Peschici: i Martucci non ne voglio sapere di aprire l’abbazia di Kàlena

chiostro-abbazia-calenaUn altro 8 settembre è andato, passato come se nulla fosse. I fedeli che hanno marciato dalla Chiesa Madre di Peschici verso l’abbazia di Kàlena hanno dimostrato ancora una volta quanto forte sia la voglia di questa cittadina di riappropriarsi di un bene che storicamente rappresenta un luogo di fede e di culto per tutto il Gargano sud. Ma niente da fare. I Martucci, ovvero i quattro fratelli divenuti proprietari del bene storico-religioso in seguito alla morte dei genitori, non ne voglio proprio sapere di aprire l’abbazia di Santa Maria di Kàlena se non tutto l’anno, almeno le domeniche per permettere ai fedeli di partecipare alla messa nel giorno sacro per i cattolici. A rimarcare la volontà di voler trattenere il bene è Francesco Martucci, uno dei quattro fratelli equamente proprietari dell’abbazia, che abbiamo incontrato poco prima che la massa di fedeli peschiciani e non solo si spostasse verso Kàlena intorno alle 18 di martedì 8 settembre.

“Non capisco perché tutto questo clamore. Questo sito è di proprietà della mia famiglia da almeno duecento anni, lo comprammo dal Regno delle Due Sicilie. Non è mai appartenuto alla Curia né a nessun altro, che vogliono da me?”. Un bene storico di questo valore non solo religioso, ma anche culturale e anche economico – si estende su una vasta proprietà poco fuori il centro abitato di Peschici -, chiuso per la maggior parte dei giorni dell’anno, viene aperto solo l’8 settembre. Non sarebbe meglio aprirlo e, così facendo, non farlo morire come invece sta accadendo (le mura sono decrepite, gli infissi vecchi e arrugginiti, le erbacce spuntano fuori ovunque)? “A me costa circa quattromila euro l’anno la manutenzione dell’intero complesso” prosegue Francesco Martucci, che svela quali sono i suoi progetti per il futuro “Proprio per non farlo morire, io vorrei portare qui concerti musicali, in particolare jazz, e un festival di cui parlerei direttamente al mio amico Renzo Arbore. Che devono farci preti e altre cose qua dentro?”

Per chi non avesse ancora capito: l’abbazia di Kàlena appartiene ad una famiglia di peschiciani in parte trapiantata a Foggia, e nonostante storicamente rappresenta un luogo di culto per i peschiciani tutti, viene aperta al pubblico solo l’8 settembre. E, benché sia un punto di riferimento per i fedeli, uno dei proprietari vuole portarci musica e artisti all’interno. E non solo questo.

“Per sfruttare questo bene cosa farei? Come detto, organizzerei degli eventi musicali. Poi, ovviamente, un bar, qualche chioschetto in cui vendere oggettistica artigianale locale e altri souvenir. Insomma, vorrei rendere proprio questo sito un bene aperto a tutti, un contenitore musicale”. E gli altri fratelli che pensano di queste idee? “Gli altri qua non fanno niente, sono l’unico che si preoccupa di curare questo posto”. E allora perché ancora non fa nulla? “Perché c’è una signora che mi ostacola in tutti i modi”. La Rauzino? “Sì, vedo che la conoscono tutti”. Per sentito dire… “Eh. Quella mi sta facendo battaglie da diversi anni. Non vuole che io qui faccia quello che voglio. Dice che devono venirci i preti. Ma che dobbiamo fare con queste cose? La statua sta (della Madonna, ndr) ormai nella Chiesa Madre di Peschici, che vogliono fare qua? Poi, la Rauzino ha avviato una petizione on-line per l’esproprio. Se si va a vedere chi ha firmato, saranno sì e no dieci i peschiciani. Gli altri sono tutti di fuori e ci stanno pure persone che non sanno nemmeno dove sia l’abbazia di Kàlena. Ma stiamo scherzando?”

Però la Rauzino ha comunque un buon seguito di persone.

“Vabbé, se è per quello, ha anche il Vescovo che non sta nemmeno qua a darle una mano (si tratta del Vescovo Domenico D’Ambrosio, una volta a Manfredonia, che ha dato in più occasioni parole di conforto alla presidentessa del Centro Studi Martella e auspicato che l’esproprio del bene in favore dei fedeli si realizzasse il prima possibile, ndr). Ha detto ai giornali che se lui non fosse stato Vescovo avrebbe già occupato l’abbazia. Ma ci rendiamo conto? Un uomo di Chiesa come lui non avrebbe neanche dovuto pensarla una cosa del genere, figuriamoci se riferirla ai giornali. Basta andare su internet per trovare le sue dichiarazioni”.

