Sudditi con l’anello al naso!

palazzo-citta-rodi-garganicoSenza addentrarmi in complicate analisi antropologiche, mi sembra di poter affermare che chi ci governa localmente, e parlo di Rodi Garganico, consideri i rodiani come una tribù di minchioni con l’anello al naso, creduloni, sempliciotti, cui sia possibile raccontare tutto e il contrario di tutto, qualsiasi sciocchezza perché mai i sudditi minchioni, inanellati, imbalsamati nella finzione e nell’ipocrisia della quotidianità, oseranno riballarsi al capo, detentore del potere di decidere delle loro sorti, per esautorarlo, per abbatterne il delirio di onnipotenza, anche dopo aver capito il senso vero del suo racconto, quello che marcia silente sotto le righe della sua narrazione, ciò che di norma egli non dice, ma che non è detto non si possa capire.

E che alla fine questa sudditanza, vuoi per scelta di cultura, vuoi per difetto di opinione propria, vuoi anche per interesse personale o per prostituzione intellettuale, possa accreditarsi di un solido radicamento, comincio davvero a pensarlo, anche se un attimo dopo la riflessione sulle radici della mia gente, sulla sua laboriosità, sulla sua onestà, sulle sue doti  morali, mi porta a respingere l’assurdo, istintivo, cattivo pensare.

Ed è così ad esempio che, sfruttando la debolezza del bisogno, è stata raccontata in giro la favola del PIRT per raccogliere a mani larghe voti durante la campagna elettorale per poi gabbare chi aveva ingenuamente abboccato, vecchi o nuovi amanti del mattone abusivo, tanto alla fine la colpa non sarebbe mai stata di una sanatoria irricevibile, ma dell’avverso pensiero di chi avrebbe predicato il primato della legalità su quello della mistificante predicazione, con tutti i deleteri effetti che si sono abbattuti sulla ragionevolezza (e non solo).

Ed è ancora così che lo squinternato quintetto di fatui amministratori di ventura ci ha fatto lo sgradito regalo, covato e meditato, della dichiarazione di dissesto finanziario, ingessando e paralizzando lo sviluppo per i prossimi dieci anni, preferendo fallire piuttosto che incamminarsi sulla logica di un possibile, sano riequilibrio dei conti soltanto per delegittimare chi aveva osato fare di più immediatamente prima di loro e per legittimare invece l’inconcludenza di una propria effimera proposta politica, intrisa di bugie e di promesse mancate di cui oggi, e meno male, tutti parlano, compresi gli ex affiliati rinsaviti.

Ma il racconto ipocrita è continuato per distruggere piuttosto che per conservare e migliorare l’esistente, quella parte buona dello sviluppo locale inventato dai loro predecessori che, per la verità, quello sviluppo non lo avevano promesso, ma lo hanno coraggiosamente saputo realizzare, e che solo per questo dovevano essere passati per le armi della loro idiozia intrisa di fobia verso la parte avversa.

Ma vengo all’attualità, alla pratica rituale del “non dico” per non scoprire il significato vero del racconto, espressione tipica e ricorrente dell’arte della manipolazione.

Ricordo a tutti che il sindaco ha già speso in trattativa privata circa tre milioni di euro (sei miliardi di vecchie lire, e il Prefetto non vede) nella gestione dei rifiuti; egli ha cambiato in meno di due anni soltanto il numero e la cadenza temporale delle ordinanze sindacali contingibili ed urgenti (prima semestrale, poi trimestrale, adesso mensile, fino a raggiungere, se non ricordo male, il numero complessivo di sei, ad oggi, cosa, questa, mai vista sugli scenari comunali).

Seguendo questa stessa scia, il sindaco si è anche impegnato a disorientare con furbizia l’ufficio tecnico comunale (nella specie, l’ingegnere comunale ricusato) con cinque atti di indirizzo in pochi mesi nell’evidente tentativo, riuscitogli, di non fare la gara d’appalto per scegliere secondo legge il nuovo gestore del servizio pubblico.

Questo, sono certo, il sindaco lo ha fatto per poter poi facilmente accusare di “tempo perso” il tecnico comunale per la mancata predisposizione del bando di gara, ammettendo la sua “costrizione”  a perseverare nello stesso affidamento, abbattendo il guinness dei primati delle ordinanze sindacali emesse e ritenendo la scelta “ineludibile” secondo il frasario di stile.

