#NonCiSonoBisognoDiScuse

palazzo-citta-rodiHo letto sul sito del Comune le precisazioni del Sindaco, Nicola Pinto, con cui egli rimarca di non essere indagato dalla Procura di Napoli in relazione ai suoi rapporti con gli esponenti di rango della CPL Concorda ed esprime sdegno per le insinuazioni lanciate contro di lui da ex amministratori per gettargli fango addosso.

Io ricordo, se egli si riferisce a me, di non averlo mai considerato indagato e di aver anche ritenuto tutti gli altri soggetti coinvolti nello scandalo di Ischia come coperti dalla presunzione di innocenza fino a prova contraria.

Non ho condiviso l’inveterata insolenza dell’individuo e la pretesa di difendere la sua estraneità ai fatti non dimostrando la propria innocenza, ma incolpando miseramente gli altri, gettando su di loro discredito, umiliando senza scrupolo la verità per affrancarsi da sensi di colpa o da inquietudini insortegli.

È un gioco perverso condotto da una persona squallida, ostinata nel mentire, che vive in questo particolare momento l’imbarazzo umano di essere stato intercettato in conversazioni d’affari con imprenditori interessati al territorio; un personaggio pubblico che a torto o a ragione si vede sbattuto sulle prime pagine dei giornali come un negoziatore avido, bramoso, attratto nel vortice della mala amministrazione pubblica; un uomo in preda al disperato bisogno di giustificarsi sempre, anche quando #NONCISONOBISOGNODISCUSE per usare l’hashtag ricorrente sul social network.

Di qui, forse, la fonte inconscia di accuse lanciate ad ogni occasione contro coloro che lo hanno preceduto; allucinato dalle ombre di questi che continuano a vivere una vita propria, diversa dalla sua, come persone normali che proprio non se lo cacano ma che nel suo immaginario gli appaiano come fantasmi che lo inseguono ad ogni decisione presa; accuse senza senso che esigono, però, risposte chiare ed immediate perché non c’è peggiore infame di chi deframmenta i fatti per costruire una falsa verità, dissemina disinformazione per disorientare gli altri.

Quella che segue è dunque una chiave di lettura dei fatti oggetto delle sue precisazioni che non lasciano dubbi sulle qualità del soggetto.

SPONSORIZZAZIONI
Tanto per essere chiari, per sponsorizzazione si intende, nella più comune accezione del termine, il finanziare un’attività sportiva, uno spettacolo, una manifestazione artistica, culturale allo scopo di ricavarne solo pubblicità.

La legge n.449/1997, all’art.43, consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di sponsorizzazione con soggetti privati ed associazioni senza scopi di lucro per realizzare iniziative dirette al perseguimento di interessi pubblici, escludendo qualsiasi forma di conflitto di interesse tra l’attività pubblica e quella privata.

Il regolamento attuativo, infine, prevede che la scelta dello sponsor debba avvenire con procedure di evidenza pubblica al fine di garantire parità di trattamento tra i soggetti potenzialmente interessati.

Detto questo, devo purtroppo sottolineare ancora una volta l’ignoranza di una persona che crede di poter impunemente girare il mondo degli imprenditori per richiedere liberamente, nella veste di amministratore pubblico, sponsorizzazioni per i suoi eventi, le sue manifestazioni, i suoi programmi promozionali, trascurando norme e procedure che non gli consentono di elemosinare esborsi in danaro molto pericolosi come i fatti accaduti comprovano.

Eventi, manifestazioni, iniziative promozionali di cui per legge occorre pubblicare in anteprima il budget preventivato, l’ammontare di tutti i contributi ricevuti, le economie di bilancio ottenute e i costi effettivamente sostenuti, il tutto con trasparenza di atti e provvedimenti riservati alla funzione dirigenziale e non al Sindaco.

