Gargano, le reste che stanno uccidendo il mare

reste-cozze“Dopo aver lottato contro le trivellazioni alle Isole Tremiti è arrivato il momento di fermare chi inquina il nostro mare prima che sia troppo tardi” 

Sono tra i rifiuti più pericolosi che si depositano lungo le incantevoli spiagge del Gargano. Retini in plastica utilizzati nell’allevamento delle cozze che andrebbero smaltiti dai pescatori nel porto di provenienza, ma che invece molto spesso finiscono in mare a dispetto delle basilari norme di corretta educazione e di rispetto per l’ambiente. È così che proprio chi trae sostentamento dal mare finisce per diventarne il principale nemico. La plastica infatti essendo un materiale derivato dal petrolio è sempre più costosa, ma anche estremamente inquinante sin dalle prime fasi della sua lavorazione e, non essendo biodegradabile, una volta abbandonata nell’ambiente resta intatta per decenni fino a diventarne parte integrante arrecando così danni incalcolabili all’intero ecosistema.

La mitilicoltura in mare aperto è un settore che nel corso degli ultimi anni ha conosciuto una crescita esponenziale con ottimi risultati soprattutto nel sud Italia. Impianti di una certa rilevanza nel Gargano sono presenti nei pressi di Mattinata, Manfredonia, tra Capojale e Torre Mileto. Di pari passo si sono evolute le tecniche di allevamento con il superamento degli impianti classici, costituiti da pali infissi nel fondale, a favore di sistemi basati su di una fune rettilinea ancorata al fondo tramite dei corpi morti di calcestruzzo e mantenuta ad una profondità di circa 2-3 metri rispetto alla superficie del mare grazie ad una serie di galleggianti. In tutti i casi, comunque, i mitili vengono allevati in reste, costituite da reti tubolari in polipropilene della lunghezza di qualche metro, normalmente chiamate “calze” o “retini”, all’interno delle quali crescono fino a 50 kg di molluschi.

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Il ciclo di produzione delle cozze prevede un certo numero di operazioni di routine come la manutenzione delle strutture, il sollevamento delle reste, la sgranatura, il reincalzo degli esemplari, la selezione e la raccolta. La fase più critica per l’ambiente è senza dubbio quella del reincalzo, durante la quale le reste vengono progressivamente sostituite con reti caratterizzate da maglie sempre più larghe, in rapporto alla crescita dei molluschi. È durante questo intervento che gente senza scrupoli getta in mare quintali di retini che, giorno dopo giorno, mettono a serio rischio la sopravvivenza della fauna marina e finiscono per deturpare l’ambiente depositandosi lungo le spiagge dorate della Montagna del Sole.

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Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini possono infatti morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti scambiati per cibo. Inoltre, le microplastiche ingerite dagli organismi acquatici, sono la causa principale dell’introduzione di plastiche nel biota e, quindi, del disequilibrio della catena alimentare e dell’intero ecosistema marino. Notevole l’impatto economico che si manifesta con danni meccanici alle imbarcazioni e alle attrezzature da pesca, variazioni allo stock ittico in termini sia quantitativi sia qualitativi, maggiori costi necessari per la pulizia delle aree “discarica”. Evidenti anche le conseguenze negative sull’appeal turistico delle zone interessate, come conseguenza diretta del decremento del valore estetico e dell’uso pubblico dell’ambiente che i rifiuti marini e spiaggiati comportano.

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L’ennesimo grido di allarme questa volta è di Michele Montecalvo, giovane pescatore di Rodi Garganico, che ad ogni salpata delle reti del “Maria Santissima della Libera”, il peschereccio a cui da qualche anno ha affidato il destino suo e della sua famiglia, è costretto ad assistere inerme all’issata a bordo di una quantità sconsiderata di reste. Non avendo ottenuto il risultato sperato denunciando i fatti alle autorità marittime, Michele ha deciso di chiedere aiuto ai social network lanciando un appello che nel giro di poche ore è diventato virale suscitando rabbia e sgomento in quanti non si arrendono a vedere il mare trasformato in una immensa pattumiera.

 
“Dopo aver lottato contro le trivellazioni alle Isole Tremiti è arrivato il momento di fermare chi inquina il nostro mare prima che sia troppo tardi”, scrive Michele che rincara la dose puntando il dito verso chi opera nel vivaio di mitili che si trova a due miglia dalla costa garganica in prossimità di Capojale (Cagnano Varano). “Aiutatemi per far in modo che tutti possono sapere che schifo sta diventando il nostro mare”. E quando l’urlo di dolore arriva da chi al mare affida ogni giorno la sua vita e in lui ripone tutte le proprie speranze, allora bisogna per forza dargli ascolto e sperare che lo scalpore mediatico possa scalfire l’assordate silenzio delle istituzioni deputate a vigilare sull’osservanza delle regole e la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.

11 commenti

  1. Marialuigia Musso

    Ne avrò viste a migliaia tra schiapparo e foce Varano

  2. Carmine d

    Al posto di trivellarci i maroni ogni giorno con le trivelle, cerchiamo di interessare vivamente i vertici delle Capitanerie di porto affinchè si adoperino alla risoluzione di questa vergogna!!!!

  3. Iacovelli matteo

    Questo, l’ignoranza dei nostri miticoltori che invece di preservare il futuro del loro lavoro lo uccidono con tanto menefreghismo.

  4. Maggio Michele

    Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo.

  5. d

    Mi chiedo. Perché voi sindaci ed ex di Rodi, Cagnano, Ischitella non fate una denuncia tutti assieme alla magisttaturs non solo a parole ma con i fatti .per arrestare questo scempio che viene perpretato nella quasi indifferenza di tutti e sollecitare più controlli da parte degli organi marittimi e terrestri preposti.Dareste un messaggio posotivo ai vostri concittadini che sicuramente apprezzerebbero molto io compreso. Ciao Rodi.

  6. Carmine d

    Zufarè non devi scoprire l’acqua calda. Tu non hai idea di quante denunce sono state inviate in Procura. Ma arrivano li e poi tutto tace!!!!!!!

  7. d

    Esiste anche il consiglio della magistratura!comunque capisco perfettamente che non è facile giù, sopratutto quando si è. Consolidato una direi convivenza di alleanze tra amministratori e potrei forti.di solito si rimane imbrigliati nelle reti come i retini degli allevamenti delle cozze.la mia era solo una riflessione ,nulla di personale.ciao. Csrmine un abbraccio.ciao Rodi!

  8. Invece di sprecare 300 milioni di euro per un inutile referendum sulle trivelle grazie alla megalomania di alcuni mega politici Che si sono montati la testa, si poteva fare DI piu’ per il nostro mare! Vedi caso bandiera blu!

  9. Domenico Oliviero

    sequestro a tempo indeterminato dell’azienda che fa che questo scempio continua..

  10. Davide dell'Oglio

    Finalmente si parla in maniera accorata di questo vero dilemma che flagella le nostre bellissime coste. Quale soluzione? Non ho idea se qualcuno abbia di già prospettato questa: l’assegnazione dei colori delle reste ai pescatori o alle cooperative….non ho idea di come siano organizzati. Ma una volta assegnato un colore ad un determinato operatore ittico egli diventa responsabile delle reste di quel colore disperse nell’ambiente e dunque sanzionabile….mi auspico in maniera sostanziale.

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