Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini

rodi-garganico-portoPapa Urbano VIII Barberini e i membri della sua famiglia ascesero al potere e provocarono alla città di Roma scempi edilizi e danni gravi neppure paragonabili a quelli causati dall’invasione dei barbari.

Il titolo vuole qui apostrofare l’impegno dei nostri sparuti consiglieri comunali (cinque in tutto, compreso il capo) per lo sprofondo in cui è caduta la nostra cittadina, che oggi rimpiange tutto il suo passato piuttosto che progettare il suo futuro senza liberarsi del presente.

Sul parallelo di un’impietosa gestione della res pubblica, i “nostri” continuano a governare senza consenso un territorio dominato da paura, disaffezione ed apatia, sicuri ormai di giungere al traguardo del loro definitivo  tramonto.

Attenzione, però, al trucco, perché i nostri cari eroi non sono proprio ciucci, anzi, sono scaltri, astuti e navigati, o almeno uno di loro, il capo, lo è; gli altri, invece, solo figuranti utili alla causa.

Ma ecco il tema. La litania dei debiti fatti dalla vecchia amministrazione, che purtroppo resteranno tali finché gli dei di questo nostro olimpo effimero non decideranno di pagare regolarmente i tributi come tutti i comuni mortali, ha letteralmente stracciato i timpani di tutti, e non solo quelli; lo slogan al quale ci hanno abituati è da un lato un comodo rifugio per aver disonorato tutte le promesse elettorali singolarmente fatte, e dall’altro, cosa ancor più grave, è lo strumento informativo per distrarre l’attenzione e l’occhio degli osservatori su alcune genialate emulative del più scafato Arsenio.

Nasce nel lontano 1988 (deliberazione n.66 del 24.3.1988, le date sono importanti!) il progetto per la costruzione di un parco giochi che prevedeva l’esproprio di area privata, esproprio mai compiuto perché il privato aveva proposto (il 27.4.1989) di cedere volontariamente e gratuitamente al Comune il suo terreno in cambio di future utilità edilizie (è, questo, “il patto scellerato dell’edilizia barattata”, così da me definito in altre precedenti corrispondenze).

Negli anni a venire il parco giochi non è stato mai completato e le utilità edilizie che dovevano conseguire alla cessione volontaria del terreno privato su cui doveva nascere l’opera pubblica sono state messe in discussione da una compagine amministrativa, quella di cui ho fatto parte con D’Anelli, che non ha mai condiviso l’idea di barattare l’esecuzione di un’opera pubblica importante per i bambini con altri interessi speculativi; così come è stato respinto al mittente l’invito (diffida)  a corroborare l’interesse privato generato da scelte altrui, distanti quasi un quarto di secolo passato, dopo e nonostante la considerevole rivalutazione fondiaria del terreno a prima destinazione agricola.

Il privato cita così in giudizio il Comune per l’occupazione ormai abusiva del parco giochi ed ottiene il risarcimento del danno per il mancato esproprio; questo lo legittima ad esigere poco più di 400 mila euro dalle casse comunali, salvo i resti, abbastanza cospicui, perché l’occupazione permane ed il comune ancora non decide se restituire il terreno occupato (prima agricolo, poi edificatorio) o espropriarlo in sanatoria.

Questa, tutto sommato, è la storia del debito della società “Olivieri Costruzioni”, che è oggi all’esame della corte dei conti perché il giudice contabile è chiamato a decidere a chi attribuire la responsabilità del danno erariale, se a chi ha sottoscritto un accordo vergognoso, dimenticandosi di esercitare i poteri propri della pubblica amministrazione, oppure a chi quell’accordo ha rifiutato perché blasfemo anche nei risvolti successivi.

Ed ecco venir fuori la saggezza dell’uomo capace di grandi mediazioni; nasce così dal cappello del prestigiatore la deliberazione consiliare n. 59 del 19 novembre 2014, pubblicata il 3 dicembre scorso, con cui il Consiglio comunale adotta con procedura di auto-approvazione una variante urbanistica per scomporre il comparto 2° in due sub/comparti, una manovra apparentemente innocua, ma pregna di contenuti che contano.

Che ci azzecca?”, direbbe qualcuno; ve lo spiego.

Tutti ricordano il giudizio di Salomone che divise in due parti il bambino conteso dalle due madri avide; bene, sotto la regia di menti ben illuminate che in ignoto disegnano a mano libera, il Consiglio comunale divide in due il comparto perché, così si legge in delibera, la sua perimetrazione è troppo estesa (e io aggiungo molto frazionata, e anche perché insistono contrasti insanabili tra i proprietari che si sono opposti al primo tentativo di lottizzazione Olivieri, quello per intenderci non procedimentalizzato dall’amministrazione D’Anelli), per cui è convenuto distinguere subito, senza mezzi termini, il buono dai cattivi,  spianando con un tratto di penna, libero ed ondivago, una vera autostrada nei confronti di chi, così è scritto in delibera, ripasserà all’incasso per la seconda tranche di risarcimento milionario se non realizzerà il suo proposito edificatorio, radendo l’ultimo baluardo di verde che lambisce l’abitato, consumando territorio di qualità per un’inutile destinazione residenziale, che non crea sviluppo ed indotto, ma solo profitto d’impresa.

E poiché le pillole comunali di saggezza sono tante, ecco apparire l’inganno del manifesto murale che inneggia alla par condicio perché l’amministrazione comunale, si legge sul murale, saprà trattare tutti i cittadini allo stesso modo, anche se quell’avviso è nel procedimento un atto dovuto, a contenuto tecnico e non politico, e basta.

E presumo che in questo ardito percorso l’occupazione dell’area del parco giochi non avrà mai più fine, e tanto meno sarà mai rivendicata dal privato la restituzione del bene per non privarsi di un assist formidabile (il risarcimento dei danni che prospera col passare del tempo), che è contenuto nella deliberazione consiliare n.59/2014, che invito dunque a leggere con molta, molta attenzione e riflessione.

Io vedo in questa operazione una indecente inversione del primato dell’interesse del privato su quello pubblico, che mi va di additare al pubblico giudizio come un esempio di tuffo nell’abisso con estremo indice di pericolosità per il territorio che non può passare inosservato nel silenzio generale.

Un ultimo invito: occhio anche al bando per l’affitto di un immobile comunale in via Mazzini; corrono certe voci in giro ……….., anche se presumo che saranno presto smentite con un’aggiudicazione trasparente; …………. o no?!

Tino Petrosino

1 Commento

  1. marco ognissanti

    Quod non est in actis non est in mundo !!!

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