Le squilibrate ragioni del mancato riequilibrio finanziario del comune

palazzo-citta-rodi-garganicoHo letto la deliberazione n. 13 del 14 aprile ultimo con cui il Consiglio comunale ha deciso di non approvare il piano di riequilibrio finanziario pluriennale puntualmente (espressione avverbiale, questa, ripresa dalla delibera) predisposto dal ragioniere comunale.

Ho grande interesse a trascrivere la parte narrativa e quella motiva del provvedimento che scazzottano di brutto con quella dispositiva, volendo con questo sottolineare l’incoerenza logica della decisione finale, ma soprattutto l’assenza di equilibrio mentale nelle cinque persone che l’hanno presa.

Questi signori, ormai è chiaro, irresponsabilmente hanno deciso di far scivolare il Comune verso il dissesto finanziario, pensando erroneamente di poter arrecare alla collettività il minore danno possibile e di poter addossare nello stesso tempo all’amministrazione d’Anelli la maggiore colpa possibile.

Ed è così evidente questo disegno strategico che il giorno dopo il consiglio comunale è stata passata alla stampa, a mezzo del rituale tam-tam degli amici di merende, la notizia, poi smentita clamorosamente, dell’incandidabilità di d’Anelli alle prossime elezioni regionali, che evidentemente costituiva il vero obiettivo di quella decisione consiliare da far valere come prova per l’impeachment dell’ex Sindaco di Rodi.

Questo è il testo della deliberazione n. 13/2015:

IL CONSIGLIO COMUNALE

PREMESSO CHE:

  • la Sezione Regionale per la Puglia della Corte dei Conti, con deliberazione n.220/PRSP/2014 del 12 dicembre 2014, resa nell’esercizio delle funzioni conferite dall’art.6, comma 2, del D. Lgs. 149/2001 e dell’art.148-bis del D. Lgs. 267/2000, accertava l’inadempimento da parte del Comune dell’obbligo di adottare le misure correttive atte ad evitare gli squilibri strutturali di bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario;
  • il Presidente della Sezione Regionale per la Puglia della Corte dei Conti, con ordinanza n.79/2014 del 23.12.2014, fissava per il 22 gennaio scorso la convocazione della sezione Regionale di Controllo per l’accertamento delle condizioni di dissesto finanziario, ai sensi dell’art.6, comma 2, secondo periodo, del D. Lgs. n.149 del 6.9.2011;
  • il Consiglio comunale, con deliberazione n.1 del 15 gennaio 2015, deliberava il ricorso alla procedure di cui all’art. 243-bis del TUEL, in forza del quale i comuni in condizioni di squilibri strutturali di bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario, nel caso  in cui le misure di cui agli articoli 193 e 194 del TUEL non dovessero essere sufficienti a superare le condizioni di squilibrio rilevate, possono ricorrere alla procedura di  riequilibrio  finanziario pluriennale;
  • la Sezione Regionale per la Puglia della Corte dei Conti, con deliberazione n. 56/PRSP/2015 del 22 gennaio 2015, resa nel procedimento avviato con la deliberazione n. 36/PRSP/2014 in data 20 febbraio 2014 nei confronti di questo Comune, in relazione al deliberato ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario di cui all’art.243 bis del TUEL, dichiarava estinta la procedura;
  • il responsabile del servizio finanziario del Comune, con nota del 01.04.2015, protocollo n.3619, ha puntualmente trasmesso il piano di riequilibrio finanziario completo di relazione illustrativa in adempimento dell’incarico affidatogli.

DATO ATTO CHE:

  • il piano è stato redatto sulla base delle risultanze acclarate dalle pronunce della Sezione regionale per la Puglia della Corte dei conti e secondo i report informativi elaborati dai responsabili dei settori e servizi comunali;
  • sono state osservate nella fase elaborativa del piano le linee guida della Sezione della autonomie della Corte dei conti (deliberazione n.16/SEZAUT/2012/INPR del 13 settembre 2012 e successive integrazioni) ed è stato utilizzato il format all’uopo predisposto con le relative tabelle di analisi;
  • il piano contiene una quantificazione veritiera e attendibile dell’esposizione debitoria dell’ente, in stretta ottemperanza a quanto previsto dalle norme che ne fissano il contenuto obbligatorio;
  • non è previsto il ricorso al fondo di rotazione di cui all’art.243-ter del TUEL, potendo l’ente contare sulle entrate e sulle capacità di spese proprie.

