massimi organi preposti alla gestione di questi equilibri che non possono essere trascurati. Concentrate le vostre risorse destinandole alla ricerca delle effettive cause, finanziate centri di ricerche, ornitologi, anche intervistando i vecchi pescatori, cacciatori che hanno vissuto da sempre sui questi laghi e ne conoscono la storia. Bisogna dare queste priorità e in queste investire le risorse destinate a quell’aureola di cose inutili o fatte solo per dare visibilità, non sono la vostra priorità. Destinate le vostre risorse al ripristino di zone umide, a colture a perdere per introdurre specie e ripopolare, date integrazioni ai proprietari dei boschi per evitare i tagli selvaggi, altra necessità rivedere i perimetri del parco a macchia di leopardo ingestibile da parte dell’Ente e del Corpo Forestale, privo di qualsiasi segnaletica a danno anche di ingenui cacciatori che non ne conoscono dopo vent’anni i confini e, a volte, vengono contestati da verbali che sfociano nel penale. Infine sarebbe auspicabile una tavola rotonda dove associazioni ambientaliste e venatorie accantonino dispute e rancori, unendo sinergie economiche e idee al fine di una migliore gestione di quel prezioso patrimonio da tramandare alle giovani generazioni.

Spero che questo appello sia motivo di riflessione e stimolo a fattiva operatività. Nel rimanere in attesa di auspicabili progetti mirati, la mia disponibilità ad approfondimenti è illimitata.

Distinti saluti.

N.B. La presente è stata inviata per conoscenza all’Ente Parco Nazionale del Gargano, all’ATC di Foggia, al WWF e alla LIPU Puglia. I cacciatori amano l’ambiente come voi, anche Fulcro Pratesi è stato cacciatore. Sui siti web non si evince trasparenza/visibilità dei bilanci, i portafogli amministrati sono nostre contribuzioni. Mi sorgono legittimamente dei dubbi sulla preparazione tecnica dei membri costituenti i comitati esecutivi visti i risultati ottenuti in decenni di gestioni.

Lettera firmata

3 commenti

  1. Santa Picazio

    Mi complimento con l’anonimo cittadino!
    Possibile che nessuno prima abbia osservato ciò,
    facendosi venire un dubbio?!

  2. Vincenzo Campobasso

    Domande: perché l’illustre (e meritevole) Autore dell’epistola non ha incluso le FOLAGHE tra i RALLIDI?; perché i CORMORANI si fermano e l’altra fauna avicola no? Io so che la caccia agli uccelli palustri è vietatissima da diversi anni, ma so anche che, contestualmente, essi sono andati sempre più diminuendo (tanto che sto morendo per il desiderio di mangiare una folaga a ragù!). Due domeniche fa, verso l’imbrunire, provenienti da occidente, ho visto, in volo ordinato, schierati a V, un piccolo stormo di tali volatili, trovandomi sul molo del porto-canale di Capojale. Pareva che sarebbero “ammarati” (non dovremmo dire “allagati”? – scherzo!), da oriente verso occidente, controvento. Invece, tirarono diritti per la propria strada, con sicura mèta, il LAGO SALSO o, poco più in là, la zona delle saline. Sapevano che l’acqua è inquiinata o andavano altrove per abitudine od istinto? Non mi pare, deducendolo dal canale di Capojale, che lo stesso sia insabbiato e che non vengano eseguiti dragaggi. Proprio in quel momento, l’acqua del mare, molto scorrevolmente, stava entrando nel bacino dell’acqua salmastra, dove molte specie di pesci, un tempo “marini”, e crostacei (c’è un granchio straordinario, di grossa mole, proveniente sicuramente da mari più caldi, che ha fatto, di Varano, la sua nuova dimora – con la conseguenza negativa che trancia reti, bertovelli e lupi), hanno eletto la loro residenza. Questi, comportandosi come i cormorani, al contrario del RALLIDI, pare che non disdegnino le acque inquinate. Comunque, l’Anonimo ha ragione.BISOGNA TENERE PIù A BADA QUESTI NOSTRI LAGHI: è cosa INELUDIBILE!

  3. Giuseppe Maiorana

    Decenni di cattiva gestione da parte di tante persone poco competenti, purtroppo non vedo sbocchi nel breve periodo!

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