SOS dei pescatori: «Salviamo il nostro mare»

reste-cozzeIl fondale che va da Manfredonia a Vieste, Rodi Garganico, Capojale ecc. è letteralmente sommerso da reste in polipropilene utilizzate dai mitilicoltori. 

Nella giornata mondiale “di difesa del mare dalla plastica” noi pescatori di Manfredonia lanciamo l’appello alla mobilitazione affinché tutti si facciano carico della salvaguardia dell’l’habitat marino minacciato da rifiuti di ogni genere e in particolare dalla plastica che, come rileva l’allarme lanciato dall’ONU, “potrebbe addirittura superare la quantità di pesce in un prossimo futuro”. Da anni, nonostante gli appelli lanciati da molti pescatori verso le autorità preposte al controllo del rispetto del mare, assistiamo al suo utilizzo come una grande discarica abusiva in cui vanno a finire non solo rifiuti di ogni genere, ma anche gli scarti delle lavorazioni della mitilicoltura.

Il fondale che va da Manfredonia a Vieste, Rodi Garganico, Capo Jale ecc. è infatti letteralmente sommerso da reste in polipropilene utilizzate dai mitilicoltori. Da tempo noi pescatori abbiamo denunciato tale scempio rendendo di dominio pubblico il problema. E’ da stigmatizzare il colpevole comportamento di coloro che dovrebbero amare e rispettare la fonte del loro sostentamento, certamente frutto dell’ignoranza e dell’indifferenza nell’affrontare il problema dello smaltimento delle reste. Non vengano a dirci che la colpa è delle mareggiate che le staccano dagli impianti, in quanto una nostra attenta analisi dei rifiuti del mare evidenzia chiaramente che si tratta di scarti, tagliati per l’uso, come dimostrano le foto allegate all’articolo.

GARGANO, LE RESTE CHE STANNO UCCIDENDO IL MARE

Probabilmente gli addetti al settore non sanno che la plastica con cui sono realizzate deriva dal petrolio e che impiega decenni a fotodegradarsi, scomponendosi in piccolissime particelle tossiche che contaminano la vita della flora e fauna del mare e attraverso la catena alimentare arrivano fino a noi, facendoci ammalare. Per non parlare dell’asfissia a cui vanno incontro i fondali, dove l’impossibilità della ossigenazione del plancton fa diminuire drasticamente la fauna marina perché non riesce più ad alimentarsi. Non ci sorprende allora la diminuzione del pescato in genere e la sofferenza degli stessi mitili naturali. Come potrebbe essere altrimenti? Davvero pensiamo che ciò che facciamo al nostro mare non si ritorca contro di noi?

Alle aziende interessate chiediamo che smaltiscano correttamente le reste frutto della lavorazione per il futuro loro e dell’umanità; alle autorità di controllare il rispetto delle regole da parte delle stesse. Perché non chiediamo insieme facilitazioni per lo smaltimento delle reste? Anzi perché non sostituirle con il cotone o la canapa prodotti naturali e non inquinanti, come fanno ormai molte aziende del settore che hanno a cuore le sorti del mare? Perché non cerchiamo di risolvere insieme – marineria, autorità portuali, associazioni di categoria e autorità comunali e regionali – il problema delle difficoltà dello smaltimento a terra delle grandi quantità di rifiuti di ogni genere, che vengono pescati insieme ai pesci?

Siamo consapevoli che questo intervento non è risolutivo perché occorre un cambiamento radicale nel nostro rapporto con l’ambiente naturale. Occorre una mobilitazione di tutti: partiti, scuole, parrocchie, associazioni ecc. per sensibilizzare ed educare giovani e meno giovani al rispetto della nostra Terra che è ormai al collasso e ha lanciato il suo grido di dolore per il nostro modo scriteriato di consumare l’ambiente e la vita”.

Michele Conoscitore e Raffaela Rella
Per la pesca di Manfredonia Nuova

5 commenti

  1. Nino Gervasio

    Armiamoci e…vai! Esperienza mia personale!

  2. Mauro Agostinella

    Armiamoci prima di onesta. Poi partite

  3. Marco Curato

    Interessante.
    Vogliamo parlare anche dei lembi di rete da strascico o da posta alle seppie che si trovano ovunque?

  4. Matteo Galullo

    Povero mare,ora basta!!! abbiate rispetto per il nostro mare…

  5. Serafino Monaldi

    E’ arrivato il momento di prendere posizione e porre fine allo scempio delle reste. Per pochi irresponsabili si compromette per sempre un patrimonio universale. Non esistono solo le trivelle che minacciano il nostro mare. Stop reste di plastica adesso!

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