E così a proposito del premio letterario Cassieri, di cui Pinto parla come di un evento a caratura nazionale sul quale ha sperato di poter attrarre l’attenzione di ogni operatore economico interferente con gli interessi del Comune; se egli avesse solo pensato di applicare la legge avrebbe, forse, ottenuto linee concorrenti di finanziamento senza dover spiegare altro; se egli avesse percorso la strada maestra, avrebbe senz’altro soffocato sul nascere ogni prevedibile dubbio di interesse pubblico confliggente con quello privato dello sponsor, stante a ciò che è emerso dal contenuto dei dialoghi intercettati; se egli avesse rispettato il principio giuridico della separazione delle competenze politiche da quelle gestionali, avrebbe anche evitato a se stesso il disagio di spostarsi di continuo, su e giù per l’Italia, a spese del Comune e con il pericolo concreto di essere intercettato come puntualmente è avvenuto; se egli avesse fatto uso della normale diligenza e trasparenza, avrebbe messo in chiaro tutti i costi della manifestazione con la pubblicazione delle relative risultanze contabili, costi che per la seconda edizione del premio, in base agli atti comunali ufficiali pubblicati (deliberazione di Giunta comunale n.123 del 12.5.2014), ammonterebbero a 5 mila euro, tutti ben distinti nella destinazione, posti interamente a carico del bilancio comunale e, quindi, non bisognevoli di aiutino esterno.

AUDIT ENERGY
– Carneade (Binetti), chi era costui? – per dirla col Manzoni.
Il dott. Michele Binetti, secondo la premurosa precisazione del Sindaco, è un consulente di parte; egli, ci viene riferito, è il titolare di uno studio professionale che da tre anni segue l’amministrazione comunale per studiare la bolletta energetica del Comune facendo le veci dell’ingegnere comunale, demansionato nel ruolo, tanto per capirci.

Data l’ambiguità di questo incarico silente che è giunto al terzo anno di vita e che è citato per la prima volta, e senza particolari riferimenti genetici, solo nella recentissima deliberazione di Giunta n.53 del 2 marzo 2015; date le circostanze dell’ultima ora che hanno scatenato il putiferio mediatico a causa delle interessenze nel settore energetico degli interlocutori intercettati a colloquio negoziale con Pinto; data la naturale propensione di costui a ricercare sostanziose sponsorizzazioni in danaro tra gli operatori economici privati per la nobile causa della generale promozione del territorio; dato tutto questo, io, devo ammetterlo, sono scettico e quindi indotto a nutrire forti dubbi sia sulla legittimità che soprattutto sull’attendibilità di un rapporto consulenziale di questo genere, atteso che esso prelude, e questo sin dai primi giorni della sindacatura (“non appena insediatasi la mia amministrazione”, dice Pinto), allo scioglimento in prima nota di amministrazione del contratto con Eureko.

Nasce da questo bisogno poi la scelta di affidarsi alle cure di un affermato legale di fiducia per un ristoro risarcitorio senza rendere partecipe nella contestazione dell’inadempienza contrattuale, per quanto traspare dagli atti, la controparte negoziale o per l’esercizio del contraddittorio a discolpa o per il ricorso alle misure correttive di riequilibrio del contratto. Questo sembra non essere avvenuto perché ogni attore della decisione ha fatto subito rotta verso la rescissione del contratto con tutti gli elementi dell’apparato consulenziale acquisito.

AFFIDAMENTO EUREKO
Al riguardo ho letto attentamente la precisazione del consulente Binetti pubblicata sul sito istituzionale del Comune. A prima lettura mi è tornata alla mente la figura zelante dell’utile servitore nelle mani del padrone che dispensa generose attenzioni nei confronti di chi sembra essere chiamato per sostenere un suo convinto obiettivo; un soggetto, insomma, capace di essere funzionale ad una predefinita strategia decisionale.

Non voglio giudicare le competenze professionali del signor Binetti, ma soltanto le sue conoscenze giuridiche che denotano lacune che meritano di essere sottolineate.