Scusi, però, l’indiscrezione. Una signora, supportata come dice lei da una decina di peschiciani e un Vescovo tra l’altro lontano, può impedirle di fare concerti? Sembra un po’ paradossale.

“La Sovrintendeza ha detto che io qua posso fare i concerti. Il mio progetto è stato dichiarato fattibile, anche se mi hanno risposto dopo sei mesi. Io qua posso farli”.

E allora? “E allora devo farli”. Quando? “Devo parlare con Arbore”. E i suoi fratelli? Non contano proprio niente? “Ma loro facciano quel che vogliono. Non posso comprarmi le loro particelle perché qui siamo tutti e quattro legati a questo sito. Certo, io sono quello che ha un’idea di valorizzazione del bene, e quindi devo fare i concerti”.

La Sovrintendenza dei Beni Culturali – a detta di Francesco Martucci – ha approvato il progetto di restauro presentato dal proprietario, che vuole farci dei concerti jazz nell’abbazia. I frattelli non contano niente per lui. La Rauzino non ha supporto secondo Martucci. Eppure l’abbazia sta morendo. Contento lui.

G. F. Ciccomascolo per L’attacco

14 commenti

  1. MARTUCCI,TU E TUTTO IL RESTO DELLA TUA FAMIGLIA AVI E NON SIETE DEGLI ARROGANTI E SOPRATTUTTO IGNORANTI……………….

  2. Santa Picazio

    Quanta miseria dietro tanta ricchezza!

  3. Michele Placentino

    Moriranno i Martucci, morirà la Teresa Maria Rauzino , moriremo noi….morirà il vescovo, morirà pure Renzo Arbore….e pure l’Abbazia morirà.

  4. Silvana Silva

    Non ho capito. È un bene privato l’idea del jazz con Arbore è bellissima. Qualcuno di voi è mai stato a Nel York a ballare nella più pazzesca trendy bella discoteca di New York il Lime Light?

  5. Michele Placentino

    per come la vedo io può essere un bene, ma mi sembra una idea che manca di prospettiva. Sentir parlare di chioschi, negozietti di articoli vari…mi sembra tanto il tentativo di monetizzare un pò. non ci vedo un progetto organico e valido.

  6. Silvana Silva

    Di ragazzi ma voglio vedere se qualcuno viene a casa vista e vi dice è mia. …a parte le banche ed equitalia che ci stanno distruggendo. ..

  7. Silvana Silva

    Volevano fare un hotel 5 stelle con campo da golf e tutti no. .un centro jazz neanche vorrei vedere se voi per mantenere un vostro bene costosissimo da mantenere sta a li a sindacare cosa ne fate. Se Kalena fosse in vendita e qualcuno ha una decina di milioni di euro la acquisti ne spenda il doppio per ristrutturarloi lo regali al Comune di e poi la regali al comune di Peschici. Bravi tutti a parlare. ..

  8. Fabio Bortone

    …na manica de stronzi…

  9. gargano.it

    Non può cadere nell’oblio un luogo del genere.

  10. Che modo di ragionare! Mi sento mortificato da tanta tracotanza…. Resto senza parole… Senza parole, ma non senza fiato per suonargliene a questa gente, per suonargliene davvero tanta di musica con la mia tromba! Questi vogliono fare un concerto a Kàlena? Gliela vengo a suonare direttamente sul posto, a Kàlena, la mia “Marcia K” con la mia tromba, la stessa musica che l’8 settembre ho già suonato alla Torre di Belloluogo con il pensiero e il cuore rivolti alla Madonna di Kàlena.
    E non provassero a fermarmi.
    Arrivo!

  11. Con il recentissimo caso di Villa Massoni, a Massa, si è creato un importante precedente per i casi di beni culturali di proprietà privata in precarie condizioni di conservazione.
    “La Procura, in via assolutamente inedita, ha aperto un fascicolo a carico dei due proprietari […] i quali dovranno adesso rispondere dell’accusa di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, come previsto dell’articolo 733 del codice penale” (“La Nazione”). E la villa è stata posta sotto sequestro. La procura ha semplicemente applicato la legge, il dispositivo dell’art. 733 del Codice Penale che recita: “Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un’altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico, o artistico nazionale, con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda non inferiore a duemilasessantacinque EURO. Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata”.
    Trattasi di reato proprio, in quanto può essere commesso solo dal proprietario e, secondo l’orientamento dottrinale ora maggioritario, anche dal possessore o dal detentore.

  12. ESPROPRIO!

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