Mai però egli si è preoccupato di elevare la qualità del servizio, anzi ha offerto irresponsabilmente ai media la possibilità di veicolare immagini di sconcezze al limite dello sberleffo più sconcertante, incolpando di tutto gli avversari politici che avrebbero agito come gli “untori” di manzoniana memoria.

Dopo tutta questa baraonda, l’attenzione del sindaco è finalmente caduta sui temi caldi attesi da tempo, perché tanti erano i segnali di fumo che arrivavano dai diversi orizzonti, e intendo con questo riferirmi alle decisioni prese ultimamente dal sindaco e dalla sua mini giunta sulla valorizzazione del patrimonio comunale e sull’efficientamento energetico.

Quanto al primo dei due argomenti, la giunta, con il pieno sostegno tecnico del geometra in prestito, maliziosamente assenti altri pareri, se pur necessari e obbligatori, sembra essere passata subito ai patti fatti, e così con la deliberazione n.243 del 20 ottobre 2015 ha recepito pudicamente la dichiarazione (spontanea?) della società GIMA di Foggia di voler convertire, presumo a proprie spese, l’ex carcere mandamentale in una Comunità Terapeutica Assistenziale Psichiatrica (CRAP).

Per carità, nobile e sublime l’intenzione, ma scorretto è il metodo usato che sembra essere quello solito, ingiusto, illegittimo, non trasparente, di “raccogliere”, “valutare”, “condividere”, “sostenere” la proposta di utilizzo privato del bene pubblico, acquisito con i soldi di tutti, senza verificare preliminarmente l’esistenza di altre similari proposte concorrenti con gli strumenti operativi che la legge prescrive come obbligatori.

L’escamotage scelto opprime i principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità incardinati nel sistema degli appalti pubblici e si propone di ripercorrere vecchi itinerari convergenti sul comodato d’uso di lungo periodo e sull’ipotetica restituzione di bene e impianti sicuramente obsoleti ed inservibili alla scadenza.

Una minestra riscaldata, dunque, intrisa di piccanti considerazioni sull’interesse del comune a cogliere al volo l’occasione di valorizzare il suo patrimonio, ma sottacendo di acclarare il più forte interesse del privato all’utilizzo gratuito di quel bene per la sua strategia di profitto imprenditoriale, legittimo se proporzionato all’equilibrio dei due interessi, pubblico e privato.

È questo purtroppo un film ripugnante già visto, prodotto e girato dallo stesso autore, fortemente  orientato alla logica del profitto privato e della perdita pubblica perché nella sua trama non vedo oboli in chiaro pagati al comune, che sarà escluso, ne sono certo, dal giro delle royalty gestionali.

Ed allora il significato occulto del dissesto finanziario dichiarato per provocazione prende un sapore più corposo, atteso che la giunta comunale, pur di condividere la scelta del suo capo e di concedersi all’ennesima libera trattativa con il privato, dimentica che l’ex carcere mandamentale era un gioiello di famiglia di cui il comune doveva disfarsi per pagare i debiti accumulati dalla compagine d’Anelli, salvo poi non avviare, deliberatamente, alcuna delle procedure previste dal piano di dismissione immobiliare per conseguire utili disponibilità di cassa.

Saprò dirvi dove porterà questa suonata e può darsi che allora qualcuno dovrà strapparsi di forza l’anello dal naso per inseguire il suo spirito libero!

Quanto al secondo dei temi trattati, accesi ancora i riflettori sulle famose intercettazioni ischitane, constato che la giunta comunale con spericolata nonchalance si precipita lungo il percorso sospetto dell’efficientamento energetico, ipotizzando un Finanziamento Tramite Terzi (FTT) a fronte della concessione del servizio energetico per quindici anni.

Stando agli atti, deliberazione n.242 del 20 ottobre 2015, la giunta comunale, sorretta sempre dal conforme parere del geometra Tozzi e condividendo la visione aziendalistica del sindaco, che, si ricorderà, si è avvalso all’uopo della consulenza richiesta a voce alla fiduciaria Audit Energy, scomodando anche il protocollo di Kyoto, risulta aver affidato il proprio convincimento al parere del manutentore esterno degli impianti elettrici comunali, persona, per carità, assai garbata, ma inabile nelle analisi dei sistemi finanziari di redditività sottesi al modello contrattuale dello Shared Saving (risparmio condiviso a rimborso del capitale privato investito).

Ritengo assai grave che alla base della scelta di operare in questo modo non vi sia stata l’acquisizione di uno studio serio di fattibilità dopo l’efficientamento degli impianti già realizzato.