Egli non sa, o finge di non sapere che il suo incarico di consulenza si trascina ormai da tre anni senza che nessuno lo abbia mai incaricato; egli non sa, o finge di non sapere, che un incarico senza distinzione di sorta, compreso quello a termine, deve poggiare, prima di essere iniziato, su un valido atto conferitivo (esemplificando, l’avvocato non può esercitare la difesa del comune prima di esserne formalmente incaricato); egli non sa, o finge di non sapere, che il conferimento di un incarico non rientra affatto nella competenza diretta del sindaco ma in quella esclusiva del responsabile del servizio (sempre l’ingegnere comunale dimezzato per intenderci); egli non sa, o finge di non sapere, che lo stesso responsabile del servizio che lo ha motivatamente individuato come legge comanda ha l’obbligo di fissare preventivamente tutte le regole di ingaggio, le modalità di svolgimento dell’incarico, il termine iniziale e finale delle sue prestazioni ed il corrispettivo dovuto con il relativo impegno di spesa.

Egli, il signor Binetti, dunque non sa molte cose, o finge di non saperle, per non ammettere tutto quello che nel caso che lo riguarda è mancato per rendere valida la sua consulenza; e allora io sono convinto più che mai che egli stesso, suo malgrado, avrà modo di ricredersi alla fine, quando cioè dovrà presentare il conto al Comune e non vi sarà funzionario comunale disponibile a pagarlo in chiaro; sarà dunque costretto a ripensare al tempo perso e, perché no, anche al legame con chi potrebbe averlo introdotto nella causa comune senza aver ben letto i suoi propositi.

“Tutto ciò non a favore dell’uno o dell’altro soggetto politico, ma nell’esclusivo interesse del Comune di Rodi Garganico”, sostiene il signor Binetti con una chiosa frequentemente in uso a quel Sindaco che lo ha, per così dire, nominato suo consulente a voce.

Ma vengo al punto tecnico della questione.

Il codice degli appalti (l’art.221 per i settori speciali e l’art.57 per quelli ordinari, ma non mi dilungo nella distinzione per ragioni di tempo e di spazio) consente alle stazioni appaltanti di aggiudicare i contratti pubblici mediante procedura negoziata diretta (senza bando di gara), dandone comunque adeguata motivazione nella delibera o determina a contrarre, nel caso in cui “per ragioni di natura tecnica o attinenti alla tutela dei diritti esclusivi, il contratto possa essere affidato unicamente a un operatore economico determinato”.

Nello specifico, leggendo serenamente tutti gli atti del tempo, per il consulente Binetti sarebbe stato molto più semplice comprendere i motivi della scelta della tecnologia Eureko (protetta da brevetto) piuttosto che avventurarsi nel definire come non vera l’affermazione della conformità a legge del relativo affidamento.

Nessuno ha mai preteso di disconoscere, come ha lasciato intendere il consulente Binetti per spirito di parte, la presenza sul mercato di altri operatori in possesso di tecnologie affini a quella prescelta per il risparmio energetico, ma nella procedura di affidamento della commessa ad Eureko motivatamente convincenti sono state anche ritenute sia le ragioni di natura tecnica riguardanti il prodotto brevettato da fornire e porre in opera, sia le soluzioni tecniche gestionali dell’impianto ottimizzato proposte con un’ampia garanzia reale di risultato.

Dispiace solo costatare che un tecnico, già in grossa difficoltà personale per essere egli stesso fuori dalla legge, abbia espresso un giudizio inappropriato che nulla ha a che vedere con il diritto.

Un giudizio che si sposa perfettamente solo con l’idiozia di una persona che con stile consueto fa parlare sempre l’altro, appunto l’utile servitore di turno, perché egli deve personalmente tacere a causa dei milionari affidamenti nella gestione dei rifiuti direttamente da lui disposti e da lui medesimo gravemente reiterati con usurpazione di ruolo e funzioni tipiche dirigenziali (e qui, per adesso, taccio per non anticipare altro!).