CONSIDERATO CHE il piano deve essere approvato dal Consiglio comunale entro 90 giorni dall’esecutività della deliberazione consiliare n.1 del 15.1.2015 (art.243-bis, comma 5, del TUEL) ed è corredato dal parere dell’organo unico di revisione contabile anche in relazione al giudizio di congruità ed attendibilità delle previsioni nel rispetto delle linee guida citate.

EVIDENZIATO CHE il piano può conseguire il risultato atteso nella misura in cui l’amministrazione comunale saprà adottare con la tempestività necessaria tutta l’attività provvedimentale di indirizzo meglio specificata nella relazione illustrativa e gli organi di gestione sapranno eseguirla con particolare diligenza, senza escludere adeguamenti del piano in corso d’opera in relazione all’andamento del monitoraggio.

RILEVATO che le maggiori entrate e le minori spese potranno consentire all’ente di avere un bilancio stabilmente riequilibrato nei dieci anni di validità e smaltire la massa debitoria nei primi cinque anni in uno al recupero dell’anticipazione di tesoreria; il piano sarà oggetto di periodico monitoraggio al fine di poter verificare i risultati raggiunti ed eventualmente mettere in atto idonee misure correttive.

… omissis …

DELIBERA

di non approvare, come effettivamente non approva, il piano di riequilibrio pluriennale della durata di 10 anni a partire dall’esercizio in corso …

… omissis ..

Dunque, semplificando, poiché il piano può consentire il raggiungimento dell’obiettivo di avere a regime un bilancio stabilmente riequilibrato con il solo utilizzo delle entrate proprie, i cinque consiglieri deliberanti, io deduco, lo disapprovano perché evidentemente questo risultato non rientra nei loro obiettivi!!!

Il fatto è tragicomico e non me ne voglia la serietà dell’argomento!

Cosa potesse esserci di più demenziale rispetto a questo ridicolo epilogo stante la premessa, io confesso di aver avuto grande difficoltà ad immaginarmelo; poi, però, ho letto la dichiarazione della consigliera Bisceglia e ho capito di più, anzi ho avuto la prova certa della capacità di intendere e di volere di chi ci amministra dal 2012, chiedendo per loro, Signore, perdono perché non sanno quello che fanno.

Sintetizzando per brevità: la consigliera Bisceglia ha proposto ai consiglieri di non approvare il piano perché diversamente essi sarebbero costretti a dover ridurre la spesa per beni, servizi e personale; dovrebbero rivedere i residui attivi e passivi; dovrebbero poi riscuotere tutti i crediti comunali; dovrebbero anche contrastare l’evasione fiscale; dovrebbero purtroppo rivedere le transazioni già fatte da loro; dovrebbero vendere i beni del patrimonio comunale che non servono più e che hanno già deciso di vendere; dovrebbero, se necessario, aumentare le aliquote dei tributi comunali; dovrebbero anche ridurre i consumi; dovrebbero insomma fare tutto quello che in condizioni normali per legge già dovrebbero fare per la sana gestione delle politiche di bilancio.

Cito anche, ma solo en passant, la scenetta patetica dei giovani consiglieri comunali che, sempre secondo le dichiarazioni della consigliera Bisceglie, avrebbero lasciato la coalizione per “ostruzionismo” interno ad altro finalizzato; o per “rinunce dettate dall’inesperienza”; o per “timori per i propri familiari”; o per cause dipendenti da “fragilità emotiva e da scarsa capacità di autodeterminazione, da facile influenzabilità e insicurezza, ma soprattutto dalla delusione di fronte ad una situazione economica che ha stroncato ogni entusiasmo giovanile”, e qui non oso aggiungere di mio perché lo sputtanamento della Bisceglia sul punto è stato totale per mano della giovanissima Apicella, ex assessore comunale, la quale ha riferito di aver maturato la volontà di dimettersi per essere stata (parole sue) “troncata da ben altre delusioni e non dalle problematiche legate alla situazione economica”, aggiungendo pure “chi di dovere sa .. e qualora non dovesse saperle, sarebbe meglio che non ne inventasse di sue”.

