Mare pattumiera: 32 rifiuti per km²

reste-capojaleNella sola spiaggia di Capojale, sulla costa nord del Gargano, Legambiente ha rinvenuto 181.000 rifiuti, l’82% dei quali di plastica. Per l’associazione ambientalista l’unica soluzione possibile è quella di puntare sull’economia circolare 

I rifiuti non risparmiano il mare: ce ne sono 32 per km quadrato, per la maggior parte di plastica, e a preoccupare è la loro decomposizione in pezzi via via più piccoli che, ingeriti dai pesci, possono entrare nella nostra catena alimentare. Spinti dalle correnti, poi, arrivano sulle nostre spiagge: su una sola spiaggia della costa nord del Gargano, Capoiale, Legambiente ha rinvenuto 181.000 rifiuti, l’82% dei quali di plastica. Su 47 spiagge monitorate dall’associazione, sono quasi 40mila i rifiuti spiaggiati rinvenuti: un dato che parla di una politica sul tema ancora poco attenta e strategica. La soluzione? Puntare sull’economia circolare, così come chiede l’Unione Europea.

‘‘In Italia manca una strategia sull’economia circolare che invece è per noi fondamentale – spiega Rossella Muroni, presidente di Legambiente – La politica italiana non ha capito fino in fondo le opportunità dell’economia circolare, che è in grado di risolvere alla base problemi importanti come quello della ‘marine litter’. Non dimentichiamo che l’Italia basa proprio sulla bellezza del suo mare e delle sue spiagge gran parte della sua economia turistica”. In questi anni Legambiente e Ispra hanno condotto uno studio dedicato al cosiddetto ‘microlitter‘, ovvero i rifiuti, plastiche in particolare, che dopo il processo di decomposizione diventano talmente piccoli da essere invisibili a occhio nudo.

Il dato è preoccupante: lo studio ha infatti rilevato una forte presenza di queste microplastiche anche al largo e nei mari delle isole. Le soluzioni ci sono, anche grazie ad aziende italiane che hanno messo a punto innovazioni in grado di invertire la tendenza. ”Noi abbiamo sviluppato attività di ricerca su soluzioni in plastiche biodegradabili che possono essere uno strumento utile per minimizzare il rischio in caso di dispersione in mare – spiega Andrea Di Stefano di Novamont – La nostra idea è che comunque il punto principale sia il riciclaggio, quindi raccolta e avvio a riciclo, ma qualora ci sia una dispersione, le pastiche biodegradabili possono svolgere un ruolo di minimizzazione del rischio e per questo stiamo sviluppando delle soluzioni in questo senso”.

2 commenti

  1. Giannangelo Pecorelli

    Usa e getta e la vergogna , di chi lo fa’

  2. Antonia Blandy

    …..tutto nella norma

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