Aggiungo solo a questo riguardo che se un giorno dovessi essere chiamato a rispondere di quella scelta, e qui devo dire che il Pinto o è veggente o è il subconscio che ogni tanto gli parte in automatico perché difettoso, sarà molto semplice da parte mia smentire l’anonimo idiota che nella vicenda Eureko ha turnato la propria immorale presenza con quella sciocca dell’imbecille, sarò tutto sommato ben lieto di poterlo fare una volta per tutte, perché sicuramente non dovrò chiarire colloqui riservati o richieste, per così dire, di contributi che si incrociano con ritorni, sempre per così dire, commerciali.

LA QUESTIONE PORTUALE E I COLLEGAMENTI CON LA CROAZIA
Qui le parole non possono seguire pedissequamente tutto quello che penso per davvero e devo forzatamente trattenermi per non trascendere nella trivialità.

“Ad oggi ….. non siamo ancora riusciti a reperire una compagnia marittima interessata a curare tali collegamenti, ed, anzi, saremmo ben lieti se i contestatori politici di turno ci segnalassero qualche loro amico armatore utile allo scopo, visto che proprio questi contestatori sono stati a suo tempo così bravi da individuare un’unica ditta che partecipasse al bando per la costruzione del porto turistico di Rodi Garganico”, queste sono le parole di Pinto (o di chi gliele ha costruite) pronunciate a discolpa delle sue ambiguità con il rito solito del discredito del lavoro altrui.

Il soggetto è noto; il suo pensiero è frutto di un malessere di tipo non regressivo, non trattabile neppure con la somministrazione endovenosa di verità; la sua forza è la mistificazione dei fatti operata con subdola astuzia; le sue argomentazioni risentono di un’etica deviata, diversamente non qualificabile.

Bene, detto anche che la bistrattata amministrazione D’Anelli più di un turista dal nuovo porto di Rodi lo ha fatto partire per la Croazia grazie alla sua sana e trasparente intraprendenza, evento, questo, che in tanti hanno rimosso dalla propria memoria grazie all’euforia della rigenerazione innescata dal bizzarro sopravvento di Pinto; detto anche che i collegamenti con la Croazia erano stati avviati senza particolari contropartite imprenditoriali a favore di chi li ha gestiti; ribadito che per i collegamenti con la Croazia non è stato necessario che il Sindaco D’Anelli e la sua scia di corte vi facessero spola per inutili gemellaggi pagati dal bilancio comunale e quindi dai pochi contribuenti sani, mi preme qui ricordare a Pinto:

  • che il bando di gara del porto è stato pubblicato per intero sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana e per estratto su due quotidiani a tiratura nazionale e su due a tiratura locale;
  • che entro i termini stabiliti dal bando sono pervenute le richieste di invito da parte di RESEARCH S.p.A. in ATI con costruzioni Ing. Penzi S.p.A., CIDONIO Pietro S.p.A. e INTERCANTIERI VITTADELLO S.p.A.;
  • che, con note comunali prot. n. 12273, n.12274, n.12275 del 12.12.2006, tutte le imprese qualificatesi nella prima fase sono state invitate a presentare l’offerta;
  • che entro i termini stabiliti nella lettera invito è pervenuta la sola offerta di CIDONIO Pietro;
  • che tutti gli atti sono stati scandagliati dal suo avvocato di fiducia e che sono stati anche più volte scrutinati dalla magistratura a seguito di esposti anonimi di matrice identica;
  • che gli stessi atti sono oggi nella sua più totale disponibilità se ha voglia di leggerli e capacità di intenderli;
  • che la passata amministrazione, giova ripeterglielo fino alla nausea, è stata capace di realizzare il porto turistico in soli quattro anni e che la sua amministrazione è stata brava a distruggerlo in meno di uno;
  • che la questione portuale è oggi diventata seria perché i rapporti con il gestore sono stati irrimediabilmente compromessi dalla sua insensata voglia distruttrice, e non solo da questa (e qui taccio ancora una volta!);
  • che esistono le condizioni per la declaratoria della decadenza della concessione per colpa del gestore con ricorso all’art.8 del regolamento prestazionale approvato con deliberazione consiliare n.31 del 28.8.2006, ricollocando sul mercato la gestione portuale per tutta la scadenza residuale;
  • che il Comune nella partita contro Cidonio deve farsi assistere da un collegio di difesa che abbia a cuore seriamente l’interesse per il porto e per il suo rilancio commerciale;
  • che, infine, per manifesta inadeguatezza ed incapacità sua e di chi a lui si è accompagnato in questa disavventura, può anche togliere il disturbo perché già tanti sono i danni prodotti al paese e le ferite inflitte alla dignità di chi ci vive tutto l’anno.