Più chiaro di così, a mio avviso, un giovane non può parlare dopo aver deciso di riprendersi la sua dignità offesa da un improprio screening psicologico che non ha motivo di essere, neppure applicando la regola del capo che deve avere sempre ragione, a prescindere dalle ragioni.

Ma torniamo al punto, perché se le motivazioni della disapprovazione del piano di riequilibrio sono quelle enunciate nella relazione della consigliera Bisceglia, devo dire che quest’ultima non sa di che cosa (s)parla, non conoscendo i fondamentali giuscontabili, non sapendo discernere le conseguenze del riequilibrio guidato da quelle del dissesto dichiarato.

Devo allora incitarla a un’attenta (ri)lettura degli artt.244 e seguenti del Tuel perché possa districarsi con cognizione di causa nel labirinto delle procedure contabili; e solo allora, se riuscirà a dissociarsi dai pregiudizi che le sono stati indotti da una contaminazione ideologica virale, potrà capire, saprà comprendere come le conseguenze del dissesto sono in grandezze di obblighi a farsi a costo collettivo diffuso molto più penalizzanti del riequilibrio programmato; sono senz’altro peggiori di quel male che il consiglio comunale vorrebbe evitare alla collettività.

Potrà così valutare essa stessa, consapevolmente questa volta, la dimensione dell’inganno sotteso alla decisione del 14 aprile scorso; decisione che sembra presa solo sulla base dell’errato presupposto di poter mettere in stato di accusa d’Anelli per male augurargli l’imminente candidatura regionale.

Potrà così la consigliera Bisceglia decidere con gli altri se rivedere o meno la decisione già presa e percorrere da esseri giuridicamente e logicamente pensanti l’unica strada possibile del risanamento in house, approfittando dell’apertura temporale del 30 giugno 2015 prevista dalla legge di conversione del decreto milleproroghe (D.L. n.192/2014, convertito con modificazioni nella legge 27/2/2015).

Ma vengo, per sintesi, all’aspetto tecnico del problema che ciascuno, se vorrà, potrà approfondire leggendo gli atti pubblicati all’albo pretorio on line del comune.

Lo squilibrio finanziario del comune di Rodi, per stare alle cause individuate dalla Corte dei conti e certificate dalla ragioneria comunale nel documento contabile respinto dal consiglio, si fonda sulle seguenti principali criticità:

  1. debiti fuori bilancio ricalcolati in euro 1.575.179,98 (pagina 24 del piano) prevalentemente per:
    1. sentenza nella causa promossa per risarcimento danni da mancato esproprio dell’area del depuratore;
    2. sentenza nella causa promossa per risarcimento danni da mancato esproprio dell’area del parco giochi;
    3. sentenza nella causa promossa per risarcimento danni da mancato esproprio dell’area “167”;
    4. competenze professionali dello studio legale Pappalepore rivendicate per difendere il Comune in più gradi di giudizio principalmente nelle cause di cui ai punti 1), 2) e 3);
  2. prolungato ricorso all’anticipazione di tesoreria per illiquidità di cassa dovuta alla mancata riscossione dei crediti del comune (residui attivi).

L’amministrazione d’Anelli è sopravvenuta a tutte le situazioni prima indicate e perciò non può esserne stata la causa, essendo stata vittima essa stessa degli straordinari accidenti finanziari che ne sono conseguiti.

Nello specifico, tramite lo studio legale officiato, essa ha dovuto lungamente difendersi, e con strenua determinazione, dalle conseguenze nefaste di scellerati patti edilizi che sono figli naturali dell’insulsa politica del tempo passato; mentre per i crediti tributari, una volta compreso il ruolo inaffidabile della vecchia concessionaria GEMA (poi fallita), la stessa amministrazione ha dovuto affidare il servizio accertativo con gara di evidenza pubblica ad altra società, che a partire dal 2011 in poi (contratto del 13.1.2011) ha svolto il compito che le era stata affidato, cioè quello di scovare gli evasori e di riscuotere.

