Referendum No triv: ricorso di sei Regioni alla Consulta

#notrivReferendum abrogativo no triv: sei Regioni hanno depositato presso la Corte costituzionale due ricorsi per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, avverso l’ordinanza della  Corte di Cassazione. In caso di accoglimento, sarebbero ammessi a referendum altri due quesiti referendari sulla questione idrocarburi, relativi alla proroga dei titoli sulla terraferma e al piano delle aree. Lo rende noto il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo.

L’Assemblea pugliese, con Basilicata,  Liguria,  Marche, Sardegna, Veneto, chiede alla Consulta di pronunciarsi sull’ordinanza del 7 gennaio 2016 dell’Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione e “per il conseguente annullamento in parte” dell’ordinanza.

I sei Consigli erano tra i dieci che nel settembre 2015 hanno assunto l’iniziativa referendaria contro le norme dei decreti “Sviluppo” e “Blocca Italia” sulla ricerca e sfruttamento di idrocarburi nel sottosuolo terrestre e marino.

I quesiti referendari promossi dalle Regioni erano inizialmente sei. Di questi, ricorda Loizzo, “tre sono stati soddisfatti dalle modifiche introdotte dalla legge di stabilità 2016. Su due, invece, la modifica legislativa adottata dal Governo nazionale è apparsa più eludere la richiesta referendaria che soddisfarne il contenuto”. Hanno offerto perciò materia per ricorrere ulteriormente alla Consulta e riguardano la durata di permessi e concessioni e il piano delle aree.

In relazione alla durata dei titoli, in particolare, la Cassazione ha dichiarato che non si debba procedere a referendum per le attività petrolifere sulla terraferma, mentre per quelle in mare ha dato invece via libera alla consultazione popolare.  “La decisione appare evidentemente contraddittoria – fa notare il presidente del Consiglio regionale pugliese – e per scongiurare che risulti vanificato l’obiettivo complessivo della proposta referendaria abbiamo sollevato davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione di poteri tra Stato e Regioni”.

In tema di proroghe dei titoli e di piano delle aree, spiega Loizzo, “Governo e Parlamento non hanno risposto alle istanze dei promotori, la Cassazione non ha sciolto il nodo”.

Qualora la Consulta rilevasse il conflitto e dichiarasse elusi i quesiti 2 (piano delle aree) e 3 (proroghe dei titoli), la decisione annullerebbe le modifiche in Parlamento sui due punti. In conseguenza, rivivrebbero le norme sulle quali era stato proposto il referendum e il referendum potrebbe celebrarsi su tre quesiti: le attività petrolifere in mare, la durata dei permessi di ricerca e delle concessioni per l’estrazione, il piano delle aree.

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