Tino Petrosino

17 commenti

  1. Più chiaro di così. ……

  2. Angelo Anvvfc Rodi Guerra

    Che palle questa diatriba infinita mentre il paese ormai è morto e sepolto. Tutti voi avete ragione e torto, tutti e due avete amministrato con esiti nefasti. L’economia è a zero, il turismo fuggito via, l’agricoltura dimenticata, la pesca inesistente….eppure continuate a perdere tempo con l’incolparvi a vicenda. I cittadini non ne possono più e credetemi, alle prossime elezioni sapranno chi non vor are. Saluti

  3. Michele Azzellino

    Amministrato con esiti nefasti? Sig. ANONIMO ma lei era residente a Rodi Garganico negli anni dell’amministrazione d’Anelli? Durante l’ultima campagna elettorale del 2012 era a Rodi Garganico? Mi permetto amichevolmente di farle queste domande perché non condivido il termine “nefasto” che di certo non accomuna il recente passato al nefasto presente. Sono convinto come lei che i cittadini di Rodi sicuramente sapranno chi non votare. Sia artefici che complici di questo sfacelo. Saluti

  4. Donato Petrosino

    Angelo, complimenti per l’anonimato! La prossima volta tocca sicuramente a te, ma devi metterci la faccia e gli altri la mano per votarti

  5. Angelo Anvvfc Rodi Guerra

    Non c’è problema Donato…Angelo Angelo Alessio Guerra presidente della locale Protezione Civile. Ma che anonimato, a dire la verità non ho bisogno di anonimato!

  6. Angelo Anvvfc Rodi Guerra

    C’ero non ti preoccupare e tutte queste grandi differenze Non le vedo. Saluti

  7. Michele Azzellino

    Se posso sapere con chi ho il piacere di parlare ?

  8. Michele Azzellino

    Bhe Sig. Angelo goditi lo sfacelo attuale!

  9. Donato Petrosino

    Non ho il piacere di conoscerti ma la faccia devi comunque mettercela se vuoi proporti ed essere credibile. In bocca al lupo per quello che di diverso e meglio degli altri saprai fare. Io ho dato, ora sei tu a dover dare!

  10. Angelo Alessio Guerra

    Ma sai leggere o no? Ora è uno schifo e prima non avete fatto nulla. Risultato…Rodi è defunta!

  11. Rodi Garganico online

    In un Paese democratico qual’è quello in cui viviamo, è un diritto costituzionalmente garantito quello di poter esprimere le proprie opinioni liberamente ed è dovere di chi diffonde informazioni farlo nella maniera più imparziale possibile, dando voce a tutti quelli che vogliono prender parte al dibattito. Spetta ai cittadini il compito di trarre le dovute conclusioni su quello che leggono e concretizzarle nel momento in cui si recheranno alle urne

  12. Donato Petrosino

    Che peccato, Michele, e quanto tempo perso!!!

  13. Michele Azzellino

    Angelo per fortuna so ancora leggere ( se ho bisogno di aiuto saprò a chi rivolgermi ). Rodi non è defunta… è solo in sala rianimazione. Si riprenderà… stanne certo.

  14. Caterina Moretti

    Tutti accusano chi li ha preceduti…..non lasciano in pace neppure i morti evocati addirittura come i colpevoli di ciò che oggi stiamo vivendo……mah!

  15. Lo sfacelo é nelle menti di pochi ottusi… fortunatamente…

  16. Serafino Monaldi

    Intanto giusto per estetica potete cambiare in: non c’è bisogno di scuse?

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