Dunque, signora consigliera, le cartelle esattoriali conseguenti agli accertamenti avviati dal 2011 in poi non potevano che essere emesse a partire dall’anno immediatamente successivo (2012) in poi, periodo purtroppo coincidente con quello di insediamento della nuova amministrazione e questo, mi creda, è avvenuto non per farle un dispetto, ma per darle il privilegio di riscuotere somme importanti, potendo comunque dire agli sfortunati evasori o ai cattivi pagatori, come il suo capo e tutti i suoi adepti (lei compresa) hanno fatto, che la colpa era del predecessore.

Questo lavoro, oltre al rispetto della legge, e la consigliera lo sa bene, avrebbe dato alla nuova amministrazione l’opportunità di disporre, volendo, delle risorse necessarie per pagare i debiti vecchi, per erogare i servizi essenziali alla città, per attuare anche il suo programma politico, sempre che sindaco, consiglieri ed assessori ne avessero avuto voglia, tutto sommato un poco come aveva loro suggerito di fare il ragioniere con il piano di risanamento dei conti respinto al mittente.

Ed è ovvio che con questa mentalità gretta, la signora Bisceglia e gli altri superstiti, figli dell’istinto di conservazione negli scranni appena occupati, fedeli interpreti di solide consuetudini clientelari, gravidi di tante, molte, promesse elettorali di remissione del debito o di una sua diluizione all’infinito, l’idea di un piano di riequilibrio serio non potevano approvarlo.

Da questo punto di vista, un piano ancorato alla capacità di riscossione delle maggiori entrate tributarie comunali già accertate per complessivi euro 2.838.576,32, esuberanti rispetto alla stessa consistenza del debito di euro 1.575.179.98, e senza considerare altro, non poteva funzionare, anzi non doveva passare.

Doveva il piano essere respinto da questo consiglio comunale perché la colpa del dissesto potesse ricadere tutta su d’Anelli e potesse consolidarsi allo stesso tempo la condizione di favore nei confronti di tutti i “rifugiati politici”, cioè tutti coloro che utilitaristicamente hanno trovato un transitorio rifugio nel 2012 nella politica di compromesso del “non ti preoccupare perché dopo ci penso io”, altrimenti anche costoro, come i tre giovani diversi che con pudore si sono dimessi per tempo dopo la delusione patita, sarebbero scappati via dal recinto, senza più farvi ritorno, nauseati dalle fandonie loro raccontate.

Quanto al mancato accesso al Fondo di Rotazione, perché anche di questo si è parlato nella relazione al consiglio, presumo che la consigliera Bisceglia, allineatasi sulla comoda posizione del revisore dei conti, che, peraltro, poco tempo prima aveva certificato la congruità di un commiserevole, inutile, inconcludente, piano di rientro dal debito ( … lei ben sa e tutti gli altri pure!), sappia che l’anticipazione deve essere restituita (art.243-ter, comma 2, del Tuel) e che la scelta tecnica del piano di non farvi ricorso (pag. 67 e nota protocollo n.3619 del 1° aprile 2015 del responsabile di servizio) è stata motivata dal responsabile di progetto con la capacità dell’ente di poter contare sulle entrate proprie e sulla necessità, io aggiungo, di non gravare i bilanci futuri di un ulteriore debito da rimborsare.

Ma qui devo dire che la strategia subdola, ma anche ingenua, del capo alla fine ha vinto perché la trama di questa commedia grottesca, atteso lo scambio di ruolo delle parti protagoniste, era stata già scritta e annunciata nella deliberazione consiliare n.1 del 15 gennaio 2015, allorquando, cioè, il Consiglio comunale (con il voto contrario di Bisceglia e Del Conte) aveva approvato (con il voto favorevole di tre contro due, cosa questa davvero inconsueta, inusuale, per un consiglio bulgaro che approva unanimemente la proposta indecente di scindere comparti urbanistici per ragioni non di interesse generale), il ricorso al riequilibrio finanziario, eludendo così la procedura di dissesto iniziata dalla Corte dei Conti e poi dichiarata estinta.