Ritengo però ancor più grave che la giunta abbia approvato un diverso, nuovo progetto di efficientamento della pubblica illuminazione in FTT (valore progettuale euro 1.198.655,22), dimensionando una nuova opera a forte impatto finanziario dopo avere sistematicamente “demolito” la gestione dell’esistente, pur di affidarsi ad “altri”, con un’operazione non negoziale, anzi volutamente conflittuale, non diversa dalla demolizione progressiva della gestione del porto turistico.

Ma la giunta in questo caso ha validato, pur in assenza di un incarico formale, senza passare da un progetto preliminare, il progetto definitivo predisposto dal geometra Tozzi, responsabile del quinto settore comunale; sostituto innaturale, per difetto di titolo professionalmente abilitante, dell’ingegnere comunale di ruolo.

Ebbene il geometra è assolutamente incompetente in materia di progettazione di impianti di pubblica illuminazione.

Non sono io a dirlo, ma è un dato incontrovertibile desunto dalla tassatività dell’elenco delle attribuzioni professionali dei geometri contenuto nell’art.16 del R.D. 274/1929.

La norma fissa inderogabilmente oggetto e limiti della competenza professionale dei geometri e non contempla affatto la progettazione degli impianti elettrici, competenza, peraltro, preclusa da copiosa conforme giurisprudenza formatasi sul tema del legittimo diniego di approvazione di progetti di questa tipologia firmati da un geometra.

E qui non voglio assolutamente pescare nel torbido; non voglio affatto pensare alla scivolata sulla buccia di banana o al tribale anello al naso di chi non sa o non vuole leggere tra le righe; e neppure voglio pensare alla genialata del “prestito progettuale” che offenderebbe la deontologia professionale con ricadute nel codice etico e non solo.

Lungi da me, dunque, ben conoscendo i soggetti in causa, questa invereconda, irriverente riflessione, ma non posso non dire che, se le regole del gioco devono essere sostanzialmente rispettate, l’acquisizione in finanza di progetto della commessa contrattuale su un progetto irricevibile per un vizio insanabile del progettista, potrebbe essere invalidata da qualsiasi altro concorrente non aggiudicatario, esponendo così il comune al ristoro dei danni che ne sono derivati su una partita milionaria.

Presumo che tutto questo il sindaco, dotato di eccellenti virtù superiori di lungimiranza, saggezza, discernimento nella regia degli affari amministrativi, quelli della serie “pochi ma buoni”, potrebbe non volerlo, attesa la sua frequentazione con i debiti non dovuti, pagati e mai pretesi in restituzione (Olivieri docet, tacendo di altri).

Pertanto,  l’invito che prudentemente mi sento di fare al sindaco è quello di rimediare anche a questo grossolano errore, sempre che egli abbia voglia di portare a casa il risultato sperato.

Ma dubito che il sindaco vorrà degnarsi di ascoltarlo.

Altro proverò a dirlo dopo, quando saranno i fatti a parlare, attendendo come sempre, e come tanti altri sudditi del califfato rodiano, la dichiarazione della mia emancipazione dalla schiavitù dell’anello al naso.

Tino Petrosino

6 commenti

  1. Stolti, leggete e meditate….

  2. Domenico Trombetta

    “Giunta” comunale legittimata da 148 voti su oltre 3000 votanti…

  3. Carmine d'Anelli

    Spesso gli spregiudicati scherzano con il fuoco! Ma… la moglie del ladro non ride sempre! Pertanto. per eventuali fughe sconsiglio sia il Brasile sia il Libano. Il nuovo diritto internazionale ne ha previsto l’immediata estradizione!

  4. Consiglio la ridente cittadina di Al-raqqa per un’eventuale fuga…

  5. …adesso abbiamo anche il trombettiere, ovviamente di parte, anzi di famiglia!!

  6. Domenico Trombetta

    Si Giuseppe, sono uno di famiglia. Di una famiglia perbene. Tu invece chi sei? Giuseppe. Giuseppe chi? (o sei Michele? o sei Pasqualino?). Per me sei un fesso qualunque, l’ennesimo pavido commentatore anonimo. Ritieni che io non possa commentare un articolo su un blog pubblico? Puoi tranquillamente dirmelo di persona (ma credo tu sia troppo pavido per farlo). Poi, se e quando mi dirai che io non posso commentare un articolo su questo blog, ti spiegherò, come si fa ai fessi, un po’ di cose. Generalmente mi pagano per spiegare le cose alla gente, ma per un fesso della tua levatura farò, malvolentieri, un’eccezione.

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