Il consiglio però smentisce in seduta ultima del 14 aprile se stesso e all’unanimità decide di non seguire più la strada intrapresa tre mesi prima.

Il cambio di scena, di rotta, per quanto illogico non mi ha sorpreso, non è stato uno sbando collettivo casuale, anzi mi ha dato l’occasione, se proprio ve ne fosse stato bisogno, di poter confermare tutti i giudizi dati sui ragli dell’asino, ma con tutto il rispetto per l’animale!

Il ragioniere comunale, che pure era stato capace di indicare loro la strada per uscire dal tunnel finanziario, è stato professionalmente inibito da una deliberazione insensata, comicamente pasticciata nel testo scritto e in quello recitato a copione dagli intervenuti ad usum Delphini, messo bruscamente a tacere da consiglieri comunali ostinati, incompetenti, che hanno preferito l’inevitabile salto nel buio piuttosto che acconsentire a manovre programmate, correttive, razionalmente sananti, ma sempre convinti (essi dicono) di aver agito nel superiore interesse del paese ingroppato (io dico) sull’asino che vola.

E a questo punto accadrà che quel ragioniere sarà costretto a restituire di qui a poco l’anticipazione ottenuta dalla Cassa Depositi e Prestiti per pagare i debiti fuori bilancio; anticipazione che poteva invece essere utilizzata subito dopo l’approvazione del piano di risanamento (art.193, comma 3, del Tuel) per pagare tutti i creditori in lista di  attesa ed essere poi progressivamente restituita al termine dei 30 anni stabiliti con l’Istituto erogatore, o comunque anche nel corso del periodo di validità decennale del piano, vincolando a questo scopo, annualmente, una quota parte delle previste maggiori entrate e i proventi delle vendite dei beni inutili, salvo altro a praticarsi in corso di monitoraggio.

Ma questa è tutta un’altra storia e qualcuno risponderà, almeno politicamente, di una grande opportunità stupidamente persa per sostenere e aiutare il Sindaco a non dire che ………

E allora io dico ……

 “Che fa il nesci, Eccellenza? O non l’ha letto?
Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt’altre faccende affaccendato,
a questa roba è morto e sotterrato”.
(Giuseppe Giusti, Sant’Ambrogio)

Tino Petrosino

77 commenti

  1. Donato Petrosino

    Lucio … visto che ci sei dentro …. daccene contezza …. così capiamo di più …. non mi sembri proprio tanto fuori dal palazzo…. Quella liquidità che risale certamente alle anticipazioni di liquidità’ Cassa Depositi e Prestiti avresti potuto spenderla subito se avessi approvato il piano di riequilibrio… dillo anche al revisore che gioca a rimpiattino … e fate i seri se potete una volta per sempre perché ormai non ci crede più nessuno e ci avete annoiati … e riscuotete la bolletta tributaria da quasi 3 milioni …..

  2. se hai i soldi in cassa e di questi tempi e già un miracolo li puoi spendere pianificando i lavori che necessità la collettività gestendo il tutto da buon padre di famiglia, e poi tutti gli amministratori quando gli ricordi cosa ce da fare piangono miseria perchè dicono che i soldi non ci sono e invece come in questo caso sorpresa…………………………..
    e i cittadini che fanno??? alcuni invece di chiedere spiegazioni agli amministratori su come spendono i nostri soldi e il perchè di questa liquidità di cassa così ingente e se e come vogliono utilizzare i $$$$$ si inventano motivazioni creative senza sapere di cosa si stà parlando…………………………
    d’altronde questi amministratori rispecchiano la popolazione e se non cresciamo noi non ne veniamo fuori dalla melma , e voglia a fare continue polemiche sterili che non portano a nulla, ma solo di creare confusione e di far stare lontano dalla cosa pubblica i contribuenti così i soliti noti con i loro amici ristretti possono continuare a fare il bello e il cattivo tempo, tanto la gente non capisce o fa finta di non capire